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Politicamente scorretti, se no i Guzzanti ricicciano

di Giuseppe Mele | 20 Aprile 2014

C’è un modo per stare tutti uniti e tutti dalla parte dove per natura si deve stare. E’ richiamarsi al partito liberamente scorretto. Altro che km zero, green economy, cani, gatti e Tajani. Si tratta di un terreno dove i Tabacci ed i Guzzanti non possono venire a ricicciare.

paologuzzantiRete Liberale di Lucarelli e della Di Giovanni, il fondatore di Forza Italia Martino, già ministro degli esteri e della difesa, l’antistatalista Zucco, giovane esponente del giovanissimo movimento Tea Party, avevano appena provato a rinverdire il mito della Thatcher, la nemica del sindacalismo antagonista, l’amica dei piccoli proprietari di casa e rentiers, la nazionalista antieuropea. I dati forniti da Magazino, studioso della Iron Lady e suo estimatore non l’avevano aiutati: in fondo, l’icona britannica, era tanto liberale, quanto nazionalista, conservatrice, etnicamente anglosassone, e populista. Lo stesso Zucco, incredibile dictu, aveva dovuto ammettere che talvolta lo Stato è utile per salvaguardare la libertà dell’individuo sia dai ricatti corporativi che dalla grande finanza. Martino sconsolato, aveva finito per confessare sfiducia per il futuro di un paese, sempre aggrovigliato nelle pastoie della non decisione. Poi sulle speranze gettate dai retini liberali, già traballanti, come una mannaia, è giunto il giudizio del quotidiano liberale per antonomasia, l’Opinione, che ha stigmatizzato: ”Oggi non c’è alcuna nuova Thatcher”, perché in Italia “Non c’è una società”. Parafrasando gli stracci ed i coriandoli, raffigurati da anni dal Censis per condannare la società berlusconiana, il pessimismo è apparso dominante, nel ritratto di uomini e donne persi e isolati, il cui senso di responsabilità, pur assolutamente necessario, sembra improbabile. Molti nomi vicini all’Opinione si sono, subito dopo, ritrovati alla presentazione del nuovo gruppo I Liberali di Croci e dell’ex senatore Pdl, Musso assieme a nomi storici come Altissimo, Biondi, e Scognamiglio per presentare la partecipazione alle europee sotto il brand Alde.Nutritissimo il parterre degli amici ben auguranti ma purtroppo militanti in altri partiti da Galan (Forza Italia) a Costa (Ncd), Guzzanti (Pli) e Dambruoso (Scelta Civica). Lo stesso Diaconale è stato ultimamente nominato dentro Fi, responsabile del tema della malagiustizia. Alde non è un’invenzione dei liberali italiani. L’”Alleanza dei Liberali e Democratici Europei”, che candida il belga Verhofstadt alla presidenza della Commissione, ha trovato come referente nostrano l’ex dc Tabacci, ormai al giro di boa dei 20 anni di cambiamenti partitici; nel mentre che dall’Alde venivano espulsi i radicali che ne facevano parte alla passata legislatura. A Tabacci si è poi aggiunto il gruppo ex gianniniano liberista di Fare per Fermare il Declino I liberali si sono aggiunti a questa neonata Scelta Europea, dovendo subire l’incoraggiamento di Prodi che per altro strano istinto sembra preferire l’Alde al Pse. L’unica cosa che accomuna questo melt di nomi già dc, repubblicani e liberali, è la disponibilità, italiana come europea, ad allearsi con la sinistra socialista. La scelta opposta rispetto a quella fatta dai liberali che vincono, dal Canada, all’Uk ed alla Germania. Il convegno de i liberali ha condiviso idee, proposte, rimpianti ma non ha fatto cambiare idea a Mauro (ex Pdl, ex SC, ora leader de i Popolari), non a De Luca (Pli), non a Silvia Enrico (Ali), né agli esponenti di Fi, Ncd, Ucd, SC. Tranne un Urbani, altro fondatore FI, che ha motivato l’adesione al nuovo gruppo con l’insoddisfazione antica, quasi a scoppio ritardato, provata ancora nel 2005 per le intemperanze di un Follini (allora Udc, alleato al centrodx, oggi sommerso trai quadri Pd). Monti minaccia di far valere il copyright della “Scelta”, scopiazzata dagli aldini nostrani ma si spera che i liberali mantengano il tradizionale aplomb ed evitino le tremende liti giudiziarie, incorse ai postcraxiani. In queste condizioni, se possono apparire illusi i liberali che ancora guardano all’icona Meggy, ancora più in aria vagano le speranze, espresse da Croci “di aggregare i tanti liberali sparsi nei vari partiti ma sensibili ai nostri valori”. Anche perché, tutti, ma proprio tutti insieme (inclusi gli amici esterni) queste formazioni per i sondaggi arrivano all’1,7%. Nelle stesse sale del rassemblement liberale, qualche giorno prima era stato presentato il volume “Il partito della nazione” dell’ex sindaco di Roma Alemanno, con corredo di Veneziani e Malgieri con i due Rai Mellone e Sangiuliano. Paradosso vuole che il contesto tutto diverso, ex missino ed ex aennino, abbia preteso atmosfera e parole analoghe. In uno sforzo di sincera analisi, Alemanno ha in una prima parte ben descritto il correntismo esasperato del Msi (’77-’92), il perbenismo qualunquista-legalitario di An, il vagheggiamento liberalconservatore di Fini, che ha finito per consegnare tutto il patrimonio culturale ed ideale destro (Uomo qualunque, Laurismo, anticomunismo valoriale) al partito di Berlusconi. L’ex sindaco di Roma tralascia di descrivere il tempo in cui tutto il centrodx, dopo che il Cavaliere era apparso schiantato dalla campagna denigratoria e dalla finanza europea, era disposto a farsi riserva protetta, colonia agli ordini del Moderato del Quirinale. Per far contenti i nuovi amici di viaggio, Fratelli d’Italia, enfatizza l’importanza delle primarie importate dagli Usa per volontà del Pd. Solo un lustro fa, tutti, o quasi, i nomi finora citati insieme uniti vincevano in Italia, a Milano, a Roma. Non hanno cambiato a sentirli, né un’idea, né una parola. Perché sono allora divisi in una ventina di oasi? Perché cercano l’intesa con i nemici tradizionali? Alemanno, per parte sua, snocciola 3 errori: aver dato creduto al mito del rinnovamento dal basso, avere puntato sulle istituzioni e non sul partito; essersi circondato del clan identitario. Sul finto liberale Corrierone, Galli Della Loggia, rinomato liberale (come Cacciari, Morando, ecc.) torna a investigare sulla natura neoliberale della sinistra italiana e continentale scoprendo come essa sia “parte dell’élite europea,in molti casi ai vertici del potere”, “prona alla vuota ideologia dell’«europeismo» a prescindere”. Non solo, evidenzia come la sinistra “domini il sistema dei media e l’opinione «rispettabile», i valori accreditati proposti obbligatoriamente alla società”; e come infine “manchi “in Italia come altrove di qualunque tratto «popolare» nell’antropologia dei suoi dirigenti, nel loro abbigliamento, nei modi, negli svaghi, nel linguaggio, nel loro laicismo di maniera; insomma, la loro omologazione – sia degli uomini che delle donne – al modello di agio borghese simboleggiato dal tailleurino Armani e dalla casa in campagna con relativa vigna”. E’ vero, non c’è bisogno di appellarsi alla Thatcher: basta Craxi, come effettivamente ha ammesso Martino. E’ vero, non bisogna attaccarsi ai clan identitari, che finiscono per essere fatti da dame di compagnie, fratelli, figli, antichi amici di scuola e di merenda. Esempio è il ritorno di Tajani che per una tornata ha avuto i poteri di un Barroso, senza che se ne accorgesse nessuno. Il leader FI laziale ha assistito senza battere ciglio alle risate di Merkel-Sarkozy sull’Italia; non ha protestato per la candidatura del Ppe a Presidente Ue (che sarebbe dovuta toccare a lui) del lussemburghese filotedesco Jennings ed ora se ne torna per farsi eleggere semplice europarlamentare, con il sostegno, incomprensibile, di giovani di buone speranze come l’ex consigliere Bernaudo. E’ vero, bisogna puntare non al rispetto istituzionale, ma a quello della propria parte, cioè del proprio elettorato. Allora perché Alemanno dichiara che il nazionalismo è un male? Perché si alimentano miti inesistenti quali il “partito liberale di massa” quando il centrodx ( ed i suoi gruppi odierni) nacque con i quadri ex pentapartito Dc e laico, con l’aggiunta degli ex missini? Una risposta c’è. E’ il ricciccio dei Guzzanti. Era un po’ che i Guzzanti, padre e figli, stavano quieti. Non si sono sentiti più durante i governi colonizzati. Ora il padre s’è visto dovunque in questi giorni; cossighista filocraxiano, al momento buono si è fatto strumento della sinistra ed ha colpito tutti – liberali e non. I figli, dopo lunga apnea, tornano, come al solito per criminalizzare fin dove sia possibile, i nemici di destra. Possono contare su una rete di amicizie di altissimo vertice a tutti i livelli. Cercando il filo di Meggy, Lucarelli, Martino e Zucco hanno ammesso che c’è un’unica soluzione ed è togliere l’arma del giudizio agli avversari. Sconfessare le belle parole e le belle idee e come avrebbero fatto i grandi antipatici di un tempo attaccare senza paura il politicamente corretto. C’è un modo per stare tutti uniti e tutti dalla parte dove per natura si deve stare. E’ richiamarsi al partito liberamente scorretto. Altro che km zero, green economy, cani, gatti e Tajani. Si tratta di un terreno dove i Tabacci ed i Guzzanti non possono venire a ricicciare. Questa , 35 anni dopo, è la via possibile. Altrimenti i liberali ed i laici passeranno per notabili imbiancati, per di più sostituiti dalla sinistra che in quei cenci si trova già benissimo.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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