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Prima di salire sull’aereo un saluto all’India che ho conosciuto per un mese

di Oscar Bartoli | 7 Gennaio 2013

Una nazione che non e’ seduta sui talloni secondo l’iconografia, ma che  si muove facendo ogni cosa che possa rendere qualcosa a chi ci mette fatica e volonta’.

India-21L’altro giorno ho chiamato un elettricista che mi era stato consigliato. Ha attraversato la citta’ e ci ha messo piu’ di due ore in autobus. E’ arrivato armato solo di un cacciavite e di un rotolo di nastro isolante. Gli ho messo a disposizione il mio trapano e un martello. Ha dato un’occhiata a quello che avrebbe dovuto fare: si trattava di montare un UPS (Uninterruptible Power Supply) un invertitore elettrico che consente di caricare delle batterie (cinque da 150) che quando manca la corrente elettrica (e succede spesso) immettono  nella rete domestica l’elettricita’ accumulata quando la rete lavora regolarmente. Unico sistema per garantirsi alcune ore di funzionamento di monitors e computers. A  meno che uno non decida di mettere un generatore di corrente il cui costo e’ di molto superiore allo UPS.
Bene: torniamo all’elettricista. A gesti ha detto che si doveva andare nel villaggio vicino a comprare del materiale. Cosi’ abbiamo fatto. Rotoli di cavo, coprifilo di plastica, interrutori da 15 amperes, etc. Siamo tornati a casa e ha cominciato a lavorare. Anziche’ stendere un nuovo cablaggio per collegare il sistema UPS alla scatola generale dei fusibili, ha preferito utilizzare le canalizzazioni esistenti. Dopo sei ore aveva terminato il suo lavoro. L’ho seguito da vicino illuminando con una torcia il lavoro che stava facendo e mi sono sorpreso per la perizia con la quale eseguiva ogni operazione, senza fare ‘piaccicotti’, ma curando che i vari collegamenti trovassero una corretta sistemazione. Ha chiesto 7mila rupie pari a circa 150 dollari, ed ha sgranato gli occhi quando la somma gli e’ stata data senza alcun tentativo di richiesta di ribasso che sicuramente si aspettava secondo la tradizione indiana.
Dopo due giorni lo UPS ha emesso strani rumori in assenza della corrente primaria. Telefonata alla societa’ che produce questo inverter. Hanno detto che avrebbero mandato il giorno dopo un tecnico. Arriva dopo qualche ora   una telefonata: il tecnico sarebbe arrivato il giorno stesso. Dopo qualche ora e’ comparso: ha fatto vari controlli, ha verificato che tutto funzionava, ha raccomandato di tenere un interruttore in una certa posizione e se n’e’ andato senza chiedere una rupia.
Per molti Lettori queste due ministorie hanno sicuramente scarso significato. Ma per chi scrive  sono il bilanciamento di tanti aspetti deteriori della vita indiana. Dalla spazzatura nelle strade (vedo pero’ che anche in Italia a Lecce, Foggia, Palermo, Napoli e presto Roma non si scherza), al traffico orribile.
Ma dopo un mese di Bangalore (la Milano dell’India) si percepisce quasi epidermicamente perche’ questo immenso paese, popolato da un miliardo e duecentoquaranta milioni di persone, stia rapidamente scalando le classifiche mondiali dello sviluppo. Una nazione in continuo movimento, dove ognuno ha qualcosa da fare. Ogni formica porta il suo contributo al mantenimento e ampliamento della casa comune. Da chi deve curare le vacche sacre, ai medici e infermieri di alta professionalita’, da chi gestisce uno shop nell’electronic market (ed e’ in grado di darti in quindici minuti un computer assemblato con tutte le caratteristiche che gli richiedi pagando l’equivalente di 300 dollari), al capitano d’industria che gestisce un impero, a Moton, allievo di uno chef italiano che ha messo su un locale a Cinepolis, uno dei vari Malls di Bangalore, dove serve delle ottime pizze. Il loocale si chiama “In talia” e Moton ne sta aprendo un altro visto che i finanziatori non gli mancano e visto il successo di questa pizzeria inaugurata da pochi mesi.
Questa e’ l’india per me, una pentola in continua ebollizione e mutamento, un contrasto quotidiano di tradizioni culturali e religiose, una nazione che non e’ seduta sui talloni secondo l’iconografia, ma che  si muove facendo ogni cosa che possa rendere qualcosa a chi ci mette fatica e volonta’. Un esempio per quei paesi occidentali che per decenni si sono avvitati al basso, crogiolandosi in un consumismo esasperato (istigato dai padroni delle ferriere) che intorpidiva la volonta’ e riduceva la spinta al fare.

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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