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Ponte dello stretto, l’ Anac per una nuova gara

Il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, in audizione alla commissione Ambiente del Senato sul ddl Commissari straordinari e concessioni, che contiene anche disposizioni sul Ponte sullo Stretto, ha detto: “Il tema principale della nuova gara non non è risolto dal decreto. La soluzione è una nuova gara pubblica, un nuovo contratto a vantaggio di un progetto che potrebbe essere più avanzato e moderno ma anche per evitare contenziosi e con la garanzia di rispettare la normativa europea“.

di Salvatore Rondello | 26 Marzo 2026

Il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, in audizione alla commissione Ambiente del Senato sul ddl Commissari straordinari e concessioni, che contiene anche disposizioni sul Ponte sullo Stretto, ha detto: “Il tema principale della nuova gara non non è risolto dal decreto. La soluzione è una nuova gara pubblica, un nuovo contratto a vantaggio di un progetto che potrebbe essere più avanzato e moderno ma anche per evitare contenziosi e con la garanzia di rispettare la normativa europea“.
Il presidente dell’Anac ha spiegato: “La costruzione del Ponte sullo Stretto attirerà appetiti della criminalità organizzata. Vanno previsti controlli rafforzati e precisi, e vincoli all’utilizzo del subappalto, l’avere inserito disposizioni procedurali all’interno del decreto da un lato non è necessario rispetto alle richieste della Corte, dall’altro irrigidisce le procedure, fa perdere tempo e modifica procedure oggi previste, con diminuzione delle garanzie. Inoltre, deresponsabilizza i soggetti che devono prendere decisioni, rendendole più opache. Consiglio di espungere disposizioni che non servono“.
Per il Ponte sullo Stretto l’Autorità nazionale anti-corruzione (Anac) avverte che il nuovo decreto del governo non basta, e che bisogna rifare la gara, e soprattutto rispettare le norme europee. Del resto anche le motivazioni della Corte dei Conti, con cui si bocciava il precedente decreto per la realizzazione del Ponte, parlavano di incompatibilità con le regole europee.
Busia ha precisato: “Il legislatore italiano non può risolvere ciò che è incompatibile con la normativa europea il nuovo decreto del governo non risolve la questione della necessità di una nuova gara per il Ponte sullo Stretto, permanendo il rischio marcato che la spesa prevista superi il 50% di quella prevista originariamente. Per realizzare veramente il Ponte sullo Stretto occorrerebbe una nuova gara, un nuovo contratto, a vantaggio di un progetto più avanzato e moderno, con minore rischio di contenziosi e garanzia di rispetto della normativa europea. Per progettare e costruire il Ponte serve un progetto esecutivo unitario e non progetti per fasi come è oggi, ottenendo una previsione complessiva dei costi che ad oggi non c’è. Il contratto attuale ha dimostrato di non essere resistente all’aumento dei costi. Il decreto in discussione non trasferisce tutti i rischi in campo al soggetto del progetto, come dovrebbe essere”.
In sostanza, il presidente dell’Anac ribadisce la posizione già espressa più volte dal marzo del 2023, richiamando i vincoli europei esistenti in relazione alla scelta di non svolgere una gara; i vincoli finanziari conseguenti a tale scelta; l’opportunità che l’approvazione del progetto esecutivo avvenga in un’unica soluzione attraverso la modellistica Bim (e non una progettazione esecutiva per fasi costruttive) al fine di verificare puntualmente la fattibilità tecnico-economica dell’intero intervento, preservare un quadro chiaro e complessivo dell’effettiva realizzabilità dell’opera e dei relativi costi.
Inoltre, Anac fa presente la necessità di prevedere delle cautele per evitare un eccessivo rischio della parte pubblica a vantaggio della parte privata contraente generale; l’esigenza di salvaguardare sempre e comunque l’interesse pubblico sotteso alla realizzazione di un’opera di così notevole importanza strategica; la necessità di garantire il rispetto delle misure di trasparenza e controllabilità dell’intervento infrastrutturale in ogni fase progettuale e attuativa, soprattutto per quanto attiene ai costi dell’opera.
Il duro affondo del presidente dell’Anticorruzione Giuseppe Busia sottolinea l’incompatibilità europea dell’opera da oltre 13 miliardi di euro. I costi di realizzazione potrebbero lievitare ancora durante la fase della costruzione in un periodo storico di grandi incertezze sul piano internazionale.
La società Stretto di Messina respinge i rilievi e spinge per i cantieri entro l’anno.
Il governo prova a blindare il Ponte sullo Stretto, ma al Senato è arrivata una bocciatura che pesa. L’audizione sul decreto Infrastrutture, del presidente dell’Anac Giuseppe Busia è una bocciatura piena di un decreto a danno degli interessi degli italiani. L’esplosione dei costi è una chiara prova.
Negli anni il progetto è cambiato molto, sia nei costi sia nello schema finanziario. Secondo Busia si è passati da un impianto in cui il privato avrebbe dovuto sostenere una parte rilevante della spesa a una copertura ormai integralmente pubblica. Ed è proprio qui che entra in gioco l’articolo 72 della direttiva Ue sugli appalti, che disciplina le modifiche dei contratti in corso: le modifiche sostanziali, in linea generale, richiedono una nuova procedura, e la Commissione europea richiama anche il limite del 50% per alcuni aumenti di prezzo rispetto al contratto iniziale.
Busia ha messo sul tavolo anche i numeri. La base originaria era intorno ai 4 miliardi, ha ricordato; poi il valore di riferimento è salito negli anni, fino a un quadro in cui oggi il costo complessivo del progetto è indicato dal Ministero guidato da Matteo Salvini in circa 13,5 miliardi. Tuttavia, anche scegliendo l’interpretazione più favorevole al governo, il presidente dell’Anac ha avvisato che si sarebbe comunque vicini al limite, con il rischio concreto di superarlo anche perché non c’è ancora un progetto esecutivo unitario definitivo.
Non solo. Busia ha allargato il ragionamento anche al terreno della legalità, avvertendo che un cantiere di queste dimensioni attirerà appetiti della criminalità organizzata e chiedendo controlli più forti, limiti al subappalto e meno norme procedurali inserite nel decreto, perché rischiano, a suo giudizio, di rendere il processo più opaco e meno garantito.
Poche ore dopo è arrivata la replica dell’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, sempre in audizione al Senato. La linea della società è opposta: nessuna necessità di nuova gara, perché quella del 2004 avrebbe riguardato la scelta del general contractor per progettazione e realizzazione dell’opera, non un partenariato pubblico-privato. Quanto ai rincari, Ciucci sostiene che il corrispettivo del contraente generale, passato da 3,9 miliardi nel 2006 a 6,7 nel 2011 e a 10,5 miliardi oggi, sia aumentato quasi interamente per effetto delle clausole di indicizzazione prezzi, non per varianti tali da far scattare automaticamente la tagliola europea.
Ciucci ha anche indicato il crono programma politico-amministrativo: iter approvativo da chiudere entro la fine dell’estate 2026 e avvio della fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno. Questa è la versione del governo e della società concessionaria.
Ma dopo l’audizione di Busia il quadro appare più chiaro anche nella sua fragilità: il vero fronte aperto non è solo quello ingegneristico e ambientale, ma quello giuridico. Su questo aspetto, più che gli slogan, conterà ciò che diranno Bruxelles e gli eventuali giudici.
Il tentativo del governo, ed in particolare del ministero delle Infrastrutture guidato dal ministro Salvini, di danneggiare gli interessi economici degli italiani attraverso la costruzione del Ponte sullo Stretto è ormai sotto gli occhi di tutti. Strade, autostrade, rete ferroviaria, porti, aeroporti e tante altre infrastrutture (es.:rete idrica e fognaria) di cui necessita il Paese sono prioritarie rispetto al ponte sullo stretto di Messina come più volte segnalato dalle pagine di questo giornale.

Salvatore Rondello

Pubblicato in : Editoriale

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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