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Riformisti contro conservatori, il nuovo derby d’Italia

di Chiara Boriosi | 6 Aprile 2014

Non più un pretestuoso conflitto ideologico fra Sinistra e Destra, ma un braccio di ferro muscolare fra riformisti e conservatori

renzi-e-berlusconiAbbiamo passato giusto vent’anni – poca cosa, per la Storia, un tempo infinito per la vita di un paese in via di disfacimento – a sfinirci in un estenuante e per di più vacuo scontro tribale fra opposte tifoserie, barricate sulle rispettive curve e capaci solo di scambiarsi insulti a mezzo stampa e nei talk show, nascoste dietro le fittizie etichette di Sinistra e Destra, buone solo a gettare fumo negli occhi di cittadini sempre più distanti dalla politica e, peggio, sempre meno inclini a concederle un residuo credito di affidabilità.

Tanto più che, grattando appena sulla superficie di questo presunto scontro ideologico, era sin troppo facile cogliere i segni inequivocabili di un sostanziale e saldissimo accordo fra le parti, strette in un patto corporativo e consociativo volto esclusivamente alla difesa di rendite di posizione, conquistate nel tempo e strenuamente difese attraverso una fitta rete di clientelismi estesa a tutti i settori vitali del paese. Banche, sindacati, partiti, corporazioni, ordini professionali: nessuno si senta escluso, ci son stati dentro tutti, nemici in pubblico, a beneficio delle telecamere, ma amicissimi in privato, a tutela esclusiva dei propri specifici e rilevanti interessi.

Da qui è logicamente prevalsa quella attitudine gattopardesca – da sempre insita nel nostro corredo genetico –  che ha letteralmente inglobato la politica italiana, facendone null’altro che un risibile balletto di insulse mascherine, buone da esibire in pubblico ferocemente avverse, ma pronte poi, dietro le quinte, a calare per lasciare il posto ad amichevoli sorrisi compiacenti, a trattative sottobanco, a manovre di corridoio, a perfide congiure di Palazzo, ma sempre attente a non modificare equilibri saldi e di sicura soddisfacente spartizione della mappa del potere.

E in questa chiave di lettura, vanno inseriti anche gli ultimi tentativi di resistenza messi in  atto negli ultimi due anni: prima, la tregua armata del governo Monti, utile foglia di fico offerta ai partiti per occultare ancora le loro estreme debolezze; poi, dopo elezioni risoltesi con un sostanziale pareggio a tre, l’ultimo tentativo di resistenza passiva plasticamente incarnato dal galleggiamento immobile dell’evanescente governo Letta, il perfetto ologramma della politica inesistente, quella che la vedi ma non c’è.

Ora, come spesso accade, se non altro per fisiologica reazione, è entrato in scena un soggetto nuovo a sparigliare le carte e, più che altro, a tentare di rovesciare l’intero tavolo, con un espediente che, fino qui, è risultato del tutto spiazzante perchè ha ridisegnato i confini dello scontro politico: non più un pretestuoso conflitto ideologico fra Sinistra e Destra, tossico cascame di macerie novecentesche mai rimosse, ma un braccio di ferro persino muscolare fra riformisti e conservatori che, dal punto di vista politico e sociale, risulta molto più significativo ed incisivo nel rendere conto delle reali forze in campo.

E non solo perchè permette di identificare con estrema chiarezza le fila dei presunti maître à penser smemorati e parolai, quelli che hanno presentato disegni di legge per l’abolizione del Senato trent’anni fa ed oggi fingono di non ricordarselo; non solo perchè fa emergere il solido e consistente substrato di ignoranza su cui poggiano certe operazioni di bassissima lega ma di sicuro impatto populista, per cui un esimio deputato grillino scrive un ameno pippone sul Corriere spandendo scempiaggini tipo “tutte le democrazie hanno il bicameralismo perfetto” mentre, al contrario, quello italiano è unico al mondo. Ma soprattutto perchè fa emergere un elemento del tutto nuovo e, fin qui, sottovalutato – volutamente – oppure ridotto ad altra e diversa forma di populismo nella predica settimanale di un nonagenario monarca della carta stampata.

L’elemento nuovo è la partecipazione attiva, questo sì un vero e proprio tifo a favore, dei cittadini nel processo di riforme aperto, finalmente, dal governo Renzi, grazie alla  indiscussa capacità del Presidente del Consiglio di rivolgersi direttamente agli italiani per spiegare il senso del suo operato il che, e ci duole per Scalfari, non ne fa un Berlusconi “buono” ma proprio un’altra cosa.

Uno dei più gravi limiti del leader di Forza Italia, infatti, è sempre stato quello di sottolineare con forza che il suo verbo era indirizzato solo e soltanto ad una parte del paese, demonizzando e persino irridendo chi invece si riconosceva nell’altra. Un errore marchiano che Renzi non ha mai commesso, attirandosi per questo le ire dei “duri e puri” della sua parte politica, una scelta che ha sempre difeso e che gli ha invece permesso di rivolgersi sempre a tutti e che, oggi più che mai, gli consente di farsi seguire con fiducia e chiarezza sulla via delle riforme appena intrapresa.

E questo pone l’accento anche su un altro falso problema, fin qui molto agitato da coloro che hanno chiacchierato per decenni senza mai metter mano ad uno straccio di azione concreta e, possibilmente, efficace per il paese, ovvero lo sdegnato rifiuto del “Renzi ultima spiaggia” come forma di ricatto consenziente al suo operato. Ma il punto, e lo sanno in realtà benissimo costoro, è un altro e molto più dolente: Renzi non è l’ultima spiaggia, la vera prova, temiamo insormontabile, sarebbe per coloro che volessero farlo cadere per tornare ai vecchi cari gattopardeschi rituali del nulla mischiato col niente, del galleggiamento perpetuo, del “diremo, faremo, concerteremo, discuteremo, apriremo tavoli” protratto per qualche altro rassicurante decennio.

Ecco, come farebbero costoro a spiegare questo ritorno al passato agli italiani?! Al netto delle solite obsolete fumisterie, non c’è risposta a questa domanda, che è dunque l’unica vera ultima spiaggia che vediamo apparire sul loro incerto orizzonte.

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. paolo francia

    13 Aprile 2014 alle 10:39

    Il problema non è Renzi, Marzio, il problema è Chiara…..intesa come le persone che davvero pensano ancora che un politico non lavori, prima di tutto, per se stesso e che alla soglia della cinquantina credano ancora a Babbo Natale…
    Strano mistero!

    Rispondi
  2. marzio siracusa

    10 Aprile 2014 alle 09:22

    Verissimo, Renzi lo vedrei bene come nipote di nonna Felicita, peccato che appena apre bocca si scambi per un garzone del mercato di S.Lorenzo.

    Rispondi
  3. luciano

    9 Aprile 2014 alle 22:28

    Il fronte dei conservatori è molto ampio come si percepisce anche dai commenti… molto gozzaniani direi,

    Rispondi
  4. marzio siracusa

    9 Aprile 2014 alle 16:46

    Chiara, non fare la solita finta tonta. Non ho detto che i manager pubblici non debbano avere un tetto, ho detto che prendere il Presidente della Repubblica a parametro sa di moralismo parrocchiale e di allineamento improprio tra attività di mercato e cariche istituzionali. Come il cavolo a merenda! Se poi questi sono i parametri dei mitici paesi che funzionano, affari loro. Non siamo capaci di altro?

    Rispondi
  5. Chiara

    9 Aprile 2014 alle 13:50

    Ah, ecco, giusto: perchè mai dovremmo seguire l’esempio virtuoso di paesi dove i manager pubblici hanno un tetto retributivo?! Non si fa, non sta bene, non si deve, non si può. Come sempre, ottime argomentazioni.

    Rispondi
  6. marzio siracusa

    9 Aprile 2014 alle 09:13

    Il DEF renziano non si discosta dalla pratica democristiana dei giochetti contabili, lo spostamento di voci tra spese in conto capitale e correnti, previsioni acclarate per fatti che invece le smentiranno e così il solito armamentario di chiacchiere simpatiche di uno che ride sempre in coppia comica con la spalla Del Rio. E nessuno dei due capisce che a ridere sempre per sfondare il video si rischiano giudizi poco lusinghieri sul proprio cervello. Poi ci sono le chicche da scartare lentamente e assaporare. Una chicca, dove emerge veramente il francescanesimo bergogliesco “ de noartri “, un po’ politico cattolico e un po’puerile, è quella per cui i manager pubblici non possono ricevere emolumenti superiori all’appannaggio del Presidente della Repubblica. Qua esplode il livello paesano di Renzi, direi quasi mammesco. Perché il Presidente della Repubblica dovrebbe essere il metro di misura degli stipendi dei manaher? E’ un manager? Certo no, anche se l’ingenuo pragmatismo aziendale renziano vorrebbe che lo fosse, nella convinzione di reperire il meglio per la massima carica dello Stato. E poi se lo Stato dismette se stesso in economia, quanti manager pubblici resteranno? Due o tre. Ecco un’altra bufala renziana, bufala furba, in malafede. Ma allora assisteremo in futuro che l’aspirante dirigente pubblico, che so, dei cessi di Stato, abbia un ripensamento e decida di candidarsi al Quirinale per guadagnare di più? Tutto è possibile nei sogni renziani di far funzionare l’Italia come fosse un’Olanda o una Svezia qualsiasi. Ma già si avverte che la sbornia lentamente sta passando, solo ad Arcore o al Quirinale ci credono ancora o fingono di crederci. Ma il segnale che la sbornia passa ce lo dà il ridere perenne incollato minuto dopo minuto alla faccia di Renzi, anche quando ha sfondato il televisore e ci fissa come un soprammobile. Da parte mia mi permetto la solita raccomandazione:

    DISERTARE LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE ED ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE NAZIONALI AZZERARE LE RAPPRESENTANZE PARLAMENTARI DEL PARTITO DEMOCRATICO E FORZA ITALIA.

    Rispondi
  7. paolo francia

    9 Aprile 2014 alle 00:33

    Chiara, pensa cosa vuoi, io faccio lo stesso e ti ripeto, qualora tu non l’avessi ancora capito, altro è la mia vita che Renzi e tutti gli altri, a me non cambia assolutamente niente, sei te che sei infervorata. Quanto alla vacanza, sono appena rientrato da Milano, e mi spiace deluderti, io le vacanze le faccio anche quando lavoro, essendo sempre in bei posti e lontano da casa, non credo anzi aver mai lavorato in vita mia poiché mi pagano per fare quello che mi piace.
    Il tuo pezzo dovevi pero’ intitolarlo cosi ” Imbonitori e sprovveduti contro i cittadini italiani”.

    Rispondi
  8. marzio siracusa

    8 Aprile 2014 alle 18:17

    DISERTARE LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE ED ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE NAZIONALI AZZERARE LE RAPPRESENTANZE PARLAMENTARI DEL PARTITO DEMOCRATICO E FORZA ITALIA.

    Rispondi
  9. Chiara

    7 Aprile 2014 alle 13:09

    Porti sempre profonde argomentazioni: una schifezza, fine, come, perchè, è chiederti troppo, naturalmente. Fatti zero, solo parole buttate lì a caso. Credo che una vacanza farebbe bene a te, tanto per schiarirti le idee. E se non voti nessuno, tranne quel grande statista di Grillo, dove sarebbero dunque quelle “persone capaci di risollevare l’Italia” di cui tu parli?! Un altro Monti, che ti piaceva tanto?! Quanto ad Hollande, ha preso una giusta legnata per un solo motivo, non ha fatto neanche una delle riforme che aveva promesso in campagna elettorale, come lui stesso ha ammesso, e chi non fa riforme, oggi più che mai viene punito. La tua solita assiomatica – e priva dunque di spiegazioni – affermazione su Valls la dice lunga, hai trovato un altro da detestare a priori, quindi fai bene ad andare in Svizzera, mentre in Germania dovresti assoggettarti alla Merkel, una che dieci anni fa ha spinto per quella riforma sul lavoro che oggi fa anche Renzi e che ha permesso all’economia tedesca di essere la più forte d’Europa. Brutta gente, pessimi politici, non fanno per te, davvero.

    Rispondi
  10. paolo francia

    7 Aprile 2014 alle 00:19

    E ti rispondo qui alla tua risposta sull’altro pezzo, non sei affatto spiritosa Chiara, Valls non è la persona adatta al ruolo che gli è stato assegnato e i socialisti francesi hanno perso già le prossime elezioni politiche, stanne certa, e se il modello “Renzi” è quello che prenderà, sarà tutto un agitarsi senza combinare niente. Reparto agitati, lasciamo perdere, la politica è alla frutta, appunto da Renzi a Valls. Io Chiara la Francia non la fuggo in ogni caso, stai tranquilla, che se ero restato in Italia sarei alla fame, inoltre passo gran parte del mio tempo in Germania e l’altra in Svizzera, io ci vivo con la valigia sempre pronta , mi sa che quelle dovresti farle te e prenderti una bella vacanza per rilassarti un po’.

    Rispondi
  11. paolo francia

    7 Aprile 2014 alle 00:07

    Si spiega benissimo Chiara, non c’é traccia di riforme decenti, i passi incerti di Renzi, dalla riforma elettorale all’abolizione di province e senato si riassumono in un’unica parola! Una ciofeca, una schifezza Chiara.
    Per questo è bene fermare questo progetto, voltare pagina, trovare altre persone (e ce ne sono sicuramente) capaci di risollevare le sorti dell’Italia, forse cominciando dalla sostanza e spessore culturale, assente in Renzi.
    La cosa che è emersa per esempio in Francia per le elezioni comunali, non è la vittoria della Le Pen (sbandierata dai giornalisti come un trionfo, si è presa da 4 o 5 comuni in piu’, avendone già 6, quindi direi un niente), né quella della destra che ha approfittato del disastro economico che sta operando Hollande, ma chi vince veramente è l’astensione, e certo il voto di protesta alla Le Pen (anche se per il sistema elettorale e le alleanze dopo il primo turno non le permette mai di avanzare in realtà).
    Renzi e il suo partito non meritano di vincere un bel nulla, perché quel partito e il suo opposto, Forza Italia,hanno annientato e umiliato l’Italia.
    Alle Europee il mio sarà un NON voto, o un voto a Grillo, e mi auguro di non essere il solo.

    Rispondi

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