Una cosa risulta sempre più chiara: la scomparsa dell’euro causerebbe una depressione dell’economia su scala globale.

Sin dalle origini della filosofia greca, il celebre tragediografo Eschilo ne descriveva la funzione essenziale costituita dal rimedio in base al quale “il dolore deve essere cacciato dall’animo”. Potenza della filosofia, che ha a che fare con le parole, ma ancor di più della politica, che, oltre alle parole, ha a che fare anche con le azioni!
E tuttavia, pur essendo fin troppo evidente che il sopravvento della finanza sulla politica ha prodotto squilibri a cui soprattutto in Europa occorre oggi porre assoluto rimedio, succede anche che in Italia si preannuncia l’ormai imminente revisione (dopo 16 anni, ora!) del D.M. (ex) Tesoro n. 703/96, che regola modalità e forme d’investimento del risparmio previdenziale. In particolare, è prevista la possibilità di ampliamento della domanda d’investimento dei soggetti gestori del risparmio, e quindi banche, assicurazioni e fondi pensione, in prodotti derivati.
Fino ad oggi si è trattato di un giudizio quasi unanime degli esperti del settore, sul fatto, aggiungerei io, che la crisi finanziaria originaria dei mutui subprime statunitensi non ha prodotto gravi ripercussioni sull’andamento dei fondi pensione italiani, grazie soprattutto alle caratteristiche prudenziali della disciplina dell’investimento di cui al citato decreto ministeriale (cfr. INPDAP, Terzo Rapporto sulla Previdenza Complementare, 2011).
E pertanto, anche in Italia, sembra che sia piuttosto una necessità o un dovere ampliare l’offerta di strumenti finanziari di maggior rischio come per l’appunto accade, e soprattutto è accaduto negli USA, con i derivati. E comunque, il dibattito che si svilupperà (?!) in questi giorni servirà senz’altro a fare maggiore chiarezza (?!) sull’argomento.
Una cosa invece risulta sempre più chiara: la scomparsa dell’euro causerebbe una depressione dell’economia su scala globale. Non a caso, si tratta della moneta della seconda più grande economia del mondo. Non a caso, gli stessi Obama e Lagarde sono di recente intervenuti con forza a sostegno di politiche economiche antidepressive dell’area euro, in grado di evitare le conseguenze di una crisi, ir-rimediabili per l’economia globale.
Quanto al rimedio certo per l’Europa, trovo assolutamente condivisibile il giudizio di Guido Rossi: “fino a quando italiani, tedeschi, francesi, greci, olandesi, inglesi, e via dicendo, non si considereranno prima cittadini europei che cittadini dei singoli Stati, un’economia all’arrembaggio continuerà ad avere la prevalenza sulla politica”.
Buon’estate a tutti!

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