Povera Ipazia! Che ebbe già a lottare tanto per dimostrare che anche una donna poteva apprendere ed insegnare di astronomia, matematica, filosofia e scienze e resuscitata per qualche momento, per rammentarci il difficile percorso del suo essere donna e del suo genere.
Si, perché nonostante i secoli che ci dividono da lei, non è che ce la sentiamo meno sorella e non riusciamo ad avere difficoltà ad immaginare a come doveva sentirsi lei, visto che a tutt’oggi anche noi, spesso, ci sentiamo di dovere dimostrare chi siamo.
Si, siamo donne, genere femminile, con caratteristiche fisiche ben definite, inutile negarlo, ma quanto al resto…
Purtroppo la coscienza femminile è rimasta per lunghi secoli sopita sotto strati di pregiudizi talmente radicati e diffusi nel mondo, da rappresentare un denominatore comune a popoli diversi per razza, cultura e credenze religiose.
Solo attraverso le conquiste sociali dell’universo femminile, che si sono concentrate solo negli ultimi decenni e solo quando i contatti fra i paesi si sono fatti più facili e frequenti, il desiderio di confronto fra le donne è uscito dalla sfera privata, trasformandosi nel diritto di fare e sapere.
In questa direzione, non va dimenticato, si sono svolte le grandi conferenze mondiali di Città del Messico(1975), Copenaghen(1980), Nairobi (1985), Pechino (1995) dove si è cercato di individuare le nuove esigenze delle donne in tutto il mondo e quindi le nuove frontiere da superare. Ed indietro non si torna…
Se ancora qualcuno/a celia sulla richiesta e sul diritto di una maggiore rappresentanza nelle istituzioni e nei luoghi decisionali, abbiamo chiaro che è un atteggiamento strumentale; se ancora qualcuno/a ironizza sulla “differenza di genere” o la rivendica, non capisce che questa non è altro che una ricchezza in più e che il genere non fa differenti le intelligenze e che, attenzione! è reversibile.
Non è il genere che qualifica le persone, e la storia e la cronaca non fanno che testimoniarlo…
Non c’è donna oggi, neanche fra quelle più legate al concetto di “differenza” che comunque non sia pronta ad impegnarsi e ad allearsi quando serve contro questi, purtroppo ancora presenti, obsoleti concetti e pericolosi comportamenti.
Credo che tutto il resto, nel particolare le quote, le categorie, i generi. ecc. non sono che parole obsolete, sassi tirati in acqua per sfiorarla e mai affondarvi.
Marta Ajò

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