• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Alitalia: tre lezioni dai fallimenti pubblici e privati

di Oscar Giannino | 20 Aprile 2014

La prima riguarda il fallimento dei privati italiani, dopo quello dello Stato. La seconda, il prezzo che si paga al non aver saputo fare il mestiere del trasporto aereo. La terza, la partita ancora aperta tra Malpensa e Linate.

img1024-700_dettaglio2_Oscar-Giannino-Imagoeconomica-960x540La trattativa tra Alitalia ed Etihad è data da mesi in chiusura da festanti tifosi. Ma prenderà ancora qualche tempo. Ancora una volta il consiglio d’amministrazione della compagnia è stato rinviato, in attesa della lettera formale edelle condizioni poste dalla compagnia emiratina che fa capo ad Abu Dhabi per assumere fino al 49% di Alitalia, con un apporto di capitale fino a 500 milioni. Ma oramai la lettera d’intenti è in arrivo, dopo una due diligence sui conti, i debiti e i costi di Alitalia che ha convinto James Hogan, l’ad di Etihad, nel chiedere vincoli ben più gravosi di quanto soci e tifosi di Alitalia si aspettassero. Il governo – Letta prima, Renzi poi, Lupi sempre – si è molto speso. Troppo, per far pensare che quasto sia un acordo “di mercato”, dopo esser intervenuti con Poste nel capitale.  Mentre i soci privati italiani hanno dovuto tenere un profilo molto basso, responsabili come sono della cattiva gestione successiva alla privatizzazione del 2008.

Ma ormai è tempo di qualche considerazione di fondo, sulla svolta pressoché definita: quella di un’Alitalia che ammaina ogni velleità di essere vettore mondiale, dopo che per decenni sia lo Stato, e per alcuni anni gli attuali soci privati, non sono riusciti a produrre una gestione e un modello di business capace di efficienza e redditività.

Sono almeno tre, le considerazioni generali da svolgere mentre si definiranno gli ultimi particolari dell’accordo con Etihad. La prima riguarda il fallimento dei privati italiani, dopo quello dello Stato. La seconda, il prezzo che si paga – e paga l’Italia – al non aver saputo fare il mestiere del trasporto aereo. La terza, la partita ancora aperta – malamente aperta – tra Malpensa e Linate.

Cominciamo dalla cattiva prova dei “capitani coraggiosi”. Ormai, è consegnata alla storia. L’eterogenea compagnia di giro messa in piedi da Banca Intesa nel 2008, la famiglia Benetton con Atlantia, i Riva dell’Ilva,la Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti, la holding Immsi del presidente Alitalia Roberto Colaninno, la Equinox di Salvatore Mancuso, e molti altri con quote da zerovirgola, aveva rilevata un’Alitalia reduce dal disastro pubblico pluridecennale. Ma con  un finanziamento pubblico da 300 milioni, ripulita dai debiti di quasi 4 miliardi della gestione statale, caricati sulla collettività – cioè a noi contribuenti – insieme ai costi indiretti degli ammortizzatori sociali (fino a 8 anni!), con una riduzione della forza lavoro di un terzo. Fino a un costo complessivo pubblico superiore ai 6 miliardi di euro. La vecchia compagnia non fu fatta fallire, la Corte del Lusemburgo che aveva definito illegale l’ultimo prestito ponte pubblico fu ignorata, le regole della concorrenza furono sospese per tre anni sulla rotta Roma-Milano.

Dopo avere perso 1,2 miliardi di euro nel quinquennio – mangiandosi il patrimonio ricostituito – producendo anche a fine 2012 debiti per 2,1 miliardi – tra esposizioni bancarie (956 milioni), verso i fornitori (605), debiti finanziari (169), verso lo Stato cioè tasse (44), e altri di diversa natura (366) – i “capitani coraggiosi” di Intesa erano arrivati a perdite quotidiane oltre il milione e mezzo di euro. Hanno purtroppo fatto rimpiangere persino lo Stato incapace e dissipatore. Il cosiddetto “Piano Fenice” iniziale, quello annunciato da Passera con le parole “le partecipazioni statali sono finite per sempre”, prevedeva il pareggio al 2010 e  un utile operativo di 171 milioni nel 2011. Macchè, l’Alitalia di Intesa non è mai stata in utile. Nemmeno con gli aiuti anti-concorrenza. La quota di mercato italiana non è risalita al 56% come promesso. Il primo aministratore delegato, Sabelli, voleva – giustamente – portare entro tre anni l’azienda ad Air France. Ma i soci dissero no. Dopo di lui, a Ragnetti e del Torchio è toccato pagare pegno.  E nell’autunno 2013 i soci privati hanno dovuto chiedere in ginocchio allo Stato che un nuovo impellente aumento di capitale ponte fosse sostenuto da 75 milioni della pubblica Poste Italiana.

Improvvisamente, sui media molto influenzati dalle banche esposte – Intesa e Unicredit –è tramontata l’arcifamosa bandiera dell’italianità da difendere, la tiritera per cui Berlusconi nel 2008 cambiò idea, visto che all’inizio – nell’autunno 2007 – sosteneva pubblicamente Carlo Toto nel tentativo di rilevare Alitalia, ma poi sotto elezioni si convinse dell’operazione-Fenice. Ecco, il doppio fallimento pubblico e privato in Alitalia ha fatto finalmente capire che nel mercato aereo internazionale credere di giocare in Champions League quando non si è capaci è un’illusione. Almeno questo è un bene. D’ora in poi, è meglio che taccia chi parla di “strategicità”. Il mercato aereo italiano è cresciuto “malgrado” Alitalia, pubblica e privata.

Veniamo al secondo punto. Subito si comprese che i 75 milioni di Poste sarebbero stati bruciati in poche settimane, e dunque ecco che Etihad diventa il salvatore buono, il cavaliere bianco.Altra illusione. Etihad fa il suo mestiere. Assume quote di”solida” minoranza in compagnie europee come Air Berlin – attenta a non salire oltre il 49% per non perdere il beneficio delle rotte europee mantenuto dai vettori comunitari che partecipa, e bisognerà comunque superare l’esame europeo se Etihad sarà decisiva nel piano in dustriale come sembra, perché anche in quel caso si perde la licenza europea – per orientare però il traffico di compagnie in difficoltà verso l’hub emiratino che è la propria base, da cui porta passeggeri a milioni verso l’Asia, forte com’è di una grande flotta transcontinentale. Hogan l’ha dichiarato più volte che questa è la sua intenzione , anche a proposito di Alitalia, su grandi testate mondiali. Da noi, si fa finta di non vedere. Si racconta che Etihad potenzierà i voli transcontinentali di Alitalia. Certo qualche rotta verso Cina e Usa ritornerà, ma guardate che solo pochi giorni fa Alitalia ha dovuto dismettere l’ordine per 12 Airbus A-350 a lungo raggio. Non ha i soldi.

Il nuovo boccone da ingoiare oggi sono altri 3mila esuberi indicati da Etihad sugli 11.800 dipendenti di Alitalia, e la richiesta che Unicredit e Intesa consolidino tra i 400 e i 500 milioni di debito Alitalia su cui sono esposti. Il ministro Lupi dice che non è vero. Ai giornalòisti, chi rappresenta Etihad in Italia dice che è verissimo. Vedremo, se non è  il prezzo da pagare alla fine delle illusioni, pubbliche e private, di chi non ha saputo gestire. Oggi sembra non esserci alternativa. Se il governo si prepara a mettere altro denaro del contribuente a sostegno di mega-scivoli ai dipendenti in esubero, dopo aver già confermato aiuti al personale navigante nell’ultima legge di stabilità, si aggiunge errore ad errore.

Terzo punto. E’ evidente che Etihad vuole potenziare Fiumicino per fare feedraggio su Abu Dhabi, e questo fa felice i soci privati di Adr. Ma resta il pasticcio lombardo, tra Linate e Malpensa. Su questo, la politica milanese, mentre quella romana ha ammainato le sue velleitarie bandiere, continua a non capire la lezione. In 15 anni malgrado Alitalia il traffico aereo italiano è di molto aumentato, da 53 a 116 milioni di passeggeri. Grazie alle low cost come RyanAir e Easyjet, che hanno il 49% del mercato. Il bilancio sul traffico aeroportuale è stato impietoso. Mentre Fiumicino, tornato a essere l’unico hub di Alitalia, tra 2002 e 2013 ha visto il traffico aumentare del 43%, Malpensa ha perso negli ultimi anni e registra un modestissimo più 3% in 15 anni, Linate più 16%. Orio al Serio di Bergamo, che ha lavorato solo attirando low cost, è cresciuto nel frattempo del 616%, quasi agguantando praticamente Linate come terzo scalo italiano, e Ciampino con lo stesso modello low-cost è cresciuto del 39,5%. Qui trovate tutti i dati, elaborati e commentati dall’ottimo Andrea Giuricin.

Conclusione ovvia: invece di ostacolare l’intesa ormai obbligata Etihad-Alitalia con pretese di porre vincoli alle rotte Malpensa-Linate per proteggere lo scalo varesino, come questo dipendesse ancora da Alitalia – che vale oggi meno del 10% del suo traffico –, la politica milanese capisca che è venuto il momento di cambiare musica. Buisogna prendere maroni alla letterra, quando dice di non voler più entrare in SEA se il governo non “tutela” Malpensa. E E’ l’ora di privatizzare SEA che gestisce oggi i due scali, accettando una sèperazione netta tra i due scali e la loro concorrenza diretta, senza porre pregiudiziali. Linate torni pure ai 25-30 movimenti aerei l’ora precedenti al limite di 18 assunto per favorire Malpensa, limite che non  è servito a nulla. E Malpensa lavori per attirare compagnie e rotte sul mercato delle low cost e delle compagnie concorrenti.

L’Italia attirerà più traffico business e turistico dal mondo quanto più gli scali si faranno concorrenza vera su tariffe e servizi, piantiamola di ripetere che è un compito che spetta ad Alitalia. Falliti sia lo Stato sia i privati amici di banche e Stato, credere ancora che la politica “faccia” il mercato aereo è un errore irrimediabile.

Pubblicato in : Primo pianoTag: caro alzeglio ciampi

Info Oscar Giannino

Giornalista. Fondatore di FARE per Fermare il declino

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti