Prodi ha lasciato la politica attiva. La notizia non è di poco conto. Non solo perché abbandona la scena uno degli uomini politici che più ha influito sulla storia recente del nostro Paese, prima come presidente dell’Iri poi come ministro e presidente del consiglio, ma perché l’abbandono avrà conseguenze importanti sull’evoluzione del PD. Con Prodi infatti finisce il prodismo. Che cosa abbia significato questo movimento l’ha messo perfettamente in luce Galli della Loggia in un azzeccato fondo sul Corriere della Sera. Con il crollo del Muro di Berlino il comunismo era morto e sepolto. Il socialismo democratico, che aveva vinto la sfida con il marxismo in tutti i paesi europei, si apprestava a trionfare anche in Italia. In una prima fase a scongiurare il pericolo ci pensò tangentopoli. L’attacco della magistratura militante fu portato avanti con una freddezza e una razionalità incredibili. Certo, i socialisti offrirono più di uno spunto. Il grande capitale ci mise del suo per liberarsi di un sistema politico che, dopo il crollo del comunismo, non serviva più. Ma la benzina nel motore di tangentopoli veniva indubbiamente dalla volontà di chi era stato comunista di non morire socialista. Il disegno riuscì in pieno. Il problema politico però non era risolto. Se chi era stato comunista non diventava socialista cosa poteva essere allora? Prodi fornì la risposta. L’Ulivo prima e il partito democratico poi sono stati il tentativo, riuscito, di saldare parte della tradizione comunista con quella cattolica. L’unione dei riformismi, dicevano. Almeno di alcuni. In quegli anni il dramma del socialismo è stato quello di avere al vertice sono delle mezze figure. Chi aveva gli attributi era stato invischiato in tangentopoli, chi non li aveva, e guidava il partito, era funzionale allo scopo. E in un primo momento infatti la tradizione socialista si ritrovò nel progetto dell’Ulivo e in prospettiva nel nuovo partito unico del riformismo. Pensavano, i socialisti, di poter guidare il processo. Quando si accorsero che erano solo dei vasi di coccio fra vasi di ferro, si chiamarono fuori. Ma senza un disegno di grande respiro, senza ambizioni, senza progetti. Pensarono a sopravvivere non a vivere. Il resto è storia recente e il trattamento che ha riservato loro Veltroni è cosa troppo recente per tornarci sopra. Ora però con il ritiro di Prodi e con il conseguente, inevitabile, sfaldamento della componente cattolica del PD, si apre una nuova partita. Si distribuiscono nuove carte. L’asse fra vetero marxisti e vetero cattolici è morto e sepolto. Già i cattolici contavano poco all’interno del partito, da ora in avanti non conteranno niente. Meno di zero. Gli orfani del marxismo non hanno più punti di riferimento. Da soli non possono andare avanti. Ora hanno bisogno del puntello socialista. Può essere l’occasione giusta per pareggiare i conti. Dopo le elezioni e la disfatta socialista ci sarà chi, nel PS, alzerà la bandiera e porterà i naufraghi dentro il Partito Democratico. Se avrà forza e capacità potrà dare il via ad una lenta opera di riconquista interna e trasformare il PD nella casa italiana del socialismo europeo. Non sarà facile ma è uno sbocco possibile. A patto che nel frattempo dalle ceneri socialiste sorga un nuovo leader capace di portare avanti l’impresa.
Giancarlo Magni

“Quindi come dicevo in altro intervento. Laici e socialisti hanno una sola strada. Votare socialista”.
Accreditando così le candidature di ex comunisti , ex-socialisti e comunisti , ed omosessuali non ex.
Davvero ,Mercanzin ,una prospettiva logica ed entusiasmante!
Quanto al “trasformare il PD nella casa italiana del socialismo europeo.”,osservo che,d’accordo , siamo in periodo pasquale ,ma sperare che una pulizia generale interna riesca a trasformare un colcos in un castello mi sembra vana speranza. Ma come giustificazione personale(non richiesta) può andar bene ,lo ammetto.
Bella la tua analisi Giancarlo,: è la sintesi conclusiva che stride: NON E MAI SUCCESSO CHE SI SIA CAMBIATO UN PARTITO DIVERSO DALL’INTERNO: CHI CI HA PROVATO, O HA MILLANTATO CREDITO, ALLA FINE E’ RIMASTO INVISCHIATO NEGLI INGRANAGGI, e, quel che è PEGGIO, combattuto i vecchi amici rimasti fuori.
Quindi come dicevo in altro intervento. Laici e socialisti hanno una sola strada. Votare socialista.
Del resto: cosa avrebbe impedito a D’Alema e Veltroni di DIVENTARE SOCIALISTI DAL MOMENTO STESSO CHE I SOCIALISTI NON C’ERANO PIU’, e loro erano gli unici rappresentanti del PSE in Italia?
E tu pensi che ti lascierebbero A CUOR LEGGERO – entrare nel loro PADDOCK, dove pascolano a bocca piena dal sistema finanziario, cooperativo, editorial/mediatico, politico, ecc?
Forse stai sognando, o pensi che possiamo sognarlo noi. Noo! Ognuno deve essere se stesso e i socialisti, così come i laici lo sono. Se i CATTOCOMUNISTI, anche DOSSETTIANI, non trovano più una identità, anziché rimanere CASTA, si sciolgano e confluiscano nei VERI MOVIMENTI EUROPEI. Allora potrebbero anche diventare CREDIBILI.
Ou socialisme ou barbarie. Come in Europa!
Paolo Mercanzin
Prossima tappa per la democrazia e la III^ repubblica la fine di Berlusconi e il berlusconismo, che raccoglie ancora qualche naufrago, più o meno in buona fede, del mondo laico e liberalsocialista.
Francesco Attolico
Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia 338.3156505 attolico.dsepuglia@tele2.it