I commenti che riceviamo, in calce a questa rubrica, ci fanno riflettere sulla sostanziale incapacità di capirsi – che già conoscevamo ma di cui ora ci avete fornito le prove – che affligge drammaticamente i rapporti fra uomini e donne. Sfidiamo dunque la tempesta di proteste, che certamente si abbatterà su di noi, con questo Breve dizionario dei luoghi comuni, ovvero una Guida alla menzogna istituzionale che regola la vita quotidiana di tutti, o quasi, noi. Le eccezioni sono da ricercare in un altro sistema solare che, al momento, ci è ignoto.
Stiamo bene insieme: il prodromo di un cataclisma, il prologo di una tragedia, l’avvisaglia di uno Tsunami. Questa frase è la madre di tutte le partenze, quando un uomo la pronuncia in realtà vuol dire “Oggi ci sono, domani non si sa, perché già stasera potrei trasferirmi a star bene da un’altra parte”. Al suono sinistro di queste parole, si può reagire solo in un modo: entrando nel più vicino supermercato per dotarsi di una confezione alberghiera di fazzoletti di carta. Non serviranno a trattenere il fuggitivo, ma saranno estremamente utili a prosciugare il danno.
La fedeltà è un fatto mentale: l’alibi perfetto che ogni maschio, dalla prima classe d’asilo in su, rifila alla disgraziata di turno per renderla partecipe della grande fortuna che, momentaneamente offuscata dai fumi della rabbia, le sfugge inopinatamente. Ovvero: cosa vuoi che siano un paio di ludiche corna in confronto all’amore che provo per te?!
Ho paura di soffrire: furbata pazzesca, ad uso e consumo delle tenere di cuore, aspiranti terapeute del povero cuoricino ferito dell’amato bene e preda della tragica sindrome meglio nota come “Io ti salverò”. In realtà, questa frase dovrebbe suonare alle nostre orecchie come la sirena di un allarme antincendio, quello che sta divorando la nostra razionalità e ci impedisce di capire che il fragile bambinello che ci sta di fronte è indubbiamente il più grande figlio di mignotta mai comparso sulle scene dai tempi di Rhett Butler in Via col vento. Con o senza baffi, dipende dal travestimento che si è scelto.
Ti chiamo dopo: cioè per San Mai, che ancora non si sa in quale giorno, mese, anno e millennio venga calendarizzato. Perché se lui richiama, deve essere ad un passo dalla canna del gas, ovvero: piantato dall’amante ufficiale, stufa di essere presa in giro con le frasi di cui sopra; abbandonato dall’amante ufficiosa che, dopo una furibonda lite con quella ufficiale, ha scoperto in lei una potenziale ottima amica in virtù delle comuni disgrazie; dimenticato dal migliore amico, incredibilmente colto da innamoramento imprevisto e sull’orlo di una improvvisa convivenza; tradito dalla Lega Calcio che, ogni tanto, riconosce un periodo di riposo anche ai calciatori e chiude gli stadi almeno per un paio di settimane all’anno; offeso dall’inopinata rottura di un tubo negli spogliatoi del campo di calcetto, con conseguente inagibilità dell’impianto per allagamento. Se lui richiama, non bisogna chiedergli: come stai? Ma: cosa ti manca?! E la risposta è sempre la stessa.
Ho bisogno di una pausa di riflessione: che di solito si svolge nell’accogliente alveo delle tette di un’altra. Una riflessione profonda, motivata, filosofica persino, scandita da un crescendo di bugie e strategici silenzi che sono la benzina nel motore della fuga. In genere, si conclude con il classico: ho capito che non potrei mai farti felice. Che in realtà sottintende: però posso fare molto felice la proprietaria della quarta misura che mi ha aiutato a riflettere.
Io non ti merito: versione aggiornata, grazie alle dispense del corso sintetico di psicologia applicata ai fatti propri, del più truce: vai a farti fottere. Laddove si evince che suggerire alla malcapitata di turno una sua presunta superiorità morale sul pidocchio che le si è attaccato per sbaglio ai capelli, è meglio che farle la lunga lista delle cose che la rendono insopportabile.
Non troverai mai più uno come me: per fortuna. C’è un limite anche al tasso di disgrazie che si possono sopportare in una sola vita. Il che è di per sé un ottimo motivo per non convertirsi mai ad una qualche religione che predichi la reincarnazione…
La versione maschile
Ho una cena di lavoro: con la nuova ragazza del marketing, che ha idee geniali, e le sostiene con un wonder bra da sballo.
Ho perso il cellulare: porca puttana, sicuramente è finito sotto il letto, ma non mi ricordo quale.
Non mi funziona l’e-mail: sto guardando in rete l’anteprima del nuovo calendario di Max…oooohhhh.
Devo sostenere un amico in crisi: hanno giusto aperto un nuovo locale di lap dance.
Sono in riunione: si, vabbè, questa è un po’ dura da far digerire alle due di notte, anche se nella versione pillola per sms…
Sei una donna con le palle: stai alla larga da me e dalla mia vita, che di palle mi bastano le mie.
Sei una gnocca vera: finalmente ti ho trovata!! E pure senza testa…! La donna ideale esiste e tu ne sei la prova.
Pole la donna essere uguale all’omo?!

Cara Chiara,grazie per le belle parole.
Il dramma vero, a mio giudizio, sta nel fatto irreversibile che dopo 30 o 40 anni di matrimonio ( salvo non far parte di sette o tribù che prevedano il matrimonio in fasce ) sei già out,più che anziana,pensionata.Quasi priva,ormai,del sex-appeal che gli uomini tuoi coetanei si procurano con quel farmaco miracoloso chiamato “argent”.Neppure il Viagra.E’ l’argent che convince e conquista!
E’ vero,esistono anche i “gigolò”( i c.d. “Sòla vulgaris”)ma,normalmente,non piacciono proprio.Non resta che il volontariato o la Croce Rossa (per quelle con vocazione),il burraco od il golf (per le giocatrici),la lettura o la scrittura (per le colte), i viaggi(per le abbienti e curiose) e gli affetti familiari:figli e nipoti,se esistono ( per tutte).
Cose queste bellissime ma, e qui sta la vera fregatura, da fare in perfetta solitudine!
L’unica speranza che darebbe puro piacere fisico sarebbe veder passare il corpo molto “anemico”( vista la quantità industriale di “mignatte esistenti sul mercato) di colui che,tuo malgrado, ti ha imposto uno stile di vita ben diverso da quello concordemente prescelto in gioventù.
Milena Samà
Cara Milena, questa rubrica è nata dall’aver visto accadere, e vissuto in prima persona, vicende come quella che racconti. L’ironia aiuta a mettere in ridicolo certi comportamenti che, di fatto, feriscono nel profondo e sono veleni a lento rilascio, nel senso che una volta assunti non te ne liberi più. Hai ragione su tutto, ma vorrei aggiungere una cosa, che non so se ti conforterà, ma magari ti farà sentire meno sola: certe stronzate, accadono a tutte le età, non solo dopo trenta o quarant’anni di vita insieme. perchè ci sarà sempre una mignatta più giovane e, soprattutto, più furba di te. Una che ha capito che non è neanche la paura della morte, la molla che spinge un uomo a comportarsi così, ma qualcosa di ancora più squallido: la prova della propria virilità, la convinzione che un uomo è tale solo a letto, come se a far sesso non fossero capaci tutti, animali compresi. Finchè gli uomini penseranno che la definizione di sè come persone passa solo dalle prestazioni sessuali, le cose non cambieranno. Coltivo qualche speranza per i tuoi figli: avendo te come madre, forse sceglieranno di essere persone, e non stalloni vaganti. Un abbraccio.
Gentilissima Signora, Milena,
l’ho letta avvertendo il tono sereno ma anche l’implicito di quanto scrive. Rispettando entrambi, non entro nel commento.
Rilevo però la percezione tutta che lei esprime sulla “paura della morte”.
Qui è la quaestio.
Il resto è nelle sue parole.
Mi abbia devotamente,
franchini
Cara Chiara,essendo una young-old-woman,madre di due maschi, non posso condividere il tuo dizionario dei luoghi comuni per non disconoscere i miei figli e spedirli sul loro pianeta,lontano anni luce dal mio.
Vorrei,però, sempre per sottolineare la differanza tra uomo e donna,rappresentare “l’anzianità”nel rapporto di coppia.Essa crea ben altre situazioni di gran lunga più dolorose e sperequate rispetto alla sana conflittualità tra i due sessi da te così simpaticamente descritta.
Vuoi per una lunga pratica in materia,vuoi per amara esperienza personale devo dire che se ti capita un “Sòla tardivo” dopo 30 o più anni di matrimonio,è cosa veramente atroce e mortificante.
Hai voglia a mettere in fuori la tua 4°misura ( divenuta con gli anni 5° ed anche 6°), hai voglia al mattino a stendere a suon di euro (costano una sassata le creme al collagene) le tue rughe sempre più numerose, hai voglia a credere a chi ti dice che sei “giovanile”,”simpatica”,”intelligente”,spiritosa etc.,hai voglia ad avere la tiepida solidarietà di quei mostri (in quanto maschi) dei tuoi figli, nulla di tutto ciò ti potrà mai restituire l’autostima strappata “vi et clam”da un uomo che, improvvisamente ed asintomaticamente, ti nega la femminilità.Già, perchè ,pur essendo “old wooman”,molte di noi manterrebbero la freschezza sentimentale e la voglia di vivere dei 20anni, se non fossero umiliate e derise da quel “Sòla tardivo” che,a suon di viagra o di quattrini,riesce a trovare senza fatica,nonostante l’età matura,fanciulle in fiore o giovani donne ( le c.d.mignatte) che gli si attaccano fino alla morte per…dissanguamento!
Gli uomini “inficaniti”(guarda caso sono solo quelli che hanno raggiunto il benessere ed il successo grazie all’opera di una donna non mignotta) tendono,poi, ad esaltare le doti morali e le virtù indiscusse di quelle,invece,”mignotte” pronte a raccogliere,per amore (sic!), i frutti di quegli anni di duro lavoro giovanile spesi per la costruzione di un rapporto di coppia “anziano”che tu sola,ingenuamente,credevi essere fatto di affetto,complicità,solidarietà,fusione di interessi etc.E non solo.
Questi uomini di punto in bianco modificano i loro gusti,i loro interessi,la loro vita.Ti ritrovi dopo più di 30 anni di attenzione,di studio, di dedizione al bene comune:la famiglia,una persona irriconoscibile da tutti i punti di vista.
Fa con l’altra o le altre tutte le cose che con te non ha mai voluto fare e non certo per tua indisponibilità.Diventa tout-court brillante (prima era orso),spendaccione (prima era oculato),veste all’ultima moda e guida auto sportive (prima era sobrio e prudente),si concede week-end nei posti più esclusivi (prima odiava tutto ciò)…Insomma,da fondo a tutti i risparmi di una vita con una frenesia compulsiva da manuale psichiatrico.
Che brutti scherzi fa, alle volte, la paura della morte!!!
Quindi, mie care giovani donne che leggete queste righe,datemi retta:non fatevi ingannare neppure per un attimo da colui che appare,oggi,essere il migliore.Domani,diventerà per voi, a tutti gli effetti, un estraneo con una personalità opposta a quella di quando l’avete conosciuto.A 60 anni e più, senza preavviso,in una stagione assolutamente ridicola, egli sboccerà. E’ il suo modo anomalo di maturare!!!
Il mio suggerimento per tutte è,quindi,questo:gli uomini vanno usati,strizzati,calpestati e poi..gettati fintanto che si è giovani e molto prima che lo facciano loro.
Se,poi,da una unione duratura sono nati dei figli (ahimè maschi),regalateglieli subito,tanto diventeranno, comunque,dei “Sòla”!!
Milena Samà
p.s.esistono delle eccezioni? Bah!
Dolcissima –si fa per dire-, Chi. Bo.,
lei inquina le coscienze delle “ingenue” e alimenta l’orgia delle vestali del dispotismo.
Condanna. Unica pena: la pubblica fustigazione espiativa.
Naturalmente, con il solito affetto.
franchini
Caro amico, vorresti oscurare un servizio di estrema utilità sociale?! Via…sii sportivo!!
Preghiera.
Prego vivamente il direttore di Pensalibero di oscurare questo nuovo capitolo di “pole la donna, etc…”.
Da quando l’ho letto, non riesco più a profferir verbo in compagnia muliebre.
Disgraziatamente, il silenzio si sta rivelando arma ancora più micidiale di caccia.E non si può fare centro sempre…
Gentile lettore/rice, mi sopravvaluta: se non avessi esperienza diretta di un simile materiale umano, come potrei scriverne con cognizione di causa…?!
Signora Chiara, perdoni la franchezza: a Lei è impossibile che capitino uomini del genere. A meno che non siano pazzi!
Complimenti.