Ci si sono messi in cinque per scrivere questa storia, una sorta di pièce teatrale. Unità di tempo e luogo per una cena tra amici, occasione per rivedersi, stare insieme e assistere dalla terrazza di casa di Rocco ed Eva all’eclissi di luna. Ma non basta una terrazza per citare Scola come non bastano tre coppie e mezzo riunite attorno al tavolo per non far rimpiangere le cene delle vecchie commedie all’italiana tornate di moda in questi ultimi anni, da “Il nome del figlio” a “La cena tra amici “, ma prepotentemente viene in mente Carnage di Polansky. Qui due coppie “costrette” in un salotto cercano di confrontarsi civilmente e il risultato sarà uno sbranarsi a vicenda. Nel film e quando durante la cena Eva propon di Genovese invece il “gioco della verità” proposto da Eva si trasformerà in un gioco al massacro e gli attori, per quanto bravi, (su tutti Marco Giallini, Giuseppe Battiston e Alba Rochrwacher) sembrano fin dall’inizio, più che amici di lunga data proprio “perfetti sconosciuti”.
Nelle prime scene ci si prepara all’incontro cercando di lasciarsi alle spalle i problemi : Eva ha problemi con la figlia adolescente, Carlotta propende all’alcool, il matrimonio di Lele è fortemente in crisi e, quando Eva propone quello che da ragazzini chiamavamo il gioco della verità, (ma allora non avevamo quella scatola nera che è diventata parte integrante della nostra vita , avevamo la nostra memoria e i segreti erano ben custoditi in uno dei cassetti del cuore o della mente) tutti accettano perché su tutto prevale la paura, il timore di poter scoprire quello che si sospetta. “Cosa potrei scoprire su di lui/lei se potessi guardare nel suo cellulare, tablet, pc?” e rifiutare vorrebbe dire che abbiamo una vita segreta. E così il gioco diventa un vero e proprio massacro.
Perfetti sconosciuti è un film cattivo perché fotografa la realtà di oggi che porta a quella cattiveria che noi stessi abbiamo aiutato a nascere e continuiamo a fomentare. La sceneggiatura non brilla certo per originalità, come abbiamo già detto ed è un classico; se metti in una stanza tre coppie e mezzo (la fidanzata di Battiston che tutti vorrebbero conoscere è malata) non serve una gran fantasia per capire che durante la cena fra vecchi amici, con tutti gli smartphone sul tavolo, in viva voce, i guai non si faranno aspettare.
Un film sull’amicizia ma anche un film sulla superficialità con cui si usano i moderni mezzi di comunicazione. Lo smartphone si è trasformato da oggetto del desiderio in diario segreto, scatola nera dei nostri desideri, pensieri, problemi, parole, paure.
C’è più dolore che comicità nei dialoghi anche se in sala si sentivano molte risate disturbanti.
Quando c’è unità di tempo e luogo i dialoghi corrono veloci, scivolano fluidi fra una portata e l’altra ma nel film di Genovese per circa tre quarti si mangia e si beve, si parla con imbarazzo crescente e quando la storia finalmente decolla e assume le caratteristiche del dramma imminente , quando ci si accorge che l’amico di una vita è gay, quando è palese che il rapporto di coppia è talmente sfilacciato da essere arrivato al capolinea, che l’uomo che abbiamo sposato non è quello che credevamo,allora si rivela in pieno la nostra “frangibilità”.
“La verità è che siamo tutti troppo frangibili” afferma Rocco nel finale e arrivati alle ultime scene di un finale a sorpresa possiamo solo credere 1) Non è successo veramente 2) Le cose sono ancora peggiori di quello che abbiamo visto. Unico sollievo la scena finale con Battiston che ferma la macchina ed esegue esercizi di ginnastica per strada.

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