
Moglie e marito da sei anni lavorano nello stesso Tribunale, area penale. Cancellieri? No, giudice e Pm. È legittimo? Non lo so, ma di regola si applica l’incompatibilità: uno/a va al penale, l’altro/a al civile. Invece stanno nella stessa sezione penale, sono persino entrambi nel Consiglio giudiziario, dove si decide della carriera dei colleghi. Si sono separati. Accade. Ma restano marito e moglie. Si parleranno? Non si sa ora, prima di certo. Il presidente del Tribunale ha avuto qualcosa da obiettare?
No. Ha sottoposto la questione al CSM?
Neppure.
Sono moglie e marito, una è giudice l’altro PM. Stesso Tribunale, stessa area penale. Perfino stessa sezione perché alla giudice viene affidato un processo in cui il marito regge l’accusa.
Qui casca l’asino e si scopre il lato oscuro.
Di regola vige l’incompatibilità, ma il presidente del Tribunale non ha fatto obiezioni né ha chiesto al Csm un parere. Da sei anni dura questa anomalia, e sono stati perfino eletti entrambi nel Consiglio giudiziario, dove si decide della carriera dei colleghi.
A un certo momento si sono separati.
Cosa possiamo fare noi di fronte a questa gestione della magistratura?
Separare le carriere è il minimo.
Marco Taradash

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