
Ogni guerra produce sofferenza, nessuno lo nega. Ogni guerra lascia dietro di sé morti, distruzione e civili innocenti. Nessuno può restare indifferente davanti al dolore delle famiglie palestinesi, così come nessuno dovrebbe dimenticare quello delle famiglie israeliane. Proprio per questo, quando si parla di Gaza, servirebbero prudenza, equilibrio e soprattutto rispetto della verità.
Le recenti dichiarazioni del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, hanno avuto un’enorme eco mediatica. Televisioni e giornali le hanno rilanciate come se rappresentassero una fotografia definitiva della situazione, senza quasi mai fermarsi a verificare, contestualizzare o ricordare che ogni testimonianza, per quanto autorevole, resta pur sempre una testimonianza.
Il problema non è che Pizzaballa esprima il proprio pensiero. È il suo diritto e rientra nel ruolo pastorale che ricopre. Il problema nasce quando dichiarazioni dal forte impatto emotivo vengono immediatamente trasformate in titoli di apertura, senza il minimo approfondimento. Quando una figura con una simile autorevolezza utilizza parole destinate a fare il giro del mondo, l’informazione dovrebbe contribuire a spegnere le tensioni, non ad amplificarle. Dovrebbe verificare, contestualizzare e offrire al pubblico un quadro completo, invece di inseguire l’emozione e il sensazionalismo.
Da troppo tempo una parte dei media sembra aver rinunciato a questo compito. Conta la frase che colpisce, l’immagine che commuove, il racconto che genera indignazione. Molto meno spazio viene dedicato alle domande scomode e ai fatti che aiutano davvero a comprendere ciò che accade.
Il contesto, infatti, non può essere cancellato. Ha una data precisa: **7 ottobre 2023**.
Quel giorno Hamas compì il più grave attacco terroristico nella storia di Israele. Civili assassinati nelle loro case, giovani uccisi durante un festival musicale, famiglie distrutte, persone rapite e portate nella Striscia di Gaza. Quell’evento ha segnato l’inizio della guerra attuale. Eppure, osservando una parte della narrazione mediatica, si ha l’impressione che quella data sia stata progressivamente relegata sullo sfondo, quasi fosse un dettaglio marginale invece del punto di partenza dell’intero conflitto.
Riconoscere la sofferenza della popolazione civile palestinese non significa ignorare le responsabilità delle organizzazioni terroristiche che operano nella Striscia. Al contrario, proprio i civili sono spesso le prime vittime di una situazione in cui il terrorismo continua a esercitare un ruolo determinante, trascinando la popolazione in una guerra senza fine.
La pace non nascerà dalle immagini più drammatiche trasmesse nei telegiornali né dalle dichiarazioni destinate a suscitare emozione. La pace richiede un presupposto fondamentale: la fine del terrorismo come strumento politico e militare. Finché organizzazioni armate continueranno a utilizzare la violenza, a lanciare razzi contro Israele e a mantenere il controllo della Striscia, ogni prospettiva di convivenza resterà fragile.
Il giornalismo ha una responsabilità enorme. Non dovrebbe limitarsi a scegliere quale dolore mostrare e quale dimenticare. Dovrebbe raccontare l’intera storia, ricordando le vittime palestinesi e quelle israeliane, il dramma umanitario di Gaza e il terrorismo che ha innescato questa guerra. Solo così il pubblico può comprendere la complessità del conflitto senza essere trascinato in una narrazione costruita esclusivamente sulla commozione.
La verità non ha bisogno di essere spettacolarizzata. Ha bisogno di essere raccontata tutta, anche quando è scomoda. Perché un’informazione che rinuncia al contesto non aiuta la pace: contribuisce soltanto ad alimentare una contrapposizione che rende la pace ancora più lontana.
Piero Terracina

La pace richiede la fine del terrorismo. Da ogni parte. E un ritorno alla Storia e non alla dia manipolazione.
Sono lontano anni luce dal cattolicesimo, dal cristianesimo e da ogni religione di matrice mediorientale. Purtuttavia Pizzaballa dice le cose come stanno.
Ed è un bene che, una volta tanto, i media ne diano risalto.