C’era una volta il 6 politico. Poi arrivò il 18 garantito. Studiavi o non studiavi, ti impegnavi o no, secondo quelle regole post Sessantotto, solo per il fatto che esistevi e respiravi dovevi prendere la sufficienza. A danno di Crispi, delle scienze e della letteratura. Tempi andati! Adesso il senso del dovere nello studio è sicuramente più profondo e convinto e la scuola e l’università sono vissute come diritto e opportunità più che come costrizione, giustamente. Non c’è un minimo garantito per legge nel profitto educativo e culturale. Mentre dovrebbe esserci un minimo garantito per la spesa sociale. Dal diritto allo studio al diritto di sopravvivere. Con gli spiccioli, anche di cartamoneta, che rimangono in tasca dal 10 – 15 di ogni mese, dopo il sorpassato ed inelegante 6 politico, dovremmo invocare l’euro sociale. S’è cominciato con il pane a un euro al chilo, per quattro sei mesi in certe città, bisognerebbe proseguire con una campagna di sensibilizzazione dei commercianti e della filiera alimentare, per inserire in una sorta di tabella di beni primari i prodotti a prezzo sociale. Per carità, non s’invoca l’intervento dello Stato nella gestione del mercato dei prezzi, ma una attenzione degli organi amministrativi per evitare che pane, pasta, benzina, olio, e pancetta costino come un barile di petrolio. Mister Prezzi è stata una bella idea. Ma bisogna riempire le competenze di quell’ufficio con iniziative concrete. Perché tutte le analisi economiche danno cattivo tempo, burrasche varie per la crescita, la ripresa non ci sarà più, l’inflazione torna a correre, l’euro sarà anche sempre più forte, e il dollaro sta pure impallidendo, ma il mercato interno è quello di un vortice di spesa a prezzi quasi pazzi. E non c’è d andare molto lontano per accorgersene, non serve valutare grandi costi dalle assicurazioni ai mutui che, come emerge costantemente, rappresentano una decurtazione netta di metà stipendio per molte famiglie italiane, ma basta fermarsi a vedere certi prezzi anche delle piccole cose quotidiane. Quante mamme, mogli, nuore, fidanzate ci dicono: “avevo venti euro, trenta euro e adesso ho pochi centesimi e non ho comperato niente di importante?!” Significa che partono due, tre , cinque euro per oggetti, prodotti, servizi che una volta costavano esattamente la metà. O forse meno. E due, tre , quattro euro sono quattro, sei otto mila lire. Adesso è tardi per piangere ma quando abbiamo adottato l’euro, abbiamo saltato dei passaggi. Dovevamo pretendere il doppio prezzo in euro e lire almeno un anno, molti avrebbero evitato di fare i furbi, avremmo capito e letto bene e sempre che due euro, quella monetona, erano quasi quattro mila lire, e magari anche la banconota da un euro sarebbe stata utile per abituarci a pesare i prezzi e la valuta. E invece no, vai di fretta, vai di moneta, e vai di carta a basso taglio, quei cinque euro che sembrano spiccioli e una volta (quasi dieci mila lire) ci facevi in pranzo. Difficoltà di crescita, stipendi bloccati, prezzi spesso impazziti, e noi che non siamo stati bravi a pesare i soldi , tutto questo insieme sta generando un mix infernale, da recessione percepita. La prova? Alle macchinette del caffè e degli snack fino a qualche mese fa prendevi brioche, merendine, salatini e bibite con poche decine di centesimi. Adesso certe bibite e snack sono al prezzo secco di un euro. Due euro i sacchetti più prelibati di dolci, frutta fresca pulita, o verdure. Bisogna inventarsi qualcosa. Condividere tutti il disagio, come dice la Costituzione, e varare chessò la “settimana della spesa sociale”, o come in quei negozi in cui c’è tutto a 90 centesimi, provare lo “spaccio per il sostentamento non solo dei cosiddetti meno abbienti ma anche del ceto medio” . Ceto medio che fu.
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Fabrizio Binacchi

C’erano anche gli esami di gruppo. Il secchione studiava il mona taceva, il FURBO SFRUTTAVA, esattamente come ora.
Comunque: il “Capitale Europeo”, non ha consentito i TAGLI CARTACEI. e questo ha distorto la mentalità del cittadino medio: Dall’offerta in CHIESA (battesimi, matrimoni, funerali ecc) alla mancia in trattoria. Cioè nelle “piccole cose, dove non si da soverchia importanze all’obolo. Purtroppo è diventato sentire comune, nonostante i doppi prezzi siano esposti ancora adesso in tutti i prodotti che conosco, anche se in £. è scritto più piccolo.