Ricordo un episodio dei miei dieci anni. Con altri compagni di scuola giocavo in quello che chiamavamo il giardino dell’oriuolo (cortile del convento delle Oblate) non più accessibile al pubblico da vari lustri. Due amici, Paolo e Andrea, cominciarono a discutere animatamente per questioni di gioco e Paolo, al colmo della sua rabbia, colpì sulla testa Andrea con la sua piccola cerbottana di plastica. Sapevo che erano molto amici e la cosa mi sorprese.
La maggiore sorpresa però fu di non assistere a quella che mi sembrava una reazione inevitabile.
Andrea non si mosse. Mentre le frazioni di secondo passavano, guardandolo negli occhi, si accorse che la rabbia di Paolo si trasformava in dispiacere e rimorso per il gesto avuto. Non disse nulla e tornò a giocare con gli altri. Il giorno dopo tutto era tornato come prima, ma Paolo non ebbe più l’ira incontrollata di quel giorno e la loro amicizia riprese come prima.
Certamente, la non reazione di Andrea, in un altro contesto più violento, sarebbe stata certamente bollata come vigliaccheria. Per fortuna non era quello il caso e il fatto passò nella testa degli amici con leggerezza anche se non posso dire le valutazioni che ciascuno realizzò nel suo intimo.
A me sembrò di vedere, da parte di Andrea, un grande coraggio: quello che ti fa ragionare di fronte a un’offesa, anche se rivolta contro di te; quello che non ti impedisce di considerare che, in fondo, un errore può capitare a tutti e che trasformare quell’errore nella possibile distruzione di qualcosa di più importante, come l’amicizia, non sarebbe stato né nobile, né utile.
E quel ragazzo aveva dieci anni!…..
Oggi, a sessantatrè anni, vedendo la situazione del nostro Paese (il “nostro” Paese), sempre più spesso mi torna alla mente quell’episodio e mi chiedo perché noi, con la nostra erudizione, con la nostra esperienza e la nostra sicurezza interiore, dobbiamo possedere meno saggezza di un bimbo di dieci anni.
Andrea Viero

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