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Pride a spese pubbliche: un bando inutile per un evento che vive già da solo

A Milano, ancora una volta, il problema non è la mancanza di risorse. È come si scelgono di spendere. Il Municipio 2 ha approvato un bando per finanziare, lungo tutto il mese di giugno 2026, una serie di iniziative legate al Pride: eventi musicali, spettacoli, dibattiti, mostre, attività sportive, parate. Tutto gratuito per i partecipanti, tutto – evidentemente – a carico della collettività. E qui sta il punto politico centrale: perché?

di Luca Rampazzo | 26 Marzo 2026

A Milano, ancora una volta, il problema non è la mancanza di risorse. È come si scelgono di spendere.

Il Municipio 2 ha approvato un bando per finanziare, lungo tutto il mese di giugno 2026, una serie di iniziative legate al Pride: eventi musicali, spettacoli, dibattiti, mostre, attività sportive, parate. Tutto gratuito per i partecipanti, tutto – evidentemente – a carico della collettività. E qui sta il punto politico centrale: perché?

Perché il Pride non è un’iniziativa fragile, marginale o bisognosa di sostegno pubblico per esistere. Al contrario. È uno degli eventi più strutturati, visibili e partecipati della città, sostenuto da sponsor, associazioni, circuiti culturali e realtà private che da anni ne garantiscono organizzazione, comunicazione e successo. È, nei fatti, un evento già pienamente autosufficiente.

E allora la domanda è semplice: qual è la ragione per cui il Comune – e in questo caso il Municipio – deve intervenire con ulteriori risorse pubbliche?

Non si tratta di essere favorevoli o contrari al Pride. È una falsa scorciatoia dialettica. Il punto è un altro: quando un evento è già in grado di reggersi economicamente e organizzativamente, l’intervento pubblico smette di essere un sostegno e diventa una duplicazione. Una spesa aggiuntiva, non necessaria.

Nel frattempo, però, ai cittadini viene ripetuto ogni giorno che i fondi non bastano. Non bastano per la manutenzione delle strade, per il decoro urbano, per i servizi di prossimità, per le politiche sociali di base. Non bastano per ciò che incide concretamente sulla qualità della vita quotidiana nei quartieri.

Ma per finanziare un calendario di eventi collaterali al Pride – quello sì – le risorse si trovano.

Il bando, peraltro, esclude esplicitamente qualsiasi forma di autofinanziamento: niente vendite, niente attività economiche nemmeno a scopo benefico. Tutto deve essere gratuito. Una scelta che, lungi dal favorire l’autonomia delle iniziative, rafforza ulteriormente la dipendenza dal finanziamento pubblico. In altre parole: si impedisce al mercato e alla società civile di fare ciò che già sanno fare benissimo, per sostituirli con la spesa pubblica.

È una logica che tradisce una visione precisa: non intervenire dove serve, ma dove è politicamente conveniente far vedere che si interviene.

Sotto l’amministrazione guidata da Giuseppe Sala, Milano sembra sempre più orientata verso una gestione simbolica delle risorse: eventi, iniziative, operazioni culturali ad alto valore comunicativo, ma spesso a basso impatto reale sui problemi strutturali della città.

Il Pride, in questo contesto, diventa l’esempio perfetto. Non perché sia sbagliato celebrarlo – ma perché è già forte, visibile, sostenuto. Non ha bisogno del Comune per esistere. E proprio per questo, finanziarlo con risorse pubbliche appare come una scelta difficilmente giustificabile.

Se davvero i fondi sono limitati, la priorità dovrebbe essere una sola: destinarli dove fanno la differenza.

Tutto il resto, semplicemente, è politica di facciata.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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