Le primarie si rivestono di mondanità, soprattutto per le scelte a livello locale, cordate di amici contro altre cordate di amici, parrocchie contro parrocchie. Mentre i partiti continuano a essere sovvenzionati per comprarsi case, le primarie rattoppano quel che non si può rattoppare.

Ma da molti anni ormai la nostra servitù politica e conoscitiva alla cultura atlantica, servitù di cui gli States portano minima responsabilità, ha fatto sì che anche da noi si sia ricorso alle primarie per tentare di arginare la crisi della politica che è crisi dei partiti. Dopo il crollo del centralismo democratico dell’ex PCI, PDS e DS, le primarie sono state particolarmente ben accolte a sinistra per supplire allo sbando dell’elettorato privato di nomenclatura, pericolo soprattutto da arginare dopo che l’ingresso dei cattolici nel PD ha spostato l’asse del partito nel centro sinistra. Per coprire l’accusa di cesarismo berlusconiano l’andazzo americanoide demenziale della recita democratica delle primarie ha poi spinto il resto delle forze politiche di centro e centrodestra a questa soluzione per scegliere i candidati più consoni alla base elettorale e ridurre al minimo i risultati a sorpresa.
Vanno però avanzate due obiezioni. La prima riguarda il rapporto tra partiti e rispettive primarie. Come dimostra il caso recente dell’ex Margherita i partiti in Italia, almeno sulla carta, ricevono pubblici finanziamenti perché si dicono operanti e punti di scontro e incontro nell’elaborazione del progetto politico e quindi del consenso. Nel qual caso le primarie hanno due sbocchi interpretativi: o confermano che quell’incontro scontro all’interno dei partiti è una sceneggiata per ottenere il finanziamento alimentando il parassitismo degli apparati, oppure, ed è l’interpretazione benevola, le primarie sono un doppione di quanto i partiti elaborano, e servono perciò ad illudere che la partecipazione dei non iscritti sia un’anticipazione probabile del risultato elettorale, inaugurando così il sottile condizionamento dell’elettorato al consenso quale è appunto lo scopo vero delle primarie negli States.
La seconda obiezione concerne le modalità con cui in Italia la partecipazione politica seleziona i politici dalla società. Da noi le lobbies solitamente scelgono i loro accoliti a livello di apparato, riservandosi poi di intervenire attraverso il mercatino parlamentare. Se da una parte ciò può far credere che le primarie difendano la garanzia di genuine passioni politiche, si deve anche ricordare purtroppo che la società italiana è una società agitata ma non vitale, produce convulsione ma non produce un nuovo di idee che sia nostro e coerente. La società italiana è in preda a una corsa sfrenata all’emulazione su tutto, come appunto dimostra l’istituzione delle primarie. Da ciò si dovrebbe dedurre che la partecipazione alle primarie di centro sinistra, centro e centro destra sia per elezioni locali che nazionali ha un carattere di partecipazione mondana più che di passione politica, si va alle primarie come al caffè o allo stadio. Perché la passione politica è ridotta all’osso se i tradizionali bisogni primari, lavoro, sanità, abitazione, alimentazione, istruzione e sicurezza, soddisfano bene o malissimo la maggioranza dei cittadini, ma non sono sostituiti dalla passione di nuovi bisogni primari, come la politica mediterranea dell’Italia e quindi il problema delle fonti energetiche non risolto nella moda dell’alternativo eolico o solare, e ancora la formazione di mercati omogenei, tutti fattori che i partiti e l’informazione relegano nella cronaca estera come se non ci riguardassero.
Nella recita italica delle primarie accade lo strabismo di passioncelle fatte passare per passioni, accade la partecipazione a uno scontro su problemi la cui soluzione è già collaudata nelle scelte e nei tempi, mentre latitano invece i problemi veri del paese che sono soprattutto lampanti e irrinunciabili problemi di politica estera che alla lunga coinvolgono anche la politica locale, se non vuole ridursi a buona tecnica dell’amministrazione, e quindi in esattezza antipolitica. Con ciò le primarie si rivestono di mondanità, soprattutto per le scelte a livello locale, cordate di amici contro altre cordate di amici, parrocchie contro parrocchie, il collegio degli ingegneri contro quello dei geometri, gli industriali del calcestruzzo contro le falegnamerie, lobbies territoriali contro lobbies territoriali, spesso in contrasto con le lobbies del comune confinante. Il tutto in simpatica partecipazione delle nonne, delle zie e degli amici degli amici, per la gioia della stampa locale e del pettegolezzo del giorno dopo a sapere che l’imprenditore di caldaie X ha battuto il dentista Y e la medaglia d’oro nel peso K. Ma tutti sapevano che l’imprenditore di caldaie X era più bellino, oltre al merito d’aver costruito impianti d’acqua calda nel Ruanda, prima degli acquedotti. Mentre i partiti continuano a essere sovvenzionati per comprarsi case, le primarie rattoppano quel che non si può rattoppare.

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