Il 12 ottobre è sempre più vicino. In quel giorno il governo dovrebbe dare il via al protocollo sul welfare del 23 luglio. Lo slittamento rispetto al varo della Finanziaria è stata un prima vittoria della sinistra radicale che ora però, soprattutto con Rifondazione comunista, alza i toni e fa la voce grossa. Ferrero, ministro, e Giordano, segretario del partito, hanno detto a chiare lettere che se fin dalla riunione del consiglio dei ministri non ci saranno “modifiche significative sul terreno della previdenza come sulla lotta alla precarietà” il Prc non voterà il testo. L’ultimatum è una sorta di bomba ad orologeria. La posizione iniziale di governo e sindacati era “l’intesa non si tocca”, poi Prodi ha fatto un’apertura sulla possibilità di modifiche in sede di discussione parlamentare. Ai sindacati la cosa non è andata molto giù anche perché la mossa, di fatto, rafforzava la posizione del no al referendum, comunque Cgil Cisl e Uil hanno fatto buon viso a cattivo gioco e si sono detti disponibili a riaprire la partita sul welfare a patto che tutte le eventuali modifiche siano concordate con le parti interessate, sindacati compresi. In pratica il timore è quello di essere scavalcati dall’ala radicale al governo. Ora l’accelerazione impressa da Rifondazione, modifiche subito nel consiglio dei ministri, rappresenta proprio lo scavalcamento politico dei sindacati. Prodi si trova così fra l’incudine e il martello. Dini ha detto che non va toccata una virgola, Damiano, ministro del lavoro anche, Giordano invece sostiene che bisogna cambiare. Se tutti sono sinceri, la sorte dell’esecutivo è appesa a un filo, anche se all’ultimo momento potrebbe essere trovato un escamotage per riuscire a quadrare il cerchio. Rifondazione comunque sembra davvero intenzionata a non mollare. Del resto la partita che sta giocando Giordano è per la sopravvivenza. E la stessa cosa vale per i Comunisti italiani, che però si sono limitati a chiedere modifiche a livello parlamentare. Se Rifondazione, anche per distinguersi dai Comunisti, non dimostra di ottenere concessioni significative alle proprie posizioni, non ha più ragion d’essere e viene risucchiata su una posizione di stampo socialdemocratico che è premiante per sindacati e PD ma non certo per chi, negli anni, si è fatto interprete dell’ala più radicale del movimento. Sul piano politico la partita è tutta qui. Sullo sfondo, per la sinistra, la costruzione del partito del socialismo rivoluzionario, meglio noto come partito del pomodoro, sull’esempio olandese. Ne ha parlato lo stesso ministro Ferrero che ha citato proprio il caso olandese sottolineando come in quel contesto il partito del pomodoro abbia portato a casa il 17% dei suffragi. Ora in Italia sarà perseguita la strada di una “federazione dal basso” per raggiungere il risultato sperato e per creare “quella massa critica a sinistra che sulla Finanziaria ha dato frutti positivi”. Prossime puntate della partita, il voto referendario dei lavoratori, il consiglio dei ministri del 12 e la manifestazione di piazza del 20 ottobre.

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