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Popolarità della ghigliottina

La ghigliottina che si è rivista in piazza a Roma, mancava dai tempi del papa re, era un modellino di cartone, di dimensioni tali che al più avrebbe potuto tagliare la coda al gatto. E pure non si può nascondere un certo effetto evocativo, soprattutto per un movimento che ha scelto di chiamarsi “No king”. Le vittime designate dai manifestanti erano, lo si evince dai ritratti esposti a testa in giù, i signori del governo, che pure, per quanto possano essere odiosi, non sono dei re. I ministri sono dei semplici rappresentanti della nazione. Per carità, si può benissimo tagliare la testa anche in senso figurato ai rappresentanti della nazione, magari la piazza ha tutte le ragioni. Non fosse che, mentre si mostrava la ghigliottina, si inneggiava anche alla salvezza della Costituzione.

di Riccardo Bruno | 29 Marzo 2026

La ghigliottina che si è rivista in piazza a Roma, mancava dai tempi del papa re, era un modellino di cartone, di dimensioni tali che al più avrebbe potuto tagliare la coda al gatto. E pure non si può nascondere un certo effetto evocativo, soprattutto per un movimento che ha scelto di chiamarsi “No king”.

Le vittime designate dai manifestanti erano, lo si evince dai ritratti esposti a testa in giù, i signori del governo, che pure, per quanto possano essere odiosi, non sono dei re. I ministri sono dei semplici rappresentanti della nazione. Per carità, si può benissimo tagliare la testa anche in senso figurato ai rappresentanti della nazione, magari la piazza ha tutte le ragioni. Non fosse che, mentre si mostrava la ghigliottina, si inneggiava anche alla salvezza della Costituzione. Allora bisogna scegliere. La Costituzione prevede le elezioni generali per rovesciare il governo, non la protesta di piazza, e ancora meno un referendum sulle carriere dei magistrati. Nel caso migliore, i manifestanti hanno corso un po’ troppo velocemente alzando un polverone. Sulla base del mandato costituzionale il governo ha un altro anno davanti a sé e può tagliare ministri e sottosegretari come vuole. Quello che al limite si potrebbe chiedere al governo è di presentarsi alle Camere. Nel 1793 sarebbe stata un’epurazione con contro fiocchi. Oggi, miseramente, è uno scontato rimpasto.

Non che ci fosse bisogno del referendum per chiedere un rovesciamento del governo. I risultati sono stati piuttosto miseri, soprattutto dal punto di vista economico. Proprio nella giornata di ieri, il governo è riuscito a far irritare la Confindustria. Non va bene nemmeno la politica estera. Trump che minaccia di ritirare le truppe americane dall’Europa, si rivolge anche all’Italia. I manifestanti non si sono accorti che i rapporti tra Washington e Roma non sono rosei come si volevano far credere.

La manifestazione romana aveva come sottotitolo allettante, “per un mondo libero dalle guerre. Slogan che ricorda la kantiana “Pace perpetua”. Va solo detto che per liberarsi dai re, vedi in Francia dove la ghigliottina è stata inventata, la guerra era necessaria eccome. I re dispongono di truppe armate intente alla conservazione del potere. Serve la rivolta o almeno una guerra civile, per rovesciare i re e promuovere l’ambita pace. Su questo processo di trasformazione, il movimento di piazza romano sembrerebbe ancora avere sentimenti confusi.

Le piazze hanno, nell’ambito del rispetto della legge, il diritto di esprimersi come preferiscono e persino di ricorrere ad esagerazioni. La cosa più importante è che nonostante le forzature spettacolari, non ci siano stati incidenti e visto precedenti recenti, si deve esprimete una valutazione positiva. Resta questo simbolo del Terrore , anche se in micro proporzioni. Nel caso in cui il governo restasse al suo posto, cosa farebbe in autunno il movimento? Vorrebbe ripresentare una ghigliottina più grande? Una domanda che l’opposizione dovrebbe iniziare a farsi. Tutte hanno protestato per un controllo svolto all’onorevole Salis. Nessuno sembra preoccupato sul perché l’onorevole Salis fosse stata allertata dalla polizia tedesca. In Italia c’è un regime, si è detto. Vero, ma è ancora un regime, che anche se non piace, ancora democratico. Chiunque voglia contestarlo, può farlo.

Coloro che invece devono dare dimostrazione di spirito democratico e costituzionale, sono questi personaggi ammaliati dai vecchi simboli rivoluzionari che ad un dato momento anche i re sopravvissuti usarono e, va detto, con un discreto successo.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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