• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Psicanalisi e semantica di un post su Facebook

Zingaretti ha ragione quando dice che tutto è stato votato all’unanimità, ma proprio questo è il male oscuro del PD: direzioni che ascoltano la veloce lettura della relazione del segretario, e dibattito del tutto assente.

di Beppe Facchetti | 10 Marzo 2021
https://www.facebook.com/nicolazingaretti/posts/10159009751079034

Prima ancora che politicamente, le dimissioni di Nicola Zingaretti meritano di essere esaminate in chiave semantica.

Il post su Facebook va letto con attenzione, perché alcune parole-chiave rivelano anche la sostanza politica, insieme ovviamente ai soliti indizi psicanalitici. che accompagnano come da manuale i comportamenti della sinistra italiana da sempre.

I messaggi chiave sono tutti nel primo paragrafo, e sono identificabili in tre espressioni: “mi vergogno”, “poltrone” e “in venti giorni”.

L’abbinata vergogna/poltrone è il trionfo del populismo. Proprio mentre tramonta quello per così dire romantico e ideologico dei pentastellati, ora diventati tutto casa (europea) e chiesa (socialista?), sorge inopinato quello zingarettiano, sfogo e invettiva, come ai bei tempi della piazza bolognese del vaffa. Cominciavamo a sperare in una opinione pubblica in recupero di realismo, disintossicata dalle parole d’ordine del grillismo, ed ecco invece che dall’alto viene il cattivo esempio…

L’espressione “mi vergogno” è una declinazione autolesionistica di quel “vergogna!”, con punto esclamativo incorporato, che si usa come sostitutivo di spiegazioni, perché è una sentenza che non ammette appello.

Curioso che venga usato da chi ha la responsabilità di decidere e risolvere i problemi, essendo un protagonista e non una comparsa. Può essere accettato, ma solo come denuncia di un proprio fallimento, e come tale premessa di un’uscita davvero irrevocabile. Se l’Assemblea nazionale respingesse all’unanimità le dimissioni sarebbe però un’aggravante, un motivo per vergognarsi ancora di più.

Imperdonabile, poi, il riferimento alle poltrone.

E’ da sempre la semplificazione più insidiosa per la democrazia rappresentativa. Nella versione populista di qualsiasi evento politico, la motivazione è legata sempre alle poltrone, come diretta conseguenza della proiezione di interessi personali, prevalentemente economici.

La poltrona, intesa come incarico da svolgere, è un traguardo normalissimo per chiunque faccia politica, ma quel posto di comando è solo il legittimo strumento per trasformare le idee, se ci sono, in fatti. Si chiama “potere” ed è l’essenza della normalità e della fisiologia della politica. Il resto è complementare. Un emolumento (non uno stipendio, come dice sempre Salvini: “mi pagano per”) e una macchina blu sono gli effetti secondari, e solo lo stolto, o chi rivela così la propria personale attitudine, li considerano lo scopo primario della carica, il suo fine.

Chi glielo ha fatto fare, a Vittorio Colao o a Roberto Cingolani, di rinunciare a laute retribuzioni del rispettivo mercato per mettersi nei guai per meno di 5 mila euro al mese in un ginepraio nel quale rischiano anche la reputazione? La politica non è martirio, ma neanche ingordigia. C’è anche il caso di chi la fa per rendersi utile e, perché no, per ambizione.

Il messaggio di Zingaretti è per questo imperdonabile: rafforza l’idea, già tanto diffusa e solida, che la politica sia un espediente, una carriera, un interesse privato. Non tutti sono frequentatori di meetup che hanno vinto la lotteria.

Paradossale che le poltrone vengano demonizzate non da chi come noi ha rispetto per il potere se usato bene (cioè se sulla poltrona non ci si siede e basta), ma da chi ha due poltrone tra loro difficili da conciliare, come quelle di Presidente regionale e segretario, con un vice anch’esso bimotore, Ministro e vicesegretario. Fatiche doppie e responsabilità triple, rispettabili, ma allora perché l’anatema? E soprattutto non si capisce a chi il segretario si riferisca in particolare. Alle donne del PD che si sono lamentate dell’esclusione dal Governo?   Ci si dimette da segretario eletto alle primarie (c’è un riferimento critico anche a queste, pensate un po’) perchè si lamenta Marianna Madia, ex miracolata di Veltroni, poi corifera leopoldiana di Renzi, poi sostenitrice dell’ingrato Zingaretti?

Troppo poco.

E qui, più disarmante di tutti, arriva il riferimento a quei “20 giorni” di martirio che hanno indotto Zingaretti ad andarsene.

Venti giorni sono anch’essi troppo poco. Il suo predecessore è stato cucinato a fuoco lento prima, durante e dopo il referendum del 2016, per almeno due anni e ha lamentato anche lui il “fuoco amico”. Nessuna originalità.

I casi sono due: o noi non conosciamo quanto sia stata pestifera la vita del segretario in queste tre settimane, oppure non è davvero adatto al ruolo, perché i mugugni degli amici, i silenzi ambigui di Franceschini, le dichiarazioni trasparenti ma corrette di Marcucci, le fastidiose telefonate di Bettini fanno parte dell’ordinaria amministrazione nella vita di un leader di partito. Tanto più se sa benissimo che la sua “poltrona” si regge su un equilibrio di correnti, in quanto i gazebi valgono un giorno e la dura vita di partito comincia solo il giorno dopo.

Pensare a qualche altra ragione, perché no? Un po’ di autocritica per la gestione della crisi di Governo, l’ammissione che quel “Conte o morte” era proprio sbagliato, non sarebbe stata più utile? Spiegare dove Renzi ha sbagliato, evitando però il solito argomento che il Covid sospende anche le idee, perchè no? Se Goffredo Bettini detta la linea politica è cosa legittima e magari anche salutare. Almeno lui una linea ce l’ha, e provoca un dibattito. Difenderne le ragioni sarebbe stato più che giusto, ma le dimissioni sono come il voto di fiducia, fanno cadere tutti gli emendamenti. E un partito vive invece di dibattito. Comprensibile che non si voglia ammettere che a sinistra le carte le ha date solo Matteo Renzi, ma allora bisognerebbe sviluppare i ragionamenti alternativi.

Zingaretti ha ragione quando dice che tutto è stato votato all’unanimità, ma proprio questo è il male oscuro del PD: direzioni che ascoltano la veloce lettura della relazione del segretario, e dibattito del tutto assente.

Cose che per un po’ vanno benissimo a chi ha la poltrona di comando, ma poi i nodi vengono al pettine.

E allora lì bisogna confrontarsi e discutere, giocare la partita, non portarsi a casa il pallone.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, autocritica, chiesa, crisi, crisi di governo, democrazia, dimissioni, euro, fallimento, franceschini, governo, matteo renzi, mercato, opinione pubblica, pd, populista, primarie, referendum, renzi, sinistra italiana, usa, veltroni, voto di fiducia

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti