
L’intelligenza artificiale è entrata nel dibattito politico italiano quasi in punta di piedi.
Non c’è stato un vero confronto pubblico. Nessuna grande discussione parlamentare. Eppure le sue conseguenze rischiano di essere profonde.
Perché quando la tecnologia incide sui meccanismi della formazione del consenso, non si tratta più soltanto di innovazione.
Si tratta di democrazia.
Negli ultimi mesi l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella comunicazione politica è cresciuto in modo esponenziale. Messaggi costruiti da algoritmi, campagne mirate, contenuti sempre più personalizzati.
Tutto più efficiente.
Ma anche tutto più opaco.
Il cittadino si trova di fronte a una comunicazione sempre più sofisticata, ma sempre meno trasparente.
E qui emerge un primo nodo.
La politica ha sempre utilizzato gli strumenti disponibili per orientare il consenso. Nulla di nuovo.
Ma l’intelligenza artificiale introduce un elemento inedito: la capacità di adattare il messaggio a ogni singolo individuo, quasi in tempo reale.
Non è più comunicazione di massa.
È una relazione individuale costruita da un algoritmo.
Il rischio è evidente.
Una democrazia nella quale il consenso viene costruito attraverso strumenti che il cittadino non è in grado di comprendere fino in fondo è una democrazia più fragile.
La storia insegna che ogni grande innovazione tecnologica ha posto problemi nuovi alla politica.
È accaduto con la televisione.
È accaduto con i social network.
Sta accadendo oggi con l’intelligenza artificiale.
Ma a differenza del passato, la velocità del cambiamento è molto più rapida.
E la politica, ancora una volta, sembra rincorrere.
Manca una riflessione organica.
Manca una regolazione chiara.
E soprattutto manca una consapevolezza diffusa.
Il rischio non è quello di una tecnologia “cattiva”.
Il rischio è quello di una politica che delega troppo, che si affida agli strumenti senza interrogarsi sulle conseguenze.
In una democrazia matura, la tecnologia dovrebbe essere uno strumento al servizio della partecipazione.
Non un meccanismo che la sostituisce.
Per questo il tema non può essere lasciato agli specialisti.
È una questione politica a tutti gli effetti.
E come tale dovrebbe essere affrontata.
Prima che sia troppo tardi.
Cesare Mannucci

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