Il risultato del voto in Toscana è inferiore alle aspettative per la coalizione dei socialisti, laici e liste civiche che ha dato vita a Toscana futura ma, paradossalmente, conferma la giustezza delle analisi e delle proposte che ci avevano spinto a promuovere il nuovo soggetto politico.
Sul primo punto, parlano le cifre. Avevamo messo nel conto che la nuova legge elettorale era funzionale a chi, maggioranza o minoranza, fa parte del “sistema”; avevamo considerato di dover sostenere una campagna elettorale con mezzi nemmeno lontanamente comparabili a quelli dei due poli; c’è stato il danno non indifferente arrecato da un improvvido e immotivato provvedimento del tribunale di Firenze che ci ha costretti a cambiare “in corsa” il simbolo della coalizione già utilizzato per le primarie; e c’è stata anche la mancata presentazione della lista in provincia di Grosseto. Eppure, l’1,5% dei consensi andati a Renzo Macelloni rappresenta poco più della metà di ciò che ritenevamo alla portata della nostra iniziativa ( 2,5%) e che sarebbe stato il propellente necessario per andare avanti.
Sul secondo punto, ricordiamo i motivi alla base del progetto:la constatazione che il bipolarismo all’italiana non funziona perché non garantisce governi efficienti, né selezione di classe politica adeguata; lo strano modello toscano affermatosi nella scorsa legislatura con la rinuncia della Casa delle Libertà a fare opposizione in cambio di vantaggi di corto respiro, quali la nuova legge elettorale e la proliferazione dei seggi in consiglio; l’esigenza di riaffermare i valori della laicità dello stato e quelli di scelte politiche e sociali che sappiano contemperare il riconoscimento dei meriti e gli interventi sui bisogni delle persone.
Tutto dimostra che le nostre non erano e non sono analisi campate in aria: questo bipolarismo non funziona. Garantisce l’alternanza al potere, ma non il confronto e il succedersi di politiche e programmi alternativi.
Cosa è cambiato in Italia, in questi quattro anni con Berlusconi al posto di Prodi e D’Alema? E cosa cambierebbe con Prodi al posto di Berlusconi?
Crediamo ben poco; e questo spiega perché ogni volta il polo che perde rischia di sfasciarsi, ed i casi di trasformismo, i passaggi da un fronte all’altro, che non erano mai stati così numerosi.
Lo stesso caso Toscana, con la sua immobilità e inamovibilità politica non contraddice la nostra analisi. Qui, per ragioni storiche, l’alternanza al governo della Regione non c’è. Si è creato, di conseguenza, un sistema ben collaudato di potere e sottopotere assai pervasivo. Chiunque abbia interessi da difendere o da promuovere non può non fare i conti con questo sistema: tanto più se viene a mancare una efficace azione di controllo da parte della minoranza.
La coalizione formata da socialisti, laici e liste civiche intendeva e intende fare proprio questo. Non traggano in inganno titoli di giornale e dichiarazioni della nomenclatura politica che pongono l’accento sulle percentuali ottenute. Le percentuali sono cresciute per il governo regionale. Il numero dei voti, come succede da tempo, è in calo.
Non avere intercettato i voti mancanti è il nostro cruccio. Intercettarli è il nostro compito.
POTEVA ANDARE DIVERSAMENTE?
l’1,5% dei consensi andati a Renzo Macelloni rappresenta poco più della metà di ciò che ritenevamo alla portata della nostra iniziativa ( 2,5%) e che sarebbe stato il propellente necessario per andare avanti. Le percentuali sono cresciute per il governo regionale. Il numero dei voti, come succede da tempo, è in calo.
Il risultato del voto in Toscana è inferiore alle aspettative per la coalizione dei socialisti, laici e liste civiche che ha dato vita a Toscana futura ma, paradossalmente, conferma la giustezza delle analisi e delle proposte che ci avevano spinto a promuovere il nuovo soggetto politico.

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