Se il progetto della grande ammucchiata va in porto, rischiamo di diventare un paese senza più una identità sociale e civile, di scivolare in una sorta di letargia delle idée.
Non era difficile da prevedere, infatti ci eravamo portati avanti con il lavoro il giorno stesso dell’insediamento del governo tecnico ipotizzando un possibile scenario futuro che ci pareva di quasi certa concretizzazione – ci riferiamo alle manovre in corso ad opera di Pdl, Pd e Terzo Polo per allungare oltre le prossime elezioni politiche la stagione del compromesso inaugurata con la nomina di Monti a Presidente del Consiglio.
Se il compito primario della politica e’ quello di saper leggere e comprendere la contemporaneità per poi tradurla in azioni, in questa fase di tracollo della pur virtuale Seconda Repubblica si sono aperte due strade al lavoro dei politici che, naturalmente, hanno scelto la più confacente ai loro bisogni e quindi la meno fruttuosa in prospettiva futura per il nostro paese.
Era possibile infatti, e scusateci se negli ultimi tempi l’abbiamo scritto ripetutamente, cogliere l’opportunità offerta dalla sospensione dell’attività politica in senso stretto per avviare quella profonda, sistemica e non più rinviabile opera di rinnovamento di cui ogni partito politico italiano ha estrema necessita’ e che, se opportunamente affrontata e risolta, permetterebbe poi di lavorare con buone prospettive di successo al rinnovamento del nostro tessuto sociale, civile ed istituzionale.
Per fare questo era pero’ necessario che tutti i leaders politici acconsentissero a riconoscere il loro palese fallimento, ad ammettere le loro responsabilità ed a fare un passo indietro che aprisse una nuova stagione e soprattutto lasciasse finalmente spazio ad una nuova classe politica. Nuova in senso anagrafico, che’ la spinta alla crescita difficilmente può arrivare dai settantenni, e nuova in senso ideologico, ovvero non figlia e non compromessa con il vecchio tossico sistema che ci ha portati alla rovina ed al declino.
Naturalmente questa indispensabile premessa non si e’ verificata, dunque si e’ scelta la seconda strada, quasi obbligatoria visti i risultati dei sondaggi che sembrano andare tutti in una stessa direzione, ovvero certificare il dato di fatto che gli italiani preferirebbero di gran lunga confermare Monti al governo piuttosto che affidare ancora il loro voto ad uno qualunque dei vecchi politici ed ai loro altrettanto vetusti partiti.
Da qui le prove tecniche di ammucchiata prossima ventura, ovvero un accordo a tre fra Pdl, Pd e Terzo Polo per sostenere o Monti o più probabilmente Passera, in una coalizione elettorale che di fatto darebbe vita ad un nuovo governo destinato a prolungare per anni questa equivoca situazione di stallo politico che presenta molti rischi, a dire il vero.
Non e’ certo possibile fare un paragone con la Germania dove, in una fase di crisi e con un risultato elettorale di sostanziale equilibrio, le principali forze politiche con un atto di responsabilità prima di tutto individuale decisero di dare vita alla Grosse Koalition per non gravare il paese di una pericolosa impasse politica e per governare responsabilmente un difficile passaggio storico.
Se infatti l’ipotesi di una lista elettorale non-politica sostenuta dai principali partiti, gli stessi che stanno peraltro sostenendo il governo Monti, prendesse corpo, questo certificherebbe una definitiva rinuncia della politica alla propria funzione progettuale ed al tempo stesso aprirebbe una lunga stagione di indistinte responsabilità e dunque di indefinite identità che chiuderebbe di fatto tutti gli spazi a quella riapertura di un confronto ampio, profondo ed articolato di cui invece abbiamo un grande bisogno.
L’alibi della necessita’ di garantire all’Italia un periodo di stabilita’ istituzionale per consolidare gli effetti delle manovre di risanamento economico non può e non deve diventare un blocco messo alla altrettanto necessaria, a nostro avviso, necessita’ di aprire una fase di autentico rinnovamento politico.
Se il progetto della grande ammucchiata va in porto, rischiamo di diventare un paese senza più una identità sociale e civile, di scivolare in una sorta di letargia delle idee, di trasformarci in una popolazione lavoratrice per necessita’ ma improduttiva dal punto di vista ideale – e senza idee non esiste un futuro, ma solo un eterno presente senza alcuna precisa connotazione.
La questione non e’ di poco conto e dovremmo farcene carico tutti, perché prima di decidere dove vogliamo andare dovremmo sapere chi siamo oggi e cosa vorremmo diventare domani, ma soprattutto dovremmo chiederci se davvero vogliamo sottrarre alle prossime generazioni non solo la stabilita’ economica – che quella gli e’ già stata tolta da coloro che hanno allegramente speso sulla loro pelle – ma anche il diritto ad avere una identità, un senso di riconoscimento con il loro paese, il desiderio e la volontà di contribuire a migliorarlo non solo pagando il debito pubblico ma anche con le idee.
Se ancora vorremo riconoscere a queste ultime diritto di cittadinanza e di rappresentanza.

Due sono le questioni di fondo . La prima è che non si tratta tanto di rottamare le persone ,quanto di rottamare il sistema che permette loro il galleggiamento in ogni fase di criticità ed in ogni tempo . La seconda è chiarire e chiarirsi bene sul significato da dare al termine “politica”.
Si tratta di due problematiche profondamente culturali.