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Province cancellate

di Cesare Mannucci | 6 Aprile 2014

E ora va in scena il ricatto dei burocrati che potrebbero paralizzare i servizi per protesta con il beneplacito di presidenti e assessori che non ci stanno ad andare a casa.

abolizione-provinceE ora siamo addirittura al ricatto dei burocrati….”se non mi dicono dove sarò trasferito con garanzie su trattamento economico e previdenziale blocchiamo gli ultimi atti di governo delle amministrazioni provinciali”. Non c’è limite al peggio e non ci si può davvero stupire di nulla di ciò che succede nel “mondo fantascientifico” del personale della pubblica amministrazione italica. Rischia davvero la paralisi amministrativa la coraggiosa decisione (tanto avversata dai partiti politici) del sindaco-premier Matteo Renzi che dopo anni di chiacchere e inutili tentativi ha cancellato in pochi giorni di governo gli enti intermedi tra municipi e regioni ovverosia le ormai risorgimentali province italiane. Ma quello che stupisce maggiormente oltre alle resistenze e alle legittime preoccupazioni di sindacati e del personale impegnato nelle amministrazioni provinciali è che la forma di protesta paventata per far tornare su suoi passi Renzi e il suo Gabinetto sia la vetusta pratica del ricatto che nei prossimi mesi potrebbe paralizzare centinaia di province italiane, ma soprattutto creare inutili disagi ai cittadini che già vivono momenti di vera difficoltà causati dalla lunga crisi economica occupazionale che da alcuni anni sta attanagliando da Nord a Sud il Belpaese. Le testimonianze che riporto questa settimana arrivano direttamente dalla Provincia di Milano, dove il rompete le righe imposto dalla decisione del governo sta per avviare la fase di transizione che entro un anno dovrà portare a Palazzo Isimbardi gli uffici della Area metropolitana eleggendo sulla scorta delle esperienze parigine e londinesi il primo sindaco della Grande Milano. Ma la riforma all’ombra della Madonnina sta per creare non pochi disagi ai cittadini della “capitale economica” e del suo hinterland.  I dipendenti dalla Provincia sono infatti sul piede di guerra e pretendono certezze occupazionali e previdenziali per il loro futuro, minacciando al contrario di non firmare più gli atti e gli impegni di spesa di loro competenza per far funzionare i servizi dei trasporti pubblici, per i piani manutentivi delle scuole secondarie superiori, per i ripristini stradali e via dicendo. Insomma un ricatto bello e buono alla politica romana “passando per le armi” gli ignari e inermi cittadini che non hanno mai avuto la fortuna e il privilegio di lavorare in un ente pubblico ma piuttosto alle prese con aziende in crisi e forse peggio con attività in proprio e artigianali strangolate dalle tasse per far funzionare l’amministrazione pubblica in toto. E l’indecente spettacolo sembra essere anche avallato dai politici di “altissima levatura” che occupano le poltrone di responsabilità (presidente, vicepresidente e assessori) che potrebbero essere nominati in un ipotetico “triunvirato” che avrà il compito di traghettare l’amministrazione provinciale che fu alle elezioni della prossima primavera 2015 per scegliere il sindaco metropolitano meneghino. “Io a reggere gratis la Provincia non ci sto proprio” è quello che si sente vociferare tra una votazione e l’altra sui banchi del consiglio provinciale. Il caso di Milano riteniamo non sia isolato ma sia piuttosto lo specchio reale (purtroppo) anche nelle altri grandi città destinate ad avere il futuro sindaco metropolitano. Dobbiamo constatare ancora una volta amaramente che politica e burocrazia vivono simbioticamente l’una per l’altra in un contesto di malcostume incancrenito, sordo ad ogni possibile riforma e modifica in un momento storico di gravissima crisi ma anche importantissimo per cambiare le sorti del Paese. Viviamo purtroppo in un sistema di prebende e privilegi che  si alimentano in modo autoreferenziale e conservativo per mantenere lo status quo. Sordo a qualsiasi esigenza reale del paese ma pronto piuttosto a vessarlo e ricattarlo per garantire quel minimo di servizi che in altri paesi europei rappresentano la normalità.  Il vero guaio sono le armi spuntate in possesso di chi sta realmente nella stanza dei bottoni a Roma. A Matteo Renzi facciamo giungere un solo consiglio, disponga per decreto una moratoria che imponga il passaggio delle funzioni e dei poteri in modo rapido e cristallino (la legge garantisce comunque i livelli occupazionali non tutti meritati durante la transumanza del personale nelle regioni e negli altri enti intermedi) e allo stesso tempo dia gli strumenti per procedere al licenziamento per giusta causa a chi per interessi e tornaconti personali creerà inutili disagi alle popolazioni provinciali, e controlli davvero da vicino che tutta l’operazione vada a buon fine sfatando per una volta il dogma italico di Tommasi di Lampedusa e del suo Gattopardo: “perché tutto resti come prima è necessario che tutto cambi”.  Non ce lo possiamo più permettere e questo Renzi lo ha ben capito da un pezzo.

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Interazioni del lettore

Commenti

  1. michele

    6 Aprile 2014 alle 22:36

    LICENZIATELI!!!!!!!!!!

    Rispondi
    • Cesare Mannucci

      7 Aprile 2014 alle 11:15

      quando è necessario è doveroso esattamente come sta succedendo oggi nell’imprenditoria privata…..stessi diritti…..stessi doveri non ci possiamo più permettere un Paese a due velocità!

      Grazie per il lapidario commento! ;-)

      buona giornata

      Ce.M.

      Rispondi

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