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Processo rinviato: moglie e marito Giudice e Pubblico Ministero

Moglie e marito da sei anni lavorano nello stesso Tribunale, area penale. Cancellieri? No, giudice e Pm. È legittimo? Non lo so, ma di regola si applica l’incompatibilità: uno/a va al penale, l’altro/a al civile. Invece stanno nella stessa sezione penale, sono persino entrambi nel Consiglio giudiziario, dove si decide della carriera dei colleghi. Si sono separati. Accade. Ma restano marito e moglie. Si parleranno? Non si sa ora, prima di certo. Il presidente del Tribunale ha avuto qualcosa da obiettare? No. Ha sottoposto la questione al CSM? Neppure.

di Marco Taradash | 8 Febbraio 2026

Moglie e marito da sei anni lavorano nello stesso Tribunale, area penale. Cancellieri? No, giudice e Pm. È legittimo? Non lo so, ma di regola si applica l’incompatibilità: uno/a va al penale, l’altro/a al civile. Invece stanno nella stessa sezione penale, sono persino entrambi nel Consiglio giudiziario, dove si decide della carriera dei colleghi. Si sono separati. Accade. Ma restano marito e moglie. Si parleranno? Non si sa ora, prima di certo. Il presidente del Tribunale ha avuto qualcosa da obiettare?

No. Ha sottoposto la questione al CSM?

Neppure.

Sono moglie e marito, una è giudice l’altro PM. Stesso Tribunale, stessa area penale. Perfino stessa sezione perché alla giudice viene affidato un processo in cui il marito regge l’accusa.

Qui casca l’asino e si scopre il lato oscuro.

Di regola vige l’incompatibilità, ma il presidente del Tribunale non ha fatto obiezioni né ha chiesto al Csm un parere. Da sei anni dura questa anomalia, e sono stati perfino eletti entrambi nel Consiglio giudiziario, dove si decide della carriera dei colleghi.

A un certo momento si sono separati.

Cosa possiamo fare noi di fronte a questa gestione della magistratura?

Separare le carriere è il minimo.

Marco Taradash

Pubblicato in : Editoriale

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

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