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Premierato, così governo e sinistra possono trovare  convergenze 

Dopo l’interessante dibattito del convegno del 18 gennaio a Pistoia https://www.pensalibero.it/il-premierato-per-la-governabilita-un-convegno-a-pistoia/ siamo lieti di pubblicare l’intervista del Prof. Carlo Fusaro, uno dei relatori al convegno

di Marco Mayer | 25 Gennaio 2024

Ormai la strada del premierato, seppur tra non poche perplessità da parte dell’opposizione, è stata tracciata. Ma non è ancora detto che la direzione assunta dall’esecutivo e dalla ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati sia quella definitiva. Anzi, sarebbe auspicabile che “ci fosse un dialogo tra maggioranza e opposizione” per arrivare ad apporre qualche correttivo. Tutto questo “sarà possibili, una volta archiviate le elezioni Europee”. Lo dice a Formiche.net Carlo Fusaro, già ordinario di diritto pubblico comparato.

Professore, in una recente intervista anche il costituzionalista Stefano Ceccanti ha affermato su queste colonne che il clima elettorale non incide positivamente sull’iter delle riforme. È dello stesso avviso, dunque? Si, in questo momento per via dell’imminenza dell’appuntamento elettorale la riforma costituzionale è passata in secondo piano nell’agenda politica. Archiviate le Europee, fatti i conti con i risultati, si dovrà trovare un terreno comune anche per evitare la strada del referendum.

Lei intravede margini possibili di dialogo?Do atto ai proponenti, ossia all’esecutivo, di essersi mostrati disponibili al dialogo per apportare eventuali modifiche alla riforma. E il punto su cui si deve costruire un dialogo è proprio il ruolo del presidente del Consiglio.Uno dei grandi dubbi sollevati dall’opposizione è legato più che altro alla funzione del presidente della Repubblica. In effetti, secondo lei, questa riforma mette in discussione le prerogative del Capo dello Stato?Il governo sostiene che il Presidente della Repubblica non venga in alcun modo “toccato” nelle sue funzioni. Ed è un affermazione vera e falsa allo stesso tempo. Rafforzando la funzione del presidente del Consiglio, riconoscendogli il potere di revoca e un ruolo sostanzialmente superiore rispetto a quello dei ministri, è evidente che si lambiscano in qualche misura le funzioni del Capo dello Stato. Che, tuttavia, resta il garante dell’unità nazionale e della Costituzione.Trovare un punto di convergenza è una bella sfida. Sì, tanto per la maggioranza quanto per la minoranza.Cosa c’è in ballo, realmente?È evidente che questo Paese abbia la necessità di avere esecutivi più stabili. La stabilità infatti riuscirebbe a garantire all’Italia una strada per avere una politica di lungo periodo, di ampio respiro. E ce ne sarebbe gran bisogno. Tra l’altro è un modo per presentarsi all’Europa con un expertise un po’ migliore rispetto a quello che abbiamo avuto fino a ora. Ripeto, il punto è lavorare in particolare sul ruolo del presidente del consiglio.Che cosa c’è da aspettarsi dalle opposizioni?Al di là di Italia Viva che, seppur con qualche elemento di differenza, sembra essere disposta ad appoggiare la riforma sul premierato, sarebbe auspicabile che in caso si arrivasse a una soluzione – la più condivisa possibile – quanto meno la parte più riformista del Pd lasciasse (in caso di referendum) libertà di voto al proprio elettorato.Anche la riforma sull’Autonomia differenziata sta facendo molto discutere. Sono cadute le pregiudiziali di costituzionalità e ora il ddl Calderoli inizia il suo iter. Che idea si è fatto lei?Il ddl Calderoli mi pare che sia più che altro una disposizione orientata a dare attuazione al titolo V della Costituzione e in particolare all’articolo 116 che prevede l’autonomia. A mio modo di vedere molte delle critiche che sono state mosse non hanno motivo di esistere. Se c’è un Paese nel quale questa norma va applicata è il nostro. Non c’è nocumento per il Sud.Eppure tante delle rimostranze sono state fatte per paura che da questa riforma venga penalizzato proprio il Mezzogiorno. Non è così Anzi, questa narrazione è dannosa. Sembra quasi che si dia per scontata l’incapacità di governo della classe dirigente meridionale.

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: calderoli, capo dello stato, classe dirigente, conti, costituzione, disposizione, elezioni, governo, intervista, italia, mezzogiorno, pd, presidente del consiglio, presidente della repubblica, referendum, repubblica, riforme, soluzione, stefano ceccanti

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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