A che cosa serve la task force degli struzzi. A proclamare che tutto ciò che accadrà d’ora in poi è colpa nostra.
Seguire la rassegna stampa, in questi giorni fa venire i brividi. Nonostante la libera uscita dal lock down. O, contemporaneamente, in funzione della medesima, che potrebbe diventare pericolosa senza il rispetto delle regole.
Perché ancora non è finita la pandemia, anche se ci sentiamo tutti alleggeriti. Ma non è ancora il momento di abbassare la guardia. Ricominciare a vivere in leggerezza non significa darsi alla pazza gioia, come qualcuno intende.
Gli italiani sono stanchi di essere presi in giro. Da un tizio calato da non si sa dove che con rocamboleschi ghirigori da azzeccagarbugli egoico, qual è, ci ha preso per il naso esorbitando, e, alla fine della fiera, esagerando.
Gli unici contenti e sereni, per ora, sono i dipendenti pubblici che non hanno avuto perdite finanziarie e, magari, buon per loro, umane.
Altri dipendenti privati hanno avuto la fortuna di continuare a lavorare in remoto o in location non perdendo un euro, anzi. Percependo lo stipendio pari pari. Quelli che, per loro fortuna, appartengono a a settori di prima necessità i cui datori di lavoro hanno visto addirittura crescere il fatturato.
Con due pesi e due misure, seppur necessarie, da parte dello stato che, però, aveva assicurato protezione per i segregati, una volta liberati. Quelli che hanno dovuto, costretti per ragion di stato sanitaria, chiudere senza difesa e che ora alla riapertura, coraggiosamente hanno ripreso l’attività seppure in perdita conclamata. Due su tre, addirittura, senza la promessa liquidità che il premier, giurin giurello, proclamava a gran voce in ogni dpcm.
Siamo convinti, almeno in maggioranza, che la fase uno, anche se oggi molti nodi vengono al pettine, è stata gestita al meglio, chiedendo ai cittadini di restare a casa per non rischiare di ingolfare le rianimazioni. Con intubazioni, allora ritenute unica cura salvavita. Naturalmente non è il caso di recriminare quello che è stato e gli errori che sono stati fatti. Ci penserà la magistratura. Si fa per dire. D’altra parte all’inizio, siamo stati colti davvero, da un imprevedibile tsunami che ha mandato in tilt le menti di coloro che dovevano fare scelte francamente difficili senza conoscere il nemico.
Nonostante che oggi si dica, e forse è vero, che il contagio fosse già in atto almeno da metà dicembre. In Italia. Col senno di poi…
Ma il nobile, nomen omen, ha abusato della paura, giustificatissima, del virus, promettendo a banda larga qualsiasi cosa, pur di ottenere il distanziamento sociale.
Mentendo sapendo di mentire.
E ora, vedendo sfuggire il potere quasi tirannico strappato senza colpo ferire, ha tentato il coupe de theatre . Ma pare che proprio il Capo dello Stato, abbia voluto la riformulazione di una norma, prevista nella prima bozza del dl rilancio, che aveva suscitato polemiche tra politici e costituzionalisti e che prevedeva la proroga, appunto, di sei mesi dello stato d’emergenza.
Ora, non siamo in grado, almeno io non lo sono, di decidere se l’innominato, non si sa quanto illuminato, ha fatto bene o male a salvarlo. Questo governo. O comunque il ministro incriminato. Credo che qualunque scelta avrebbe dato adito a raccapriccianti critiche. In un senso o nell’altro.
Certo è che la gente non ne può più di sentir parlare di mascherine e distanziamenti. Quando il troppo stroppia si ottiene l’effetto contrario e allora si assiste a rigurgiti di sgangherata movida. Specie da parte dei giovani liberi da scuola e orma in vacanza doppia. Da lock down Governativo o quella scolastica effettiva. A parte gli esaminandi sotto torchio che ricorderanno e racconteranno per tutta la vita questa esperienza unica. Almeno si spera. Mentre naturalmente si svolge il consueto muro contro muro all’interno di una maggioranza assurda. Stavolta sul precariato insegnanti. E sulle risorse alle scuole paritarie . In momenti in cui la scuola pubblica fa acqua e le paritarie sopperiscono alle di lei mancanze. Non vedo alcuno scandalo nella collaborazione fra pubblico e privato. Lo scandalo arriva quado si gestiscono male e si ruba da una parte e dall’altra. E questo vale, a mio avvio, anche nella sanità. E’ la gestione sbagliata, non il concetto in sé. Anzi è un arricchimento, un valore aggiunto.
Che barba che noia.
Mentre altri disperati, giovani senza spiragli di futuro, famiglie e imprenditori, non hanno un problema ludico bensì di sopravvvenza. Perché i sghei promessi non sono arrivati e probabilmente non arriveranno nonostate il dl risveglio o come caspita si chiama. Ah si, rilancio. Ma di che.
Carla Ceretelli

Lascia un commento