Il ministero degli Interni che non riesce a mettere insieme una versione ufficiale dell’accaduto, i vertici del calcio orientati più verso le ragioni del gioco che verso quelle del non gioco mentre i facinorosi dimostravano di essere gli unici ad avere le idee chiare.
Un giorno intero l’Italia e’ rimasta ripiegata su se stessa, anzi rannicchiata, intirizzita, paralizzata dalla mattina alle nove quando nell’area di servizio di Badia al Pino nei pressi di Arezzo sull’Autosole si è consumato il dramma del giovane ucciso dal poliziotto, fino a sera quando Roma è stata messa a ferro e fuoco dagli ultras riuniti in un esercito scatenato.
Una giornata con notizie scarse, frammentarie e imprecise sulla dinamica dei fatti, radio e televisioni balbettanti, l’incalzare degli eventi che finiva per costringere a inventarsi “sul campo” analisi improvvisate da sociologia d’accatto. Ma se i giornalisti potevano invocare a loro discolpa la drammatica sequenza degli avvenimenti, è oltremodo difficile capire le incertezze e le afasie delle istituzioni. Il ministero degli Interni che non riesce a mettere insieme una versione ufficiale dell’accaduto, i vertici del calcio orientati più verso le ragioni del gioco che verso quelle del non gioco sulla base di sottili distinguo mentre i manipoli dei facinorosi dimostravano di essere gli unici ad avere le idee chiare e distruttive da nord a sud lungo tutta la penisola.
E l’Italia, quella del governo, dov’era? Intirizzita e rannicchiata appunto: oddio, un poliziotto ha ucciso un tifoso, e ora cosa accadrà. Bastava affacciarsi alla finestra per vedere quello che accadeva. Forse avrebbe nascere qualche caso di coscienza per le partite lasciate giocare o per anni di lassismo, permissivismo, giustificazionismo, discussioni sul sesso degli angeli mentre il nemico è sulle mura.
Da una montagna così non poteva che nascere un topolino. Fermi un turno i campionati di B e C, salvi i signori della serie A e i manipoli di ultras, in passato nutriti coccolati, ora perfino vincitori. Presi a calci il calcio e il buonsenso.
Enrico Buffoni

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