
Il Medio Oriente è sospeso sul filo del rasoio di una drammatica contraddizione diplomatica e militare. Da un lato, il Libano è precipitato nel caos e nel terrore, con una massiccia ondata di civili in fuga verso il nord a causa dei devastanti raid aerei israeliani che hanno colpito duramente il sud del Paese e le aree periferiche di Beirut. Dall’altro, i canali della grande diplomazia internazionale tentano disperatamente di evitare il punto di non ritorno. Dopo una cruciale e tesa telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu, il Presidente degli Stati Uniti ha rassicurato la comunità globale affermando con forza: “I colloqui con l’Iran vanno avanti”.
Nelle ultime ore la violenza dei bombardamenti ha raggiunto picchi critici. Secondo fonti giornalistiche locali e l’emittente L’Orient Le Jour, i caccia di Tel Aviv hanno preso di mira diverse località strategiche, provocando ingenti danni alle infrastrutture e mietendo vittime innocenti. Un attacco violentissimo nei pressi dell’ospedale Jabal Amel di Tiro ha causato almeno 6 morti e 23 feriti, sventrando parzialmente la struttura sanitaria e costringendo il personale al trasferimento d’urgenza dei pazienti.
Il timore di un’imminente invasione di terra o di un attacco totale sulla capitale ha spinto il governo di Beirut a ordinare la chiusura precauzionale di tutte le scuole. Intere famiglie, stipate su auto cariche di masserizie, stanno intasando le principali arterie stradali dirette a nord, nel disperato tentativo di sottrarsi alla pioggia di missili.
L’improvviso inasprimento delle operazioni israeliane ha rischiato di far saltare l’architettura negoziale costruita con enorme fatica dagli Stati Uniti. Poche ore fa, la squadra diplomatica della Repubblica Islamica dell’Iran aveva minacciato di sospendere i colloqui indiretti con Washington, accusando apertamente lo Stato ebraico di compiere sistematici crimini in Libano per far deragliare la tregua.
Di fronte al rischio di un blocco totale dello strategico Stretto di Hormuz paventato dai Pasdaran, Donald Trump è intervenuto direttamente. Durante il colloquio telefonico, i media israeliani (tra cui Channel 12) riferiscono che l’inquilino della Casa Bianca ha esercitato un forte pressing sul premier Netanyahu, intimando uno stop alle offensive non coordinate su Beirut e ribadendo la centralità del dialogo con Teheran per raggiungere un accordo storico.
Con il consueto pragmatismo comunicativo, Trump ha cercato di rassicurare i mercati e l’opinione pubblica globale, dichiarando che un compromesso potrebbe essere raggiunto già la prossima settimana. In una nota ripresa dall’ANSA, il tycoon ha rivelato di aver avviato contatti indiretti persino con la leadership di Hezbollah, confermando che l’organizzazione sciita sarebbe disposta ad accettare una proposta statunitense di cessate il fuoco completo. “Non ci saranno attacchi a Beirut, i combattimenti cesseranno”, ha assicurato il leader americano.
Nonostante l’ottimismo ostentato da Washington, l’analistica internazionale rimane scettica. Benjamin Netanyahu si trova stretto tra le pressioni della Casa Bianca e le esigenze della propria coalizione di governo, intenzionata a estendere le operazioni militari in territorio libanese per neutralizzare definitivamente la minaccia dei razzi al confine nord. Nelle prossime ore si capirà se l’asse diplomatico Trump-Teheran terrà o se il Libano sarà destinato a trasformarsi nell’ennesimo teatro di una guerra senza fine.
Giuseppe Basilico

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