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I socialisti e l’alleanza ‘antisfascista’

di Alberto Benzoni | 9 Luglio 2012

Un’alleanza difensiva, non dobbiamo aver paura di questo termine; perché si tratta di salvaguardare, per il futuro, la Repubblica delineata nella Costituzione.

“Alleanza antisfascista”; proprio così. Perché, nella crisi terribile che attraversiamo, si contrappongono due posizioni tra loro inconciliabili. Sulle ragioni della crisi e, quindi, sui possibili rimedi.
C’è chi ritiene che tutti i nostri mali vengano dal fatto che la rivoluzione nata da Tangentopoli sia stata tradita nei suoi principi ispiratori. E che, quindi, la soluzione consista nel completare l’opera di pulizia avviata allora;  ridimensionando radicalmente, in nome della “gente”, partiti, istituzioni pubbliche, parlamentari, mediazioni politiche, vincoli e regole di ogni tipo. E, allora, rottamare e cioè sfasciare, per potere poi ricostruire. Si aggiunga che la ideologia, o più esattamente la mentalità sfascista è assolutamente trasversale e che, essendo promossa scientemente da pezzi importanti della stessa “casta”, non è affatto motivata da indignazioni sincere quanto da precisi interessi personali o di gruppo. Questi interessi (esempio, Berlusconi e  Grillo) non sono, perciò, sommabili. Ma tutto ciò non toglie nulla alla loro forza distruttiva; perché, per distruggere, basta “colpire uniti”.
Di qui la centralità strategica dell’“alleanza antisfascista”. Quella che si sta delineando in questi giorni intorno all’asse Casini/Bersani, moderati/progressisti. Un’alleanza difensiva, non dobbiamo aver paura di questo termine; perché si tratta di salvaguardare, per il futuro, la Repubblica delineata nella Costituzione: uno stato  sociale; un sistema politico che vede i partiti come canali di partecipazione democratica; l’unità nazionale con il riscatto del Mezzogiorno; il Parlamento come base del sistema istituzionale; la laicità come imparzialità. Con l’avvertenza che difendere, nel caso specifico, significa riformare nel profondo; spezzando, così, quel  circuito perverso e rovinoso, in cui il generale degrado delle istituzioni pubbliche finisce con il  rappresentare un pretesto per la loro irresponsabile delegittimazione.
E, allora, per parafrasare il nostro Nenni, “l’alleanza antisfascista o sarà progettuale o non sarà”. Ed è essenziale sottolineare  questo punto; perché è qui che si misurerà, in definitiva, il ruolo politico dei socialisti.
Si dirà, e con ragione, che la costruzione di un intesa strategica tra Casini e Bersani (estensibile, a sinistra, a “chi ci sta”) corrisponde esattamente  al progetto sostenuto, da tempo, dal nostro segretario. Ma ciò non rappresenta un lasciapassare particolare per noi; anche perché in politica non esiste il riconoscimento di paternità, con i diritti che ne derivano.
Sappiamo, ancora, che il nome che portiamo, almeno sinora, non è bastato ad acquisire, di per sé solo, rispetto e consensi.
Conterà, allora, il nostro contributo di idee e di proposte. E, per essere ancora più chiari, la qualità della nostra narrazione politica; su quello che è successo nel passato; e sulla natura della posta in gioco, oggi.
E qui qualche carta in più, almeno potenzialmente, ce l’abbiamo. Per quello che abbiamo subito durante la seconda repubblica; e per la nostra scelta politico-culturale di oggi.
Abbiamo resistito, contro tutto e tutti, nel corso di questi vent’anni. Ma senza riuscire a risollevarci; e senza interrogarci veramente sulle ragioni della nostra mancata ripresa. Siamo però, proprio oggi, in grado di abbozzare una risposta; perché cominciamo a capire di essere stati vittime non solo e non tanto di un discredito particolare e contingente, ma di una contestazione più radicale e permanente. Abbiamo pagato, insomma, non l’essere stati craxiani, ma il volere rimanere socialisti; quando in Italia, e solo in Italia, i fini e gli strumenti del socialismo democratico- l’eguaglianza, la piena occupazione, il “welfare generalizzato”e il ruolo dello stato nel promuoverlo- erano stati addirittura cancellati dall’orizzonte e dal linguaggio politico.
Questa è l’eredità di Tangentopoli; una eredità che, vivaddio, è oggi apertamente in discussione. E che apre la strada al nostro ritorno; come portatori di una certa visione del mondo e, quindi, come forza politica.
Sappiamo, per concludere, che l’alleanza di cui faremo parte non potrà presentarsi né come pura intesa elettorale; ma nemmeno con il corredo di programmi di trecento pagine. Pensiamo a una dichiarazione d’intenti; a un manifesto. E pensiamo, conseguentemente, che questo manifesto non dovrà contenere un paragrafetto in omaggio alle nostre richieste particolari ma un’apertura generale alla nostra cultura di riferimento. Quella del socialismo liberale.
E qui occorre essere chiari. Non “socialisti e liberali”; una sommatoria di sigle diverse, per “contare di più”. E nemmeno “socialisti ma anche liberali”; quasi che il secondo aggettivo debba essere un correttivo (oppure un edulcoramento) del primo. Ma piuttosto socialisti e perciò liberali; a decisiva confutazione di una immagine di socialismo calata dall’alto, affidata a minoranze illuminate e sostanziata da questo o quella legge.
E in una prospettiva di ritorno alla grande socialdemocrazia dell’inizio del secolo scorso; quando il progresso dell’Idea coincideva con la crescita del potere e della coscienza di persone di gruppi sino ad allora “senza voce”.

Pubblicato in : Editoriale

Info Alberto Benzoni

Nato nel 1935. Ha lavorato all’ufficio Studi e Internazionale dell’Iri. Nel Psi dal 1957. Vice sindaco di Roma dal 1976 al 1981. Autore di testi sulla storia del movimento socialista in Italia e, in particolare, sull’esperienza craxiana. Ha scritto anche, con la figlia Elisa, “Attentato e rappresaglia – il Pci e via Rasella” e “Le vie dell’Italia”. Si è interessato collaborando a varie riviste, di problemi di politica internazionale.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Rodolfo Marchini

    16 Luglio 2012 alle 13:15

    Come condivido il commento di Luigi! Costruire un’alternativa liberalsocialista a questo PD è la sola strada: dura difficile complessa sassosa, piena di ostacoli. Breve o lunga? Breve se saremo in tanti a pensarla così. Molto lunga se avremo bisogno di altri vent’anni per capire che i nostri veri “nemici” stavano con Baffino e Baffone. Cioè stavano a sinistra e anche nel PSE che hanno accolto a braccia aperte i nostri carnefici. La nostra è la strada liberale, anche in Europa. Altrimenti che ci azzecca Pensa Libero o Spirito Libero?

    Rispondi
  2. LUIGI

    11 Luglio 2012 alle 16:19

    Tutto giusto, pienamente condivisibile.
    Ma cosa c’azzeccano nell’alleanza antisfacista gli sfasciatori? Quelli che hanno lesionato la casa nel 21 e demolita nel 92? Cosa c’entrano i PDS e la Bindi ossia coloro che non hanno mai abbandonato l’idea di Occhetto, Violante, Baffino e soci di vederci definitivamente morti e sepolti? Cosa c’entrano i responsabili, assieme a fascisti e leghisti, del disastro di questi 20 anni?
    Occhio compagni a non fare le verginelle incaute. PDS e Bindi al socialismo proprio non ci pensano, caso mai vedono “quello europeo” (guai parlare di socialismo italiano) come un cavallo di Troia, l’obiettivo è sempre quello del 92, l’obiettivo loro e di quelli al riparo della loro ombra.

    Rispondi

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