Sicuramente verranno fuori retroscena, supposizioni e teorie; ma i veri motivi che hanno spinto un uomo per bene come Cesare Prandelli a dimettersi a pochi metri dal traguardo li potrà spiegare solo lui, e dubito che lo farà. Almeno per un bel pò di tempo. Il problema vero è che nonostante sia cambiata la proprietà, la dirigenza e il direttore sportivo Prandelli è il secondo allenatore gentiluomo che si dimette da allenatore della Fiorentina, in un mondo dove dimettersi vuol dire rinunciare a riscuotere lo stipendio da quel momento a fine contratto. Da quando seguo il calcio si contano sulle dita di una mano gli allenatori che lo hanno fatto. Certo i motivi che portarono Pioli ad abbandonare la panchina viola furono più evidenti, quelli legati al motivo per cui fu scritto quel comunicato stampa molto meno. Ma qual’è il male oscuro che affligge questa squadra? Difficile da capire. Ma probabilmente non sarà sufficiente trovare un solo capro espiatorio. Cesare, da amico di Firenze, ci ha forse dato l’occasione di fare un esame di coscienza collettivo. La galassia viola è sempre in guerra. E non tutti contro uno ma spesso tutti contro tutti. È vero, è la città dei guelfi e ghibellini; dove si impara a far polemica prima di entrare alle elementari. Ma negli ultimi anni sembra che quell’ironia, che tanto amo dei miei concittadini, che si usava per contestare si sia trasformata in rabbia becera non degna della città che orgogliosamente rappresentiamo. Penso che, per chi ha il Giglio tatuato sul cuore e la maglia Viola come seconda pelle, sia giunto davvero il momento di provare a capire i motivi che ci hanno portato a questo punto di non ritorno. E parlo di tutte le componenti in campo. Dalle istituzioni alla proprietà, dalla dirigenza ai calciatori, dai giornalisti ai tifosi. Cesare ci ha lasciato un grande insegnamento. Ci ha dimostrato che la dignità si può trovare anche nell’immorale mondo del calcio di oggi. Il peccato più grosso sarebbe non farne tesoro. Forza Viola!
Giacomo Vivarelli
Prandelli e il male oscuro della Fiorentina
Penso che, per chi ha il Giglio tatuato sul cuore e la maglia Viola come seconda pelle, sia giunto davvero il momento di provare a capire i motivi che ci hanno portato a questo punto di non ritorno. E parlo di tutte le componenti in campo.

Brutto che la crisi viola non sia l’occasione per denunciare la crisi di una città, sempre assillata da rispolverare vecchi miti, fondanti sì la modernità ma in un tempo in cui la modernità è gradualmente smantellata. In ogni settore della vita pubblicata e privata Firenze è in mano a qualche centinaio di supponenti, che siano alloggiati o meno non è neppure più rilevante, la mediocrità asfalta anche le montagne. Una città affidata al mito metropolitano per dilatare la speculazione edilizia, una città senza popolo – vedi crisi viola -, una città che paga una superfetazione storica insensata, fatta di imitatori che vanno in collina a scrivere banalità risapute. Firenze ha bisogno di un lavaggio radicale, con la pompa a 10.000 atm., altro che tranvie e aeroporto dei Piccoli dove gli aerei per raggiungere Pisa o Bologna non salgono nemmeno alla quota di volo perché devono subito scendere. Un esempio: la tranvia da e per Careggi, in ogni ora è sempre vuota. E non accorre l’acume di Nardella per capire che i tempi di Pratolini sono finiti, il conforto oggi lo cerca chi va a trovare il malato, e quale conforto maggiore oggi dell’auto su cui arrivi e te ne vai dall’orrore di un ospedale? A maggior ragione se la città è metropolitana dove tutto si stempera e ci conforta nella tecnologia urbanistica. Vogliamo una grande viola? Risolviamo i problemi veri della città, a cui l’Italia tutta in crisi si appella, ma da cui non riceve risposte se non cartoline d’annata.
Riuscire a capire sarebbe già tanto!!