Primum vivere. Con questo obbiettivo prioritario, subito dopo le disastrose elezioni del 1976, Bettico Craxi si insediò alla segreteria del PSI e diventò, nonostante il suo fosse solo il terzo partito quanto a consensi elettorali, il protagonista assoluto della politica italiana fino al golpe mediatico-giudiziario del ’92.
Primum vivere è sembrato subito anche l’imperativo di Pier Luigi Bersani nel discorso tenuto in occasione dell’insediamento alla segreteria del PD.
Ma questa è l’unica analogia fra i due eventi separati da trentatrè anni.
c ineludibile dopo le mortificanti esperienze di una Unificazione socialista fallita e di risultati elettorali disastrosi.
Anche il PD, oggi, vive il fallimento elettorale di una unificazione: quella tra ex comunisti ed ex democristiani. Ma, per uscirne, Bersani ha dimostrato di puntare, per l’immediato, alla conservazione, non al rinnovamento.
Le prime mosse, la scelta degli uomini suoi, gli organigrammi, i dosaggi con il bilancino ed anche il linguaggio, sono tesi a rassicurare: ciò al fine di contrastare l’emorragia strisciante di esponenti che se ne vanno. Bersani sta parlando a coloro che già hanno votato PD, non a nuovi potenziali elettori.
E’ l’uomo per la ripartenza, coi dovuti aggiustamenti, di un progetto in difficoltà; non si è assunto il compito di disegnarne uno nuovo.
In questo il suo pragmatismo gli è di aiuto, così come lo stile sobrio e l’immagine di serietà che lo caratterizzano.
Tutto ciò vale anche per la condotta all’esterno del PD: verso la maggioranza attuale e verso i potenziali alleati. Alla prima ha fatto balenare la possibilità di un confronto positivo in parlamento per alcune riforme: bicameralismo perfetto, numero dei parlamentari, legge elettorale: forse, chissà, anche la giustizia. Ai potenziali alleati (compresa l’UDC) Bersani offre la fine del diktat veltroniano “sciogliete le righe e venite nel PD” e la prospettiva di alleanze nelle quali ognuno possa salvare la propria identità.
E’ l’accantonamento della cosidetta “vocazione maggioritaria”, come sostengono gli avversari di Bersani.
Ma, politicamente, è meglio perseguire una politica di alleanze che possa condurre al governo che insistere nella illusione di un partito che pretende di diventare maggioritario e, invece, perde qualche milione di voti ad ogni elezione.
P.

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