A proposito di “marcette” fascistoidi su Roma
Secondo un vecchio adagio della politologia, se un popolo intende difendere il proprio Paese da un pericolo mortale è meglio che entri in guerra rappresentando, incarnando, una democrazia, non una dittatura
Alcuni sostenitori di Mussolini ritengono di poter rivalutare il dittatore italiano sulla base di varie tesi. Particolarmente interessante è quella per cui il “Duce” fece bene sino allo scoppio della guerra: è solo da lì in poi che non ne azzeccò una. E dopotutto non fu colpa sua neppure l’entrata in guerra perché egli, poveretto, vi fu costretto. A parte il fatto che avrei qualcosa – anzi tanto – da ridire sul “bene” che il cosiddetto “Duce” fece all’Italia prima della Seconda Guerra Mondiale: a parte questo, ripeto, non credo sia difendibile neppure la tesi di un Mussolini stretto in un abbraccio mortale da Hitler. A tal proposito, infatti, si può partire da una prima, semplice osservazione: e cioè che lo spagnolo Francisco Franco fu a propria volta spronato ad entrare in guerra dai nazisti, ma egli non si piegò: eppure il suo debito nei confronti di Berlino era ben maggiore di quello del “Duce”. Fu a lui, infatti, e non a Mussolini, che Hitler inviò truppe scelte capaci di spostare gli equilibri durante la Guerra civile spagnola. Ciò significa che dire di no ad Hitler era possibile. Certo, Franco permise a delle truppe “volontarie” di combattere in Urss contro Stalin, ma questo non gli impedì di evitare guai alla fine della guerra. Mussolini gettò il Paese in un conflitto terribile confidando in una rapida vittoria della Germania. Mi sfugge cosa pensasse sarebbe successo dopo una definitiva vittoria nazista: credeva veramente che Hitler non avrebbe volto altrove il suo sguardo vorace? Una cosa è certa, e lo dico anche pensando ai signori di Forza Nuova, e ai loro ridicoli progetti di marcette fascistoidi su Roma: l’Italia combattè due guerre mondiali: nella prima vinse, e non c’era la dittatura, nella seconda c’era e sappiamo come è andata a finire. E’ stata proprio la retorica fascista dell’uomo italico super virile che ha fatto sembrare molto poco virile, e coraggioso, il nostro esercito e il nostro popolo. Una “figuraccia mondiale” che ci portiamo appresso ancora ora, grazie a Mussolini. I signori di Forza Nuova vogliano forse continuare a farci fare figure del genere? Non gliene è bastata una? Secondo un vecchio adagio della politologia, se un popolo intende difendere il proprio Paese da un pericolo mortale è meglio che entri in guerra rappresentando, incarnando, una democrazia, non una dittatura: quando la posta in gioco è la propria libertà, infatti, una nazione libera si comporta in guerra in maniera diversa rispetto ad una che non lo è. I britannici non erano più forti dei nazisti, tutt’altro: semplicemente, erano più liberi.
Fabrizio Amadori

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