Caro Direttore,
dopo l’annuncio dato tramite il Suo giornale che il Polo Laico Liberale e Socialista non sarebbe entrato nel PS, partorito da quella che ormai impropriamente può definirsi una Costituente, abbiamo ricevuto sollecitazioni per la maggior parte garbate e civili a rivedere la nostra posizione che facevano leva sostanzialmente su un solo argomento.
I problemi da noi sollevati –si è detto- assai più efficacemente sarebbero stati risolti se la battaglia fosse stata condotta all’interno del nascente partito socialista.
Quasi nessuno ha messo in discussione il giudizio che avevamo dato sulla Costituente. E, cioè, che essa non rispondeva al disegno delineato dalle associazioni e dai circoli a Bertinoro e a Chianciano; che stava nascendo una creatura dalla identità confusa, che accoglieva qualche dissenziente dal partito democratico ma non si preoccupava di attrarre i laici ed i liberali e, quindi, di ricomporre in prospettiva anche la loro diaspora oltre a quella socialista; che il nascente PS finiva per darsi una improvvisata e precaria collocazione “a sinistra” del PD, mantenendo, allo stesso momento, una posizione schiacciata sul governo Prodi. E nessuno, ancora, mette in discussione altri problemi che sono emersi proprio dalla riunione romana del 5 e 6 ottobre: che si è svolta rinunciando a dare anche solo l’impressione di un minimo di novità e di rinnovamento, parcellizzando gli interventi fra i rappresentanti della diaspora socialista ed i sopraggiunti, preoccupandosi soltanto di “esibire” quanto si era riusciti a mettere assieme.
La Costituente –avevamo detto tutti, associazioni, circoli e partiti – non dovrà essere la semplice ricomposizione della diaspora socialista. Ed invece ne è stata la plastica rappresentazione.
Eppure, in molti e in buona fede, vorrebbero convincerci che solo da dentro è possibile lottare per recuperare lo spirito originario che postula la creazione di un soggetto nuovo, laico e liberalsocialista.
Non è così, o non sempre è così, ed è facile dimostrarlo.
Giuseppe Saragat, uscendo da un partito e non restando dentro, ha salvato la democrazia e la prospettiva del socialismo democratico in Italia. Poco importa se i suoi meriti sono stati riconosciuti solo a distanza di decenni.
Non solo: gli “entristi” non si accorgono di togliere legittimità e forza proprio a ciò che hanno a cuore:perché, allora, coerenza vorrebbe che laici e liberalsocialisti portassero i loro valori o dentro il PD o all’interno di Forza Italia.
Al contrario, noi siamo convinti della necessità di un soggetto autonomo, su basi rinnovate nel quale confluiscano tutti i rivoli di questo mondo. Oggi siamo preoccupati perché ancora una volta, in prossimità delle elezioni, laici e socialisti si muovono ciascuno per proprio conto nell’uno e nell’altro schieramento. E qualcuno deve pur ricordare che questo è il modo per salvare forse qualche posizione non una prospettiva politica.
Nicola Cariglia
Presidente del Polo Laico Liberale e Socialista
Membro del coordinamento del Movimento di Bertinoro

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