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SINDACI PRIMA E DOPO L’ELEZIONE DIRETTA

La storia scorre secondo un ritmo ineluttabile che non separa mai completamente il bene dal male. Di Giacomo Properzj

di Giacomo Properzj | 30 Maggio 2011

Nella lontana primavera del 1975 la giunta di Milano cambiò colore politico e dal centrosinistra (DC, PSI, PSDI) passò alla sinistra (PCI, PSI). Per poterla costituire c’era voluto più di un mese perché i partiti portassero a termine le loro trattative segrete e il soccorso, in Consiglio Comunale, di cinque transfughi (due della DC e tre del PSDI). L’opinione pubblica, cioè i cittadini, non seppero nulla sino all’ultimo momento e, anzi, la maggior parte di loro apprese del fatto, rilevante non solo per Milano, leggendo la mattina i giornali.

Era quello che oggi si chiama la prima repubblica, cioè le gerarchie partitiche svolgevano il loro lavoro al riparo da ogni sguardo e influenza dell’opinione pubblica. Gli stessi giornalisti sapevano poco anche perché il ristretto gruppo dei politici si rendeva conto che una indiscrezione giornalistica poteva rovinare tutto un disegno politico: i partiti e i loro dirigenti ritenevano di avere una delega completa dagli elettori, anche se costoro cominciavano a essere insofferenti a questo sistema e chiedevano più partecipazione.

Nel caso specifico, che ho portato come esempio, una parte degli elettori fu tradita dai cinque transfughi che risultarono determinanti per la maggioranza della Giunta ma la Giunta che ne venne fuori (per un anno presieduta da Aniasi e poi da Tognoli per dieci anni) fu una delle più efficaci e laboriose della storia post bellica di Milano. Il sindaco Tognoli divenne molto popolare ma quando fu eletto nel ’76 era assai poco conosciuto dai cittadini e se avesse dovuto affrontare, come oggi, un ballottaggio avrebbe avuto molte difficoltà ad affermarsi.

Quanto era avvenuto per la Giunta di sinistra era avvenuto prima, nel 1960, per la Giunta di centrosinistra che sostituiva una Giunta centrista e così sempre nel corso delle legislature dove il Sindaco e gli Assessori erano frutto di lunghe negoziazioni, equilibri difficili anche all’interno delle correnti dei vari partiti, difficoltà e tensioni infinite ma mai percepite chiaramente dai cittadini elettori che votavano per un partito e poi leggevano, se mantenevano ancora un certo interesse, le notizie del Comune sulle scarne cronache della politica locale.

Oggi, con l’elezione diretta, sarebbe praticamente impossibile candidare a sindaco qualcuno che non abbia un retroterra nell’opinione pubblica e non sia conosciuto, come si dice banalmente, dalla “gente” o perché frutto, come avviene nei partiti di sinistra, di elezioni primarie o perché dispone di mezzi pubblicitari che gli permettono di farsi conoscere. Ci sono vantaggi e svantaggi nell’un caso e nell’altro: noi che abbiamo vissuto anche la prima repubblica conosciamo bene gli svantaggi della politica partitocratica che si è autodistrutta ma ricordiamo anche che la classe dirigente dei partiti riusciva spesso a esprimere personalità, magari modeste e riservate, capaci però di reggere senza eccessivi protagonismi la vita amministrativa della città.

Parliamo non solo dei grandi sindaci del principio del secolo scorso (Mussi, Caldara, Mangiagalli) ma anche di Antonio Greppi e Virgilio Ferrari nel dopoguerra che furono molto efficaci per la ricostruzione senza farsi mai ritrarre nei tabelloni o apparire con insistenza maniacale sui media.

Oggi però, come dimostrano le giornate che stiamo vivendo, l’opinione pubblica partecipa, ancorché divisa, e segue non solo gli aspetti più volgarmente scandalistici della campagna elettorale ma anche quelli programmatici e incomincia a percepire meglio la differenza tra la propaganda e la verità. Quello che si è veramente realizzato e quello che è solo promesso.

I partiti, per quello che esistono ancora, sono costretti a esporsi prima del voto ed è difficile, ma non impossibile, che operazioni di trasformismo o capovolgimento dei risultati elettorali possano concretamente realizzarsi. E’ meglio? E’ peggio di un tempo? Nessuno può dirlo oggi, la storia scorre secondo un ritmo ineluttabile che non separa mai completamente il bene dal male.

Giacomo Properzj – da arcipelagomilano.org N° 20- ANNO III

Pubblicato in : Primo piano

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

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