
Buona domenica, cari lettori,
oggi mi sono chiesto cosa avrei potuto scrivere il giorno dopo Ferragosto. Se rivolgermi a quelli che, per i motivi più svariati, sono rimasti a casa; a quelli che al mare o in montagna hanno trascorso le ferie cercando di capire se il conto dell’albergo fosse proporzionato al trattamento ricevuto; oppure a tutti coloro che, mentre noi ci riposiamo, continuano a lavorare perché la grande macchina delle vacanze possa almeno fingere di funzionare. Alla fine ho scelto di simpatizzare con questi ultimi. In particolare con chi lavora negli alberghi e nella ristorazione, spesso mal pagato e quasi sempre destinato a quelle mansioni che, nei dépliant delle agenzie di viaggio, vengono elegantemente omesse. Camerieri e personale di cucina vivono una forma di simbiosi professionale piuttosto particolare. Il cameriere riporta in cucina la bistecca che il cliente aveva chiesto “un pochino più cotta”, espressione apparentemente innocua ma capace, nei momenti di maggiore affollamento, di provocare una crisi diplomatica. Il cuoco prende la bistecca, la osserva. Non sembra convinto. La osserva ancora, come se sperasse che nel frattempo cambiasse idea. Poi, in uno di quegli incidenti che possono capitare in una cucina professionale, la carne finisce sul pavimento. Niente di grave. La raccoglie e la rimette sulla griglia. Dopotutto il calore ha sempre avuto una certa reputazione come sistema di disinfezione. E in alta stagione bisogna essere pratici. Quando finalmente la bistecca torna nelle mani del cameriere, tra i due si crea una sorta di silenziosa solidarietà. Non è proprio amicizia, naturalmente. È qualcosa di più funzionale: la consapevolezza di appartenere alla stessa categoria di persone che, in quel momento, preferirebbe trovarsi altrove. Intorno a Ferragosto si accentua anche la percezione di una curiosa divisione sociale. Da una parte c’è chi ce l’ha fatta: sigaro a bordo piscina, drink in mano e una signora scolpita dal personal trainer seduta nei paraggi. Dall’altra c’è chi quel drink lo porta, con giacca e farfallino, sotto un sole che potrebbe tranquillamente occuparsi anche della bistecca. A proposito del drink: vi siete mai chiesti come faccia il ghiaccio a non tintinnare nel bicchiere mentre il cameriere attraversa la terrazza? Probabilmente esiste una tecnica professionale. In alcuni casi, però, sembra che il pollice svolga un ruolo importante. Non davanti al cliente, naturalmente. Prima. Mentre il poveretto starnutiva, perché allergico alla menta e, a giudicare dall’espressione, anche a qualcosa che riguardava il deodorante per le ascelle. Ma sono dettagli. Cari amici che siete rimasti a casa, comincio quindi a comprendere la vostra scelta. Le vacanze di Ferragosto sono piene di sorprese che, per il nostro bene, non sapremo mai. Potremmo trascorrere una settimana davanti a un mare azzurro, in una camera con vista, serviti e riveriti, e poi scoprire tutto sulla via del ritorno, quando milioni di altri vacanzieri decidono contemporaneamente che è arrivato il momento di tornare a casa. È lì che il mare blu rischia di lasciare il posto alle toilette delle stazioni di servizio, luoghi nei quali l’umanità riesce finalmente a ritrovarsi senza distinzioni di classe. E anche lì il personale fa quello che può. Del resto, in agosto, persino il benzinaio può diventare parte della brigata. Basta poco: un pieno, una cotoletta di pollo in mano e una certa disponibilità a non fare troppe domande. Agli amanti degli alberghi stellati vorrei invece porre una domanda molto semplice: avete mai chiesto se, la notte precedente, la vostra camera fosse stata occupata da due cani pelosi di grossa taglia che avevano trovato particolarmente piacevole la terrazza? No? Forse è meglio così. Perché, più di quanto possiate immaginare, capita anche questo. La vera eleganza, in fondo, non consiste soltanto nel trovare lenzuola candide, asciugamani piegati a forma di cigno e un piccolo cioccolatino sul cuscino. A volte consiste semplicemente nel non sapere cosa sia successo prima del vostro arrivo. E, soprattutto, nel non chiederlo.
Angelo Santoro

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