Ci voleva la proposta di riforma elettorale di Veltroni per fare tornare allo scoperto, nel campo socialista, la vecchia dicotomia autonomisti-carristi che tanto a lungo caratterizzò il dibattito interno al vecchio partito socialista.
I tempi sono cambiati e meno drammatici: non ci sono il vecchio PCI (rispetto al quale si rivendicava o meno l’autonomia), l’Unione Sovietica che con i carri armati teneva assoggettata mezza Europa stroncando nel sangue i tentativi di ribellione, e nemmeno la cortina di ferro che divideva il vecchio continente.
La proposta del segretario del PD ha messo in luce una divisione basata su altri criteri. E sono criteri che fanno fatica a sembrare drammatici ed ancor meno nobili. Ed ha portato allo scoperto, senza pudore o ritegno, le divisioni all’interno del PS prima ancora che esso veda la luce.
Una proposta che ha molti punti in comune con ciò che laici e liberalsocialisti hanno sempre sostenuto in materia elettorale: necessità di togliere di mezzo il bipolarismo “bastardo” che costringe ad alleanze meramente elettorali, esigenza di rappresentare la varietà della società italiana, consentire a nuovi soggetti di affacciarsi alla ribalta in condizioni di parità, senza essere penalizzati perché nuovi. In poche parole un sistema proporzionale corretto per evitare una eccessiva frammentazione.
Questa proposta ha portato allo scoperto chi scommette davvero sulla possibilità di dare vita ad un soggetto autonomo e nuovo e chi usa la “Costituente” come paravento di vecchi giochetti, in grado al massimo di garantire una presenza “a sovranità limitata” sulla scena politica italiana.
“Il nostro dissenso sulla proposta di legge elettorale avanzata da Veltroni e’ totale” ha detto il vicepresidente del Senato Gavino Angius, secondo il quale il sistema previsto introdurrebbe surrettiziamente una soglia di sbarramento del 9-10%. Mentre per Boselli “quello che è certo è che se si imbocca la strada del modello tedesco con sbarramento, grande o piccolo che sia, si lascia definitivamente la strada del bipolarismo e dell’alternanza di governo tra coalizioni opposte”.
Quasi da non credere: i massimi esponenti della costituente socialista si propongono come gli alfieri del sistema in vigore dal ’94 ad oggi, cancellando tutto quanto detto e scritto negli ultimi quindici anni.
Non meravigliano allora le divisioni che si sono create già, su questo cruciale tema, tra i massimi esponenti socialisti. Esplicito il dissenso di Saverio Zavettieri : “ Se la proposta di Veltroni per una nuova legge elettorale non è una scelta tattica, essa rappresenta certamente una novità che non può non raccogliere l’apprezzamento dei socialisti pur con i rischi insiti per una forza ancora di modeste dimensioni come la nostra”. “A ben guardare la proposta del segretario del PD rispecchia in parte quella illustrata da noi socialisti al Presidente Prodi ed al Ministro Chiti nel giro delle consultazioni svoltesi prima dell’estate alla Presidenza del Consiglio e centrata su tre principi: – proporzionale senza premio di maggioranza, senza liste bloccate, con soglia di sbarramento al 3% . Come “Socialisti Italiani” ci sentiamo pertanto fortemente impegnati a sostenere questo progetto nell’ambito della costituente”.
Se Zavettieri è stato esplicito, significativo potrebbe rivelarsi il silenzio di Gianni De Michelis e Bobo Craxi.
Insomma, il battesimo della “nuova cosa” socialista di fronte al primo vero ostacolo ha messo in risalto strategie ed obbiettivi differenti. Lascia interdetti constatare che le divisioni, ancora una volta, riguardano l’antico problema dell’autonomia. E che ci sia ancora chi non la ritenga una pre-condizione essenziale per qualsiasi progetto politico.
P.

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