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Province e dipendenti

di Enrico Cisnetto | 9 Luglio 2012

Il governo assume come obiettivo per quest’anno un taglio di 4,2 miliardi, cioè lo 0,5% del totale. Sia chiaro, si tratta di un lavoro meritorio, non fosse altro perché stiamo parlando di soldi buttati al vento o, peggio, di furti con destrezza. Ma le riforme sono un’altra cosa. 

Il governo Monti ha fatto della revisione e contrazione della spesa pubblica il perno fondamentale della sua azione. Bene. Anzi ottimo, avendo raggiunto gli 820 miliardi, cioè quasi il 52% del pil e oltre 13.500 euro a testa per ciascun italiano, ed essendo quasi interamente costituita da uscite correnti e solo marginalmente da investimenti, è indispensabile metterci mano. Ma come ha detto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, bisogna aggredire le componenti strutturali della spesa e non solo i suoi aspetti patologici. Al di là dei titoli, occorre dunque vedere nello specifico lo svolgimento di questo lavoro. Monti è partito come meglio non poteva, portando a casa – e pure senza contrasti politici e sociali – un’ottima riforma delle pensioni. Cioè una riforma strutturale del nostro (vecchio) sistema di welfare prima ancora che un taglio di spesa. Una formula giusta che, però, si è persa per strada. Infatti, è poi arrivata la cosiddetta spending review, che ha subito assunto la connotazione della solita ricerca degli sperperi, che per carità vanno cancellati non fosse altro per ragioni di efficienza e giustizia, ma certo non consentono risparmi significativi. Cosa dimostrata dai numeri, visto che il governo assume come obiettivo per quest’anno un taglio di 4,2 miliardi, cioè lo 0,5% del totale. Sia chiaro, si tratta di un lavoro meritorio, non fosse altro perché stiamo parlando di soldi buttati al vento o, peggio, di furti con destrezza. Ma le riforme sono un’altra cosa. Prendete la sanità. Il piano, che peraltro travalica la legislatura e quindi incorpora un alto tasso di aleatorietà, parla di risparmi per 5 miliardi da qui fino al 2014. Niente, se si considera il tasso di crescita della spesa sanitaria negli ultimi anni – raddoppiato in 15 anni – legato alla cattiva politica delle regioni (tutte, anche se alcune molto più di altre) e agli interessi, che si sono consolidati nel tempo, dei fornitori di attrezzature e farmaci. Se invece si volesse procedere ad una review strutturale, e non penalizzante solo per i cittadini, andrebbe rivista l’attuale legge sanitaria che, favorendo il mantenimento delle clientele politiche locali, è alla base dello scandaloso spreco di pubblico denaro che la nostra sanità produce. Dunque, per avere un radicale cambiamento occorre togliere alla politica il potere di governare la sanità attraverso i propri piccoli onnipotenti satrapi, ovvero i direttori generali di ASL e Aziende ospedaliere, ora direttamente nominati. E se per ottenere questo risultato occorre prendere atto del fallimento del trasferimento della sanità in capo alle Regioni e decidere di riaccentrare l’intero sistema, magari copiando quello di tipo mutualistico che ha funzionato benissimo in alcuni paesi del nord Europa, ebbene lo si faccia senza esitazioni. Ma di questo neppure si parla. Stesso discorso vale per le province. È paradossale che si sia passati dai politici che affermavano la necessità della loro abolizione senza mai farlo, a “tecnici” che in nome di un pragmatismo tutto politico vogliono solo razionalizzarle. Con ciò ottenendo risparmi irrisori: intorno al mezzo miliardo se l’accorpamento facesse sparire, come pare, 42 degli attuali 110 enti provinciali. Senza contare che così ancora una volta si eluderebbe la più complessiva ridefinizione di quell’elefantiaco sistema di decentramento amministrativo che ci portiamo dietro come una palla al piede. Possibile che Monti non possa e non voglia osare di più? Eppure, anche grazie alla Lega autorelegata all’opposizione, sembrava essere stato messo in soffitta l’armamentario ideologico di esaltazione del federalismo-localismo che in questi anni ha (purtroppo) imperato producendo costi, burocrazia e diritti di veto paralizzanti. Perché, allora, non mettere mano all’architettura del decentramento istituzionale? Come? Oltre ad abolire le province, riducendo a 6-7 le regioni (della stessa dimensione dei lander tedeschi), costringendo ad accorparsi i comuni sotto i 5 mila abitanti (dal censimento si evince che sono il 70%, cioè 5.664 su 8.092, e raccolgono solo il 17% della popolazione), sfoltendo del decine di soggetti di terzo e quarto grado, dalle comunità montane a gli enti di bacino. Naturalmente avendo il coraggio di adeguare il numero dei dipendenti, che non possono immaginare di mantenere il posto a vita solo perché pubblici mentre nel privato sono centinaia di migliaia i disoccupati prodotti dalla chiusura di aziende. Così facendo si ridisegnerebbe in modo moderno la burocrazia pubblica, e nello stesso tempo si risparmierebbe a regime oltre un centinaio di miliardi. Caro governo, o la spending review è questo, o sarà l’ennesima illusione che avremo creato a danno di noi stessi. E non è propriamente quello che ci serve in un momento come questo.

Pubblicato in : Editoriale

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. rodolfo marchini

    13 Luglio 2012 alle 16:48

    Concordo e propongo che su queste basi si debba costituire una grande aggregazione socialista liberale riformista

    Rispondi

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