I giorni della povertà. E dei dati sull’Italia lenta e senza speranza. Sono i giorni della battaglia per una società diversa, dai cantieri all’università. Ma sono anche i giorni dei segni e della paura. Povertà e paure vanno spesso di pari passo. Povertà non solo economiche ma anche di futuro. Che è la paura più grande. Quella di un domani non solo grigio e fosco ma che stenta a delinearsi. I dati che ci hanno invaso nell’ultima settimana sono sempre lì ad acuire le ferite. Un italiano su quattro a rischio povertà, un pensionato su due a 500 euro al mese, più di duemilioni e centomila giovani che non lavorano e non studiano. Generazione persa e generazione saltata. Poi se vai a vedere i dati statistici, insomma, ti rincuori un po’ col confronto del resto d’Europa, ma è come il pollo di Trilussa. Chi doveva fare, ha fatto, ma non abbastanza, dice il leader dei giornalisti economico Mucchetti, del Corriere. E le stagioni elettorali e referendarie non aiutano a cogliere i tempi dei problemi veri. Povertà e paure palpabili, oltre i dati statistici e le analisi dei sociologi. Tre episodi-simbolo degli ultimi giorni. Episodi che non finiscono sui giornali perché non fanno notizia ma che la dicono lunga e pesano come macigni. Anche solo come immagine. Angolo di un negozio di frutta e verdura, nove del mattino . Ci sono le cassette e i cartoni con le verdure e i frutti non completamente presentabili: pesche ammaccate, insalata un po’ rovinata, pomodori leggermente schiacciati, melanzane meno toniche. C’è una nonna, capelli grigi, ben vestita e ben tenuta, che tasta con i polpastrelli provati dal tempo, la polpa e le foglie e poi si fa la cassetta da portare a casa. E come lei, altri di prima mattina, aspettano di vedere cosa scartano dal negozio per portarsi via frutta e verdura non di primissima scelta ma sempre riciclabile. E il verduraio scarta un po’ di più per accontentare di più. Paure di oggi. Secondo episodio. Milano, chiesa della Madonna dei Miracoli, corso Italia. Appena dentro a destra c’è l’altare con il quadro della Madonna dei Miracoli. Di fronte un sacerdote che confessa, a tenda aperta. Centinaia di ex voto attorno all’immagine di Maria. Entrano giovani manager in giacca e cravatta, si fanno il segno della croce, si inginocchiano un istante, qualcuno bisbiglia una preghiera velocissima, si rifanno il segno della croce e se ne vanno. Il prete: “Non si stupisca. Qui attorno ci sono gli uffici di centinaia di società multinazionali, hanno paura di perdere il posto di lavoro e vengono qui, a pregare anche un minuto la Madonna, e se ne tornano in riunione”. Paure di domani. Terzo episodio. Ricerca di un gruppo di pedagogisti di Reggio sul rapporto tv, cartoon e bambini dai 3 ai 6 anni. Risultati a tratti inediti e rivoluzionari. Il bambino dell’asilo è già un soggetto digitale e tecnologico avanzato. Parla di chiavette e cd come se fossero vecchi bavaglini. Ma quando guardano la tv con mamma e papà dicono di “essere tristi e avere paura” soprattutto quando c’è il telegiornale, quando ci sono le notizie di morti, di guerre o quando alle notizie del tg mamma e papà diventano seri e tristi. Paura di domani e di dopo domani. Povertà e paure che rimangono dentro.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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