Dobbiamo dirlo, eravamo scettici su Christine Lagarde, specie dopo l’uscita di scena di quel Mario Draghi che molti rimpiangono ancora, e temevamo che la Bce avrebbe assunto un ruolo secondario nel panorama delle Istituzioni Europee, per mancanza di quella personalità che occorre in un ruolo istituzionale tanto importante. Detto che qualche riserva sul Governatore la manteniamo ancora, dobbiamo però dire con chiarezza che le decisioni del Board della Bce dimostrano personalità e forza, in un momento tanto delicato, con la Corte Costituzionale tedesca che aveva recentemente gettato olio sul fuoco alimentando il rischio di disgregazione europea che, dopo la sentenza della corte stessa, era parsa realistica. La Bce invece, non solo ha rimandato al mittente la decisione della Corte di Karlsruhe ma ha anche ridimensionato gli aiuti della Commissione Europea, quali il Mes, il Sure e pure ilo Recovery Fund che a questo punto diventano meno impellenti e meno urgenti rispetto a prima, perché la potenza di fuoco messa in campo dalle autorità monetarie di Francoforte, pare realmente massiccia e dovrebbe spegnere le tensioni recenti sui debiti. La Bce ha finalmente preso il toro per le corna e ha deciso di essere una vera banca centrale, estendendo da 750 a 1350 miliardi il suo nuovo programma di acquisto di titoli nazionali, il cosiddetto Pepp. Il debito italiano che finirà in Bce potrebbe raggiungere la soglia dei 184 miliardi di euro, e per il nostro paese potrebbe essere un costo quasi zero in ragione del fatto che il Comitato delle Banche Centrali retrocede al Tesoro di ogni paese quasi tutti gli interessi percepiti sui titoli pubblici che detiene. Il Pepp di fatto rappresenta una azione collaterale al Recovery Fund ma diversa nella sostanza. La Bce compra titoli per sostenere i debiti sovrani (anche in caso di bond spazzatura, in seguito a possibili downgrade), mentre il Recovery fund consiste nella concessione di prestiti o contributi (non a fondo perduto se non per una parte irrisoria) ai Paesi membri. In questo modo dunque, ci sono altri 600 miliardi di euro pronti ad essere impiegati per l’acquisto di bond sovrani.
La Bce , tramite il suo Presidente, ha comunque ribadito che le future dismissioni del portafoglio titoli non interferiranno con la politica monetaria e i suoi obiettivi. In buona sostanza Francoforte continuerà a fare la sua parte per sostenere i debiti sovrani, ma senza stravolgere la sua missione storica di controllo della politica monetaria. Non è finita qui, perché nella conferenza stampa al termine del direttivo, Lagarde ha nuovamente rassicurato circa l’acquisto di titoli di Stato in caso di downgrade a junk. Questo significa che molti di coloro i quali speculavano sul nostro paese, dovranno ritirarsi in buon ordone, molto probabilmente. L’Eurotower si è infatti lasciata aperta ogni opzione sull’ipotesi di estendere i suoi piani di acquisti di titoli a emissioni con rating sotto il livello investment grade, spesso chiamati junck bonds. Quindi un brava Christine, questa volta, ci sta tutto ! Infine la Bce ha drasticamente rivisto in peggio le previsioni sul Pil dell’area euro 2020 a causa della pandemia di Covid-19. Ora stima una caduta dell’8,7%, cui dovrebbe seguire un rimbalzo del 5,2% nel 2021 e un ulteriore più 3,3% nel 2022.
Saverio Berlinzani

Questo editoriale dimostra che se la BCE si comporta (finalmente) da vera banca centrale i meccanismi di aiuto ( quasi tutti prestiti costosi) agli stati escogitati dalla Commissione Ue (Mes e Ricovery Fund) non serviranno più a niente.