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Prostituzione e sfruttamento, l’ipocrisia e i danni della non-legalità

L’acquisto di prestazioni sessuali non è un reato. E non commette reato chi, maggiorenne e consenziente, si prostituisce. La legge punisce gestione e sfruttamento della prostituzione. Insomma è reato il mercato. E, in teoria, se una persona che si prostituisce fa tutto da sé, senza intermediari, può anche guadagnare soldi senza doverne dare ragione al Fisco, ché questi introiti non esistono. Qualche volta il Fisco si è fatto sentire ed ha preteso. Come anche le stesse persone prostitute che, in un afflato civico e di diritto, hanno cercato di registrare i propri introiti. Ma sono eccezioni che confermano la regola: prostituirsi è un’attività esentasse.

di Vincenzo Donvito | 23 Aprile 2026

L’acquisto di prestazioni sessuali non è un reato. E non commette reato chi, maggiorenne e consenziente, si prostituisce. La legge punisce gestione e sfruttamento della prostituzione. Insomma è reato il mercato. E, in teoria, se una persona che si prostituisce fa tutto da sé, senza intermediari, può anche guadagnare soldi senza doverne dare ragione al Fisco, ché questi introiti non esistono. Qualche volta il Fisco si è fatto sentire ed  ha preteso. Come anche le stesse persone prostitute che, in un afflato civico e di diritto, hanno cercato di registrare i propri introiti. Ma sono eccezioni che confermano la regola: prostituirsi è un’attività esentasse.

E’ questo il contesto in cui va considerata la notizia che alcune persone sono state individuate, con tanto di telefoni sotto controllo, mentre pagavano per i propri piaceri sessuali. Che è diventata notizia solo perché si tratta  di  vip, dello sport nella fattispecie.

La conseguenza di questo contesto giuridico è che, siccome non tutti sono imprenditori di se stessi, la legge favorisce illegalità. In uno di quei contesti, il desiderio sessuale, per cui la domanda c’è sempre e l’offerta dilaga. Con gli imprenditori che diventano bande, che collimano con tutto ciò che di illegale, violento e criminale circonda una banda.

Insomma, per l’ipocrisia  religiosa/perbenista che in qualche modo bisogna indurre le persone a non prostituirsi, è meglio favorire la criminalità che prendere atto della realtà e legalizzare anche il mercimonio del corpo. 
Da considerare anche l’assenza di una disciplina sanitaria, che fa male ad entrambi gli attori del rapporto sessuale a pagamento.

E pensare che a favore della legalizzazione ci sono anche forze politiche che fanno parte della maggioranza, incluse quelle che oggi sono opposizione.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Editoriale

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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