Imbarazzo della scelta. Fogli sparsi appunti. Da che parte si comincia? E non ho neppure un caminetto per bruciarli. Perchè? Per nascondere le prove.
Poi mi sveglio e realizzo di essere nell’era moderna. Dove le prove si acquisiscono da intercettazioni e esternazioni strappate a chi non dovrebbe e potrebbe dire ma dice. L’era della logorrea dove tutti ormai viaggiano nel traffico di influenza illecita ovvero virus che saltano spudoratamente e senza ritegno da un umano all’altro. Chissà se anche fra gli animali.
Tutti gli strumenti di ultima generazione son buoni per comunicare chiacchierare e dire cavolate. Salvo poi a dire che non era stato detto, insomma non per essere pubblicato. Ora, mettiamoci nei panni di un giornalista che campa di informazione…
Tutto ciò che viene esternato da un uomo pubblico, anche in privato se intercettato va pubblicato. Perfino le esternazioni del buon Del Rio che si lascia scappare qualcosina di troppo. Una lamentazione verso il capo, ma viene captato a distanza. Ma benedetti e santi ragazzi, o non andate a parlare, ovunque, dai tetti alle cantine. Imparate a tacere e misurate le parole. Ormai lo dovreste sapere che siete seguiti dall’occhio e orecchio magico. Cribbio!
Comunque Matteo, nel bene e nel male, non è di quelli che fanno telefonate a destra e a manca. Sbaglierà ma così è. E questo è il suo bello.
Si scriveva tre anni or sono:
“Renzi è uno che vuole decidere e non si vergogna a farlo sapere: baffino, al momento “ercolino sempre in pied”i, il solo che prima di lui fu capo di governo e di partito seppure in condominio, avrebbe anche lui voluto decidere molto ma senza dirlo a voce troppo alta. Matteo invece gode a decidere, magari sbaglierà ma non si tirerà mai indietro, non nasconderà mai la mano. E’ questa la discontinuità, la rupture antropologica, la vera novità. Il caso non esiste. Il suo look, l’atteggiamento, le citazioni “L’Italia deve vedere ancora la pagina più bella” gli esempi calzanti, l’autodenuncia prodromica all’eventuale fallimento che, siamo certi, non avverrà, dobbiamo cambiare, se falliamo la colpa è nostra. Le mani in tasca, chi dice per gli scongiuri con dita incrociate o.. altro”.
E usare il padre per colpire il figlio è roba immonda.

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