
Sempre in Medio Oriente, conflitti perdureranno anche in Siria e in Yemen, con conseguenze drammatiche per i civili. “Medici senza Frontiere, insieme ad altre organizzazioni medico-umanitarie, svolge un ruolo essenziale nel fornire cure salvavita nella Striscia di Gaza. La decisione di Israele di porre fine alle attività di MSF e’ inaccettabile, soprattutto perchè i bombardamenti continuano e i civili restano esposti a rischi estremi. La riapertura del valico di Rafah è un passo positivo verso l’accesso umanitario, ma rimane chiaramente insufficiente. Gli aiuti medici e di soccorso urgenti devono poter entrare a Gaza e l’accesso deve essere rilevante, sicuro e senza restrizioni”. Lo scrive il Pse. L’esercito israeliano ha recentemente consegnato un documento al primo ministro Benjamin Netanyahu in cui si descrive in dettaglio come Hamas stia rafforzandosi nella Striscia di Gaza e ricostruendo le sue capacità dopo il cessate il fuoco entrato in vigore in ottobre, secondo quanto riportato da Channel 13.L’emittente israeliane cita il rapporto di tre pagine in cui si afferma che “circa tre mesi dopo l’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, è evidente che Hamas, nonostante le difficoltà, continua ad consolidare la propria governance, in vista della fase successiva dell’accordo. L’apertura solo parziale del valico di Rafah ha generato profonda delusione a Gaza: migliaia di famiglie, inclusi molti bambini in condizioni critiche, restano bloccate in un limbo senza sapere quando – o se – potranno essere evacuate per ricevere cure salvavita indisponibili nella Striscia. Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Sarà consentito solo a 150 persone di partire e a 50 di rientrare ogni giorno, nonostante siano 20.000 le persone, tra cui 4.000 bambini, ad avere necessità di urgente evacuazione medica. Ciò significa che con le nuove restrizioni ci vorrebbe più di un anno per effettuarle. Secondo le ultime informazioni, solo 150 persone sono autorizzate a lasciare Gaza, insufficiente rispetto a coloro che necessitano disperatamente di evacuazione medica. Ma il tempo, per molti bambini gravemente malati, semplicemente non c’è: costringerli ad aspettare significa condannarli a morire. Sembra che solo 15 persone siano state autorizzate a essere evacuate ieri. Oltre 400 ex ministri, ambasciatori e alti funzionari dell’Ue e degli Stati tornano a lanciare un appello a Bruxelles: serve una diplomazia più assertiva e misure concrete per fermare il deterioramento della situazione nei territori palestinesi e rilanciare un percorso credibile verso la pace. La dichiarazione, arriva mentre prende forma il progetto statunitense del “Board of Peace”, presentato a Davos dal presidente Usa, Donald Trump.
Ma la chiave di lettura del documento è un elenco dettagliato delle “realtà sul terreno” che, se non affrontate subito, renderebbero impossibile qualsiasi piano di stabilizzazione e ricostruzione a Gaza.
Un primo gruppo di palestinesi è rientrato nella Striscia di Gaza dal valico di Rafah, che Israele aveva chiuso dal maggio 2024, riaperto ieri in entrambe le direzioni. Lo riportano fonti locali di sicurezza e della Mezzaluna rossa egiziana. Fonti locali hanno riferito alla tv di Stato egiziana AlQahera news che “l’apertura del valico di Rafah nelle due direzioni è avvenuta dopo l’entrata in vigore della seconda fase del cessate il fuoco e in seguito alle pressioni egiziane e americane”.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha ricevuto a Madrid il presidente libanese Joseph Aoun. ”Riaffermiamo il nostro impegno per la pace e la stabilità nella regione”, ha detto Sanchez in un post su ‘X’. ”Riaffermiamo la volontà di continuare a rafforzare le nostre relazioni bilaterali”, ha aggiunto Sanzhez sottolineando che ”la Spagna è stata presente per 20 anni nella missione di pace dell’Unifil”. Il governo britannico di Keir Starmer ha annunciato ieri un nuovo pacchetto di sanzioni contro 10 alti funzionari dell’Iran, accusati di responsabilità dirette nelle repressioni delle ultime proteste anti-governative divampate nelle settimane scorse a Teheran e in altre città. Fra di loro c’è il ministro dell’Interno. Lo rende noto il Foreign Office (l’Ufficio degli esteri britannico). L’aviazione militare israeliana ha colpito diversi depositi di armi di Hezbollah nel Libano meridionale. Lo hanno riferito le Idf, le Forze di Difesa israeliane. Il guaio è che nessuno è completamente cattivo e, se lo è, c’è sempre qualcuno che è più cattivo di lui.
Giuseppe Basilico

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