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Ci facciamo “rubare” pure il turismo culturale

di Fabrizio Binacchi | 6 Aprile 2014

Rottamare quelle miriadi di enti entucoli agenzie e angenzucole che dicono che si occupano di turismo e invece a mala pena si occupano di sé stesse e pensare in grande perché grande dovrebbe essere la scommessa sul turismo culturale, ambientale artistico italiano.

turismoMa vi ricordate che l’Italia è un paese turistico? E piena di arte. E ricca di cultura? Lo annunciano tutti per campagne elettorali o campagne economiche e poi, al momento buono, se lo dimenticano. In questo Paese, in cui dove ti giri ti trovi una rocca e un dipinto, un’anfora e un panorama mozzafiato lasciamo magari agli stranieri il sogno di trasformarlo in industria bella e buona che fa lavoro e soldi e noi ci balocchiamo tra camere alte e opere di misericordia. La struttura produttiva italiana è fortemente cambiata e sta intensamente cambiando anche oggi: siamo passati dalle manifatture tradizionali alle produzioni di beni e servizi integrati dove anche l’industria dell’assistenza e del benessere diventa capitolo di ricerca. Ebbene in tutto questo ci diciamo sempre, quando c’è da stupire davanti a una platea o da raggranellare voti in vista di primarie o secondarie, che noi dobbiamo investire nei beni artistici culturali e ambientali dell’Italia …perché quella è la prima industria. Poi quando c’è da tradurre in buone pratiche si scopre che non c’è nemmeno un ministro specifico per il turismo. E che sul turismo proprio c’è una babele di competenze e una miriade di direzioni di marcia. E contromarcia. Chi si occupa davvero di turismo  globale in questo Governo? Forse lo stesso fiorentino Renzi, che proprio come sindaco di Firenze sa che fare una maratona tra Boboli e Pitti può fare la differenza come immagine e investimenti. In parte il ministro Franceschini che peraltro essendo di Ferrara città mondiale delle biciclette e patrimonio dell’umanità sa bene quando una via delle volte e una torre del Castello ben illuminata con una mostra indovinata può fare la differenza nel richiamo e nell’attrazione. E tutto il resto? Che turismo pensiamo a un anno circa dalla partenza dell’Expo 2015. Quello è dietro l’angolo anzi ci sta già piovendo addosso. Obama ha annunciato che gli Stati Uniti saranno all’Expo, la Cina non vede l’ora di venire a capire come si fanno le gondole e come si confezionano i tortellini e noi stiamo ancora qui a baloccarci su quali uffici potranno distribuire le centinaia di migliaia di permessi di ingresso per l’afflusso epocale. Il turismo dei fatti crea vero lavoro, il turismo delle chiacchiera che in questi anni abbiamo subìto crea invece aspettativa inutile e sogni evanescenti. Abbiamo tante authority e autorità, abbiamo tanti coordinamenti e commissari, abbiamo tante fondazioni e super fondazioni, ma di una cosa ci sarebbe bisogno di questo Stato e cioè di un bel CCT Centro Coordinamento Turismo. Chiamatelo Mosè o chiamatelo Leonardo, chiamatelo Stelle di Dante o vie del Rinascimento ma la sostanza non cambia. C’è bisogno di un posto, di una responsabilità di una persona che abbia la faccia e la competenza della scommessa turistica italiana. E che ci metta l’energia, la fantasia, la costanza e lo sguardo. Che ci metta appunto al faccia. Rottamare quelle miriadi di enti entucoli agenzie e angenzucole che dicono che si occupano di turismo e invece a mala pena si occupano di sé stesse e pensare in grande perché grande dovrebbe essere la scommessa sul turismo culturale, ambientale artistico italiano. Abbiamo piazze come quelle dell’Unità a Trieste e corsi come il Vannucci di Perugia, scogli e foreste, cime e vallate, sentieri e castelli che in un’altra parte del luogo  farebbe eruo/dollari a palate. Noi ci accontentiamo di pensare ai progetti. E’ l’ora di svolgerla questa parola pro-getto, e cioè gettare oltre. Altrimenti ci getteranno loro. I turisti che ci compreranno i beni dopo le industrie. Dai #pensaturistico. Auguri.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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