
Non basta l’epidemia di Ebola. Nella Repubblica Democratica del Congo il virus si diffonde in un territorio già devastato da conflitti armati, sfollamenti e fame. L’Organizzazione mondiale della sanità parla di una “catastrofica collisione tra malattia e guerra” nell’est del Paese. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha spiegato che il virus sta avanzando in un contesto in cui insicurezza, attacchi alle strutture sanitarie e continui movimenti di popolazione rendono estremamente difficile tracciare i contatti e isolare i malati. “Non possiamo costruire la fiducia della comunità né fermare il contagio mentre cadono le bombe”, ha dichiarato. L’epidemia è causata dal ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini approvati né cure specifiche. In assenza di strumenti terapeutici efficaci, diventano fondamentali le tradizionali misure di contenimento, già però fortemente ostacolate dalla situazione sul terreno. Il focolaio si è esteso oltre le aree inizialmente colpite e continua ad avanzare anche verso regioni confinanti. Secondo le autorità sanitarie il contagio si trasmette soprattutto all’interno delle famiglie durante l’assistenza ai malati e in occasione di funerali non sicuri. A complicare ulteriormente la risposta sanitaria è la presenza di numerosi gruppi armati nell’est del Congo. Le violenze contro civili, villaggi e strutture mediche stanno limitando l’accesso agli aiuti umanitari e interrompendo servizi essenziali già fragili. La crisi sanitaria si intreccia inoltre con una grave emergenza alimentare. Fame e malattia, ha ricordato Tedros, si alimentano a vicenda: le persone indebolite dalla malnutrizione sono più vulnerabili alle infezioni. Particolarmente esposti i bambini, che oltre al rischio diretto del contagio subiscono le conseguenze del collasso dei servizi sanitari, educativi e nutrizionali. Molti perdono i genitori o vengono isolati dalle comunità a causa della paura e dello stigma. Nonostante le difficoltà, l’Oms e le agenzie delle Nazioni Unite continuano a operare sul campo con personale d’emergenza, forniture mediche e campagne informative nelle lingue locali per contrastare la disinformazione e rafforzare la fiducia nelle comunità. L’appello finale dell’Oms è per un cessate il fuoco immediato che permetta alle squadre mediche e umanitarie di raggiungere in sicurezza le popolazioni colpite. Secondo Tedros, fermare la diffusione del virus dipende soprattutto dalla possibilità di garantire accesso umanitario alle aree coinvolte.
Angelo Santoro

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