non in base a denominazioni di origine, che non significano più niente salvo portare a una divisione tra fiamminghi e valloni.

Quindi vi faccio molti auguri, anche se non vi seguo, e mi permetto di farvi un “reportage” dall’interno del PD che conosco, e frequento piuttosto intensamente da 5 anni.
E’ molto tempo che il confronto interno ai partiti non funziona in base ai grandi temi, e, se mi è permesso di dire una delle mie irritanti eresie, nella prima repubblica il partito che più riusciva a mediare tra le esigenze dei corpi intermedi era la DC. Il PCI, che i corpi intermedi tendeva a egemonizzarli politicamente, non ha mai avuto correnti fino a Occhetto: poi c’è stato un periodo, fino a Pesaro, che c’era un rispetto per il ruolo delle correnti fin ossessivo, se non stavi in una corrente non potevi partecipare al dibattito. Ma già si scivolava verso le organizzazioni di mutua assistenza tra professionisti politici, caratterizzata dall’espressione che il tale compagno, anche se aveva fatto degli errori, o semplicemente era in minoranza, era comunque “una risorsa”: mentre i compagni che non erano risorse potevano andare a quel paese, e il bollino di “risorsa” lo davano quelli del vecchio PC…Il pds è nato organizzato in correnti, non per organizzare il consenso attraverso i corpi intermedi, ma per tutelare la continuità delle diverse anime dei cofondatori (perchè poi si volesse riprodurre all’interno del partito la stessa composizione dell’Ulivo non l’ho mai capito bene). In ogni modo, poi è nato il partito liquido di Veltroni, con le sue “figurine Panini” che dovevano appunto rappresentare il collegamento con i problemi della società non attraverso i corpi intermedi ma attraverso l’agenda telefonica di Veltroni. Però siamo nel secolo veloce, e di quel partito non c’è più traccia: adesso è il partito delle primarie continue, in cui i militanti devono fare da scrutatori, e i passanti possono venire a votare per gli organi regionali di partito, ma non per la selezione dei candidati alle elezioni. Questo resta un potere dei militanti, che però non vengono mai convocati sulla formazione delle liste per gli organi interni di partito, che vengono prodotte direttamente dagli Spiriti Santi autonominati o sopravvissuti all’epoca dei cofondatori: molto più democratica la selezione dei candidati alle elezioni, aperta a tutti quelli che raccolgono un numero minimo di firme tra gli iscritti.
Nel frattempo è molto cambiato il “corpo” del partito, direi che cambiava a ogni congresso, e in modo differente tra sezioni di città e di provincia: in queste ultime , altro che corpi intermedi, ci sono casi in cui gli iscritti sono un ferreo manipolo di pensionati fedelissimi alla trasmissione del potere all’interno dell’antico PCI, altri in cui le risse sono frequenti: perchè lì comunque c’è il potere, da sempre, a portata di mano. Nelle sezioni della mia città in alcune si fanno ottime discussioni a tema, che raccolgono anche un bel po’ di gente che ha voglia di parlare. Nel mio circolo abbiamo appena fatto due riunioni affollate (80 persone una sera in una sezione succede di rado), una con Taddei e una con Nerina Dirindin (respons. nazionale salute): purtroppo, non è intervenuto nessuno dei sindacalisti nostri iscritti, solo qualcuno in pensione: Turci sbufferà, ma la lingua batte dove il sindacato duole…
Nel rapporto con il territorio, per ora sono imbattibili i google group dei 5 stelle, che tutti i giorni sollevano questioni di quartiere e ne discutono, mentre pochissimi di loro parlano di linee politiche.e nessuno del funzionamento autocratico del loro movimento. Ma il loro google group nella mia circoscrizione ha tanti partecipanti quanti sono gli iscritti al mio circolo: loro non hanno sede e si trovano una volta al mese in qualche caffè: mi sembra opportuno meditare sulla loro organizzazione, perchè rischiamo forte che siano non solo il secondo partito ma forse il primo, e non mi sembra far politica chiudersi in una torre d’avorio progettando “la corrente di Platone” e scomunicando come poveri imbecilli quelli che stanno fuori e comunque si danno da fare. Per cui, come capogruppo del PD in circoscrizione, sto molto attento alle proposte dell’unica consigliera 5 stelle, e cerco di trasformarle in positivo.
Tornando alle correnti del PD, quelli che si integrano di più nell’attività di partito in periferia sono i civatiani, quelli che vanno alle riunioni dei cuperliani sono i preoccupati funzionari del vecchio apparato, che sono stati abbandonati in massa dai giovani e dalle donne che avevano candidato alle ultime politiche, passati con Renzi, : si conteranno sulle preferenze regionali, e prevedo una strage, perchè è vero che a votare per Renzi è arrivata tanta gente con altre storie politiche, ma questi adesso votano PD e danno preferenze, e si informano su chi erano i dalemiani, ormai la bestia nera. Peraltro, gli eletti con le preferenze alle ultime comunali sono quasi tutti con Renzi: nella mia circoscrizione, 9 su 10: e la decima, quella dalemiana, è stata eletta dalla ACLI. Mi viene in mente la mia amica Ilaria, già funzionaria del PDS, poi uscita con SD e rientrata dopo il 2011, che durante le primarie per il segretario sperava di impedire di votare per Renzi agli sconosciuti che arrivavano al mio seggio intimidendoli con “ma vi rendete conto che voi vi impegnate a votare per il PD?”: infatti lo voteranno alle regionali del Piemonte…
Sull’organizzazione del PD, e il funzionamento del PD ha molto pesato la riforma Bassanini, con la concentrazione dei poteri su sindaci e governatori che sempre di più si scelgono da soli gli assessori, mentre i consiglieri sono ben pagati per fare inutili meline. Raramente tra i consiglieri delle grandi città c’è il segretario di federazione. Per contro, quando la federazione indica un candidato sindaco, questo è quasi sempre battuto alle primarie di coalizione, o, se non è battuto, perde le elezioni: anche questo è un segnale di inadeguatezza del partito, che secondo me non si supera ripristinando favolistiche declamazioni, ma cercando collegamenti coi movimenti e suggerendo soluzioni ai problemi sociali. Soprattutto evitando di farsi dettare la linea dai “tecnici” delle partecipate comunali : siamo al ridicolo che in molti comuni, sulla gestione dell’acqua dopo il referendum si cerca di far adottare delibere che non reggeranno al vaglio costituzionale, preparate appunto dalla locale SPA. E il movimento per l’acqua, di cui faccio parte, sta combattendo a Torino una battaglia comune per comune, mobilitando i consiglieri eletti contro il “partito delle municipalizzate da privatizzare” , ieri abbiamo conquistato Moncalieri, la quarta città del Piemonte. A Torino, il segretario è un uomo di Fassino, ex senatore da risistemare, che in una città dove il futuro si gioca sulle start up che decollano dall’eccellenza del politecnico e delle facoltà scientifiche (Torino ha 100.000 studenti universitari, di cui 7000 Erasmus) non ha ancora riattivato il “forum innovazione” una delle strutture di federazione più interessanti e aperte.

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