Alzi la mano chi non l’ha pensato in silenzio o detto sottovoce, per non apparire banale, negli ultimi giorni: non ci sono più le mezze stagioni. Mh, vedo poche mani in alto. Freddo gelido al 25 aprile.
Cerimonie con cappotto e giacche a vento. Quando mai?! Freddo e neve anche a quote basse nella settimana dal 25 aprile al 1 maggio, un tempo era la prova generale del turismo estivo, quando i più arditi già mettevano costumi e compravano secchielli.
Primo maggio col tempo da primo febbraio. E’ il clima che cambia, bellezza! Si direbbe mutuando il più celebre “E’ la stampa, bellezza”. E che oggi potremmo pur sostituire con “E’ un tweet, bellezza”. La bellezza del clima che cambia non corrisponde sempre alla gradevolezza del tempo vissuto. In fatto dei meteorologia turistica noi occidentali medi siamo dei gran conservatori.
Andiamo avanti per schemi e riti. Non ci poniamo nemmeno la domanda se sia giusto o meno continuare a considerare Ferragosto il centro dell’estate quando forse il vero clou della stagione estiva è il 2 di luglio. O giù di lì.
Come abbiamo incrostato e sedimentato le nostre giornate tra orari fissi e trasferimenti in scatolette di latta e plastica, impacchettandoci tra cartellini da strisciare e spritz da onorare, così impacchettiamo anche il tempo delle vacanze che per definizione dovrebbero essere cultura del vacuum, del vuoto, del non pieno, del non programmato, dell’improvviso, dello stupore.
Ah che bello sarebbe concepire le vacanze come un lasciarsi andare a scoprire che cosa appare dietro una curva. A sette chilometri come a settemila. A maggio come a settembre e non solo il 5 d’agosto quando tutto il mondo intasa la curva. Un salto al passo al Pordoi? Ma sì, facciamo tappa con canederli e atmosfera da speck stube anche a metà giugno.
Perché se davvero non ci sono più le mezze stagioni sono tutte stagioni piene. Allora è tempo di turismo pieno anche il 27 di maggio e il 19 di giugno. E’ solo un blocco nostro e del nostro sistema semio-semantico schematico del vivere poco creativo che ci induce a considerare estate piena quelle settimane in cui ci dicono che è estate piena per marketing e pubblicità, o per pigrizia e conservazione culturale. Non si sa quale di queste condizioni sia la più pericolosa e insidiosa.
Non ci sono più le mezze stagioni come non ci sono più le città di una volta, come non ci sono più le scuole di una volta e come non ci sono più i medici di una volta o i preti di una volta. Perfetto: abbiamo fatto una bella infilata di luoghi comuni, ma a volte spiegano più di tante ricerche.
Ma scusate perché noi, -io, te, lui, lei, l’altro, fermiamoci qui- siamo quelli di una volta? Come fai a pretendere che Milano sia quella degli anni 80, da bere, e Bologna quella degli anni Settanta da portici e Dalla se non ci sono più quelli che facevano quella Milano da bere e quella Bologna dei portici?
Noi siamo la stagione che vogliamo o che vogliamo essere. Se decidiamo che è estate piena anche il 12 giugno viviamola come se fosse ferragosto. Magari a Ferragosto, quello vecchio, nevica.

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