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Profumo di ribellione. E rivalsa. E di guerra civile. Purtroppo.

Gli unici contenti e sereni, per ora, sono i dipendenti pubblici che non hanno avuto perdite finanziarie e, magari, buon per loro, umane.

di Carla Ceretelli | 24 Maggio 2020

A che cosa serve la task force degli struzzi. A proclamare che tutto ciò che accadrà d’ora in poi è colpa nostra.

Seguire la  rassegna stampa,  in questi giorni fa venire i brividi. Nonostante  la libera uscita dal lock down. O, contemporaneamente, in funzione della medesima, che potrebbe diventare pericolosa  senza il rispetto   delle regole.

Perché ancora non è finita la pandemia, anche se ci sentiamo tutti alleggeriti. Ma non è ancora il momento di abbassare la guardia. Ricominciare a vivere in leggerezza non significa darsi alla pazza gioia, come qualcuno intende.

Gli italiani sono stanchi di essere presi in giro. Da un tizio calato da non si sa dove che con rocamboleschi ghirigori da azzeccagarbugli egoico, qual è,  ci ha preso per il naso esorbitando,  e, alla fine della fiera,  esagerando.

Gli unici contenti e sereni, per ora, sono i dipendenti pubblici che non hanno avuto perdite finanziarie e, magari,  buon per loro,  umane.

Altri dipendenti privati   hanno avuto la fortuna di  continuare  a lavorare in remoto o in location non perdendo un euro, anzi. Percependo lo stipendio pari pari. Quelli che, per loro fortuna, appartengono a   a settori  di prima necessità   i cui datori di lavoro  hanno visto addirittura  crescere il fatturato.  

Con due pesi e due misure, seppur necessarie,  da parte dello stato che, però,  aveva assicurato protezione per i segregati, una volta liberati.  Quelli che hanno dovuto,  costretti per ragion di stato sanitaria,  chiudere senza difesa  e che ora alla riapertura, coraggiosamente hanno ripreso l’attività seppure  in perdita conclamata. Due su tre, addirittura, senza la promessa liquidità che il premier,  giurin giurello,  proclamava  a gran voce in  ogni dpcm.

Siamo convinti, almeno in maggioranza, che la fase uno,  anche se oggi molti nodi vengono al pettine, è stata gestita al meglio, chiedendo ai cittadini di restare a casa per non rischiare di  ingolfare le rianimazioni. Con intubazioni,  allora ritenute unica cura salvavita. Naturalmente  non è il caso di recriminare quello che è stato e gli errori che sono stati fatti. Ci penserà la magistratura. Si fa per dire. D’altra parte all’inizio,   siamo stati colti davvero, da  un imprevedibile tsunami che ha mandato in tilt le menti di coloro che dovevano fare scelte francamente difficili senza conoscere il nemico.

Nonostante che  oggi si dica,  e forse è vero,  che il contagio fosse già in atto almeno da metà dicembre.  In Italia. Col senno di poi…

Ma il nobile, nomen omen, ha  abusato della paura, giustificatissima,  del virus, promettendo a banda larga qualsiasi cosa, pur di ottenere il distanziamento sociale.  

Mentendo sapendo di mentire.

E ora, vedendo sfuggire il potere quasi tirannico  strappato senza colpo ferire, ha tentato il coupe de theatre .  Ma pare che   proprio il Capo dello Stato, abbia  voluto la  riformulazione di  una norma, prevista nella prima bozza del dl rilancio, che aveva suscitato polemiche  tra politici e costituzionalisti e che prevedeva la proroga, appunto,  di sei mesi   dello stato   d’emergenza.

Ora, non siamo in grado, almeno io non lo sono,  di decidere se l’innominato, non si sa quanto illuminato, ha fatto bene o male a salvarlo. Questo governo. O comunque il ministro incriminato.  Credo che qualunque scelta avrebbe dato adito a raccapriccianti critiche. In un senso o nell’altro.

Certo è che la gente non ne può più di sentir parlare di mascherine  e distanziamenti. Quando il troppo stroppia si ottiene l’effetto contrario e allora si assiste a rigurgiti  di  sgangherata movida. Specie  da parte dei giovani liberi da scuola e orma in vacanza doppia. Da  lock down Governativo  o  quella  scolastica effettiva. A parte gli esaminandi sotto torchio che ricorderanno e  racconteranno per tutta la vita  questa esperienza unica. Almeno si spera. Mentre naturalmente si svolge il consueto muro contro muro all’interno di una maggioranza assurda. Stavolta sul precariato insegnanti. E  sulle risorse  alle  scuole  paritarie . In momenti in cui la scuola pubblica  fa acqua e le paritarie sopperiscono alle di lei mancanze. Non vedo alcuno scandalo nella collaborazione fra pubblico e privato. Lo scandalo arriva quado si gestiscono male e si ruba da una parte e dall’altra.  E questo vale, a mio avvio,  anche nella sanità. E’ la gestione sbagliata,  non il concetto in sé.  Anzi è un arricchimento, un valore aggiunto.

Che barba che noia.

Mentre altri disperati,  giovani senza spiragli di futuro,   famiglie e imprenditori,  non hanno un  problema ludico bensì  di sopravvvenza. Perché i sghei promessi non sono arrivati e probabilmente non arriveranno nonostate il dl risveglio o come caspita si chiama. Ah si, rilancio. Ma di che.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: capo dello stato, emergenza, euro, futuro, giovani, governo, italia, lavoro, magistratura, misure, sanità, scuola, scuola pubblica, tutta la vita

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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