
Per tutti i cialtro-pensanti del “dal fiume al mare” e di altre corbellerie sesquipedali dello stesso tenore. Questa immagine non vi suscita nemmeno un dubbio? Ho il sospetto che molti non sappiano neppure cosa rappresenti.
Quella che vedete è la Menorah scolpita sull’Arco di Tito, nel Foro Romano. L’arco fu eretto intorno all’81 d.C. per celebrare la vittoria di Tito nella guerra giudaica e la conquista di Gerusalemme del 70 d.C., culminata con la distruzione del Secondo Tempio.
La Menorah raffigurata nel rilievo faceva parte del bottino portato a Roma dalle legioni vittoriose. Attorno alla sua sorte sono nate nei secoli numerose leggende popolari. La più famosa racconta che, dopo le invasioni e le turbolenze che attraversarono Roma, il candelabro sacro sarebbe stato nascosto o addirittura finito nelle acque del Tevere, nei pressi dell’Isola Tiberina. Non esistono però prove storiche che confermino questa tradizione, che resta una delle tante suggestive leggende della città eterna.
Ora, una domanda semplice: se quel rilievo esiste da quasi duemila anni nel cuore di Roma, non vi viene il dubbio che il legame storico tra il popolo ebraico e Gerusalemme sia documentato ben prima delle narrazioni ideologiche contemporanee?
No? Nemmeno una domanda o un dubbio? Sarebbe davvero pretendere troppo?
Piero Terracina

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