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Politica intellettuali e cantastorie

Dopo anni, perfino decenni di sottovalutazione della questione, il problema drammatico della povertà ritorna.

di Angelo Giubileo | 1 Maggio 2016

Ma una notizia un po’ originale/non ha bisogno di alcun giornale/come una freccia dall’arco scocca/vola veloce di bocca in bocca … Questo, un brano di un famoso testo in musica del 1967, dal titolo Bocca di rosa, opera di Fabrizio De Andrè, noto “cantastorie” del tempo che fu.

Cantastorie di una società, quella italiana di allora, anch’essa in crisi, ma di benefica transizione, da una società agricola – classista e massificata ereditata dal dopoguerra – a una società industriale che, attraverso la partecipazione del cittadino al processo produttivo della nazione, sviluppava e alimentava una politica di diritti individuali e sociali. Una politica, quindi, in cui il consenso occorreva conquistarlo, caso per caso. Una politica che, in casi simili, dimostri di essere capace di governare la transizione e, legittimamente, meritarsi il consenso degli elettori. Quello che servì, allora, durante il periodo della discussione in Parlamento del disegno di legge Fortuna per l’introduzione del divorzio, della contestazione giovanile; e nel mondo, durante l’epoca della contestazione alla guerra americana nel Vietnam e l’anno della “guerra dei 6 giorni” nel Sinai, che costrinse l’intera comunità dei paesi dell’ONU ad assumere comunque una posizione nell’ambito dello scacchiere geopolitico mondiale.

Rispetto alla situazione odierna? Molti fattori in comune, sul piano sia nazionale che internazionale; e tuttavia, in un mondo che nel frattempo ha sapientemente provveduto all’abbattimento di molti confini elimiti, in un mondo sempre più globale, la ricerca della soluzione politica, anche a livello locale, dipende dalla decisione ricercata e assunta in sede comunitaria; e in particolare, quanto al governo del nostro territorio, nell’ambito di consessi e organismi prima europei e anche mondiali.

E ora? Arriverà la stagione calda, i flussi d’immigrati in fuga dal sud del pianeta aumenteranno, e non tanto a seguito di guerre, che spingono all’esodo già milioni di profughi e rifugiati, quanto piuttosto a motivo delle irrisolte condizioni di “povertà”, assoluta e relativa, che – nonostante il processo di liberalizzazione economica, talvolta solo presunto, effetto della globalizzazione dei territori – permangono negli stati di provenienza. Altro che guerra per il petrolio, altro che jihad o guerra santa, altro che scontro tra sciiti e sunniti! Dopo anni, perfino decenni di sottovalutazione della questione, il problema drammatico della povertà ritorna. E stavolta su scala globale, com’è oggi piuttosto normale, che giusto, che sia.

Ma una notizia un po’ originale/non ha bisogno di alcun giornale/come una freccia dall’arco scocca/vola veloce di bocca in bocca … E oggi, grazie soprattutto ai social, l’informazione invade e travalica i territori dei paesi interessati; i cui governi, per l’essenza di ogni sistema che dicesi democratico, sono già presi quotidianamente dalla “battaglia”, “falsa e ipocrita”, del consenso politico. Un consenso, che: politicamente, non dovrebbe essere proprio; socialmente, non dovrebbe essere marginale – e quindi causa di emarginazione e quindi emigrazione – ma, in entrambi i casi, comune. Anche se, è bene assolutamente precisarlo, non nel senso che il termine qui da ultimo usato, comune, abbia a che fare con ipotesi solo astratte di ritorno a un’u-topia, che in quanto tale non ha avuto un passato, non ha un presente e, quindi, presumibilmente, non può avere un futuro.

Viceversa, ritorna il periodo o almeno, forte, il richiamo della “responsabilità della politica”. Le “chiacchiere” della politica, che pure sono servite sia al re che al popolo di turno, non bastano più. E allo stesso modo, non bastano le “chiacchiere” dei giornali. In ogni caso, sovrastate dalle voci di coloro che gridano nel deserto …

Tuttavia, inascoltate!

Come dimostrato dai fatti ancora odierni, a livello internazionale, e solo a modo di parziale esempio: i) … da candidati presidenziali statunitensi, in forte e solo all’apparenza imbarazzante crescita di consenso come Trump, che dicono agli storici alleati nelle aree di crisi mondiali di “arrangiarsi”; ii) … da governi europei che riprendono a costruire muri: Austria, Serbia, Ungheria, i casi più clamorosi; iii) … da un governo italiano che, alla vigilia del prossimo vertice di Hannover, ancora esita rispetto alla richiesta di aiuto del primo ministro libico Serraj “di difesa dei confini, sia quelli di terra che quelli di mare”.

Pubblicato in : Editoriale, MetamorfosiTag: anni, consenso, crisi, futuro, giornali, globalizzazione, governi europei, governo, governo italiano, mondo, nazione, notizia, parlamento, processo, soluzione

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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