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Programma e primarie: così la sinistra può scegliere davvero

Viene prima il programma o vengono prima le primarie? Il dilemma che divide Elly Schlein e Giuseppe Conte è meno insolubile di quanto appaia: non si possono convocare le primarie senza aver definito il perimetro dell’alleanza, i suoi valori e una base programmatica condivisa. Ma non si può pretendere che partiti diversi cancellino ogni divergenza prima di rivolgersi agli elettori.

di Enrico Rossi | 5 Agosto 2026

Viene prima il programma o vengono prima le primarie? Il dilemma che divide Elly Schlein e Giuseppe Conte è meno insolubile di quanto appaia: non si possono convocare le primarie senza aver definito il perimetro dell’alleanza, i suoi valori e una base programmatica condivisa. Ma non si può pretendere che partiti diversi cancellino ogni divergenza prima di rivolgersi agli elettori. Il campo largo, o progressista, dovrebbe partire dai punti che hanno portato quei partiti stare insieme: difesa della Costituzione, sanità e scuola pubblica, salari e lavoro dignitoso, giustizia fiscale, diritti civili e sociali, transizione ecologica e un’Europa più autonoma e impegnata per la pace. Sui temi ancora controversi – dall’Ucraina e dall’invio di armi alla difesa europea, fino alla tassazione dei grandi patrimoni – le posizioni andrebbero dichiarate con chiarezza e affidate al giudizio degli elettori dell’alleanza.

Le primarie non sarebbero così una gara tra leader o partiti, ma un congresso aperto dello schieramento progressista. Ogni candidato presenterebbe le proprie priorità e la propria linea sulle questioni irrisolte. Chi vince dovrebbe rispettare il programma comune, rappresentare l’intera coalizione e assumere un mandato politico anche sui nodi sottoposti al voto. Il pluralismo non si supera nascondendo le differenze, ma trasformandole democraticamente in una scelta comune. È questa la forza di un’alternativa progressista.

Il tempo, però, sta finendo. Le destre governano e occupano ogni spazio, mentre l’opposizione continua a discutere delle procedure con cui, forse, un giorno, deciderà che cosa fare. Siamo in Zeitnot, come negli scacchi: poco tempo e mosse decisive ancora da compiere. Il programma va scritto subito, le divergenze dichiarate senza ipocrisie e la guida affidata agli elettori. Poi, tutti uniti per battere la destra.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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