‘Pisapia ha lottato con noi a viso aperto contro il partito che stava con Filippo’
Da Repubblica del 01 settembre 2011 — pagina 5 sezione: MILANO
DICE che la risposta – alle ombre su Palazzo Marino e Maran, all’ inchiesta Penati – «siamo noi, è il movimento arancione, è Pisapia e la giunta. Non c’ è nessuna ombra sull’ arancione». Una risposta che, per l’ assessore e anima della lista civica “Milano per Pisapia” Franco D’ Alfonso, è anche una presa di distanza. «L’ esperienza Pisapia nasce da una battaglia condotta durante le primariea viso aperto esattamente contro l’ impostazione politica di cui Penati era parte importante. Siamo talmente distanti che fino a poco fa quella parte soffriva di mal di pancia nei confronti della giunta. È curioso che qualcuno pensi che ci sia un’ ombra su di noi, perché non abbiamo nientea che fare con quel mondo né politicamente né personalmente». Penati non vi ha appoggiato durante la campagna? «Ha sostenuto un’ ipotesi politica molto diversa, che ha trascinato lo stesso Boeri, durante le primarie, all’ interno di una logica di candidato di partito. Il Pde Boeri, però, dopo la sconfitta, hanno avuto una grande capacità: partecipare lealmente alla battaglia senza guardare al passato. In giunta si è realizzata la sintesi perfetta, siamo una squadra». Vi siete mai sentiti ostacolati da Penati? «Qualche volta sì, ma sapevamo che il nostro modo di far politica e impostare la campagna non era il suo. Parlo della logica del ceto politico, della ditta, del gruppetto che si misura in termini di uomini miei e uomini tuoi, un eterno congresso». A cosa si riferisce quando parla di mal di pancia? «Nel ceto politico del Pd un certo malpancismo è tornato dopo la formazione della giunta. C’ è qualcuno che ha pensato: “Questa non è la giunta del Pd”». Ci sono state pressioni per la composizione della squadra? «No, ma a giudicare dai risultati dico che, se ci sono state, non hanno dato risultati. Nella gestione amministrativa, poi, mai sentito neppure l’ ombra della pressione di qualcuno». Il caso Penati pone un problema complessivamente al Pd? «Il lato giudiziario spetta alla magistratura. Poi capisco che nel Pd ponga un serio problema. Pensare che sia una questione solo di mele marce suonerebbe un po’ strano. Mi sembra che il precedente del “mariuolo” Mario Chiesa non abbia portato fortuna. Penati da anni sta ai vertici. Potrebbe essere il momento per fare un profondo ripensamento, per cambiare. Con la vittoria e la giunta sono già andati in questa direzione». Cosa dovrebbe fare, il Pd? «Restare alla politica e non ai calcoli di sopravvivenza del ceto politico. Non a caso parliamo di movimento e non di partito arancione. Quello che suggerirei al Pd è trarre spunto dalla lezione della vittoria». (a. gall.) © RIPRODUZIONE RISERVATA – (a. gall.)

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