
Pochi elementi scenici, buone riprese video, una scelta di artisti motivati, un’orchestra collaudata, pur se in ranghi ridotti causa normative covid, insieme ad una regia che prova, spesso con successo, ad entrare dentro l’animo dei personaggi senza fermarsi a quegli stilemi classici che vanno per la maggiore. Questi ingredienti hanno prodotto una Traviata che ha trovato unanime consenso del pubblico, presente fino al massimo dei posti disponibili con le regole di sicurezza anticovid.
Da uno dei palchi, dove questa volta ero sistemato, faceva una certa impressione vedere una platea adattata alle normative decurtata di molti posti che avrebbero fatto certamente felici un considerevole numero di appassionati ai quali non era stato possibile partecipare. Forse una replica in più avrebbe consentito ad un numero maggiore di persone di godere di uno spettacolo complessivamente piacevole, di buon gusto e con soluzioni sceniche non usuali nel teatro pisano.
«… Un film-opera o un’opera film, se si vuole, dove Verdi e Pisa si ritrovano in un ideale, artistico connubio». Così aveva preannunciato nella conferenza stampa di presentazione della stagione lirica Enrico Stinchelli, direttore artistico del Verdi e regista di questa trilogia che prevede, con cadenza settimanale, Traviata, Rigoletto e Trovatore e così è stato: le demi-mondaines parigine scendere dalla scalinata della Normale, Alfredo e Violetta passeggiare nell’oasi di San Rossore, i ballerini danzare nel foyer del teatro e salire le scale che portano ai palchi… Il tutto mentre la storia si snoda in perfetta coerenza con il libretto: del resto non servono fantasie malsane, originalità fuori luogo per attirare l’attenzione del pubblico.
Basta la storia di questa giovanissima ragazza nel cui ruolo di “cortigiana” in quel “popoloso deserto che appellano Parigi” nel quale la solitudine schiaccia ogni speranza e il mal sottile avanza senza pietà, a coinvolgere il pubblico. Ma bisogna raccontarla bene, far sentire già dai primi momenti il disagio e la sofferenza che invano la bella Violetta maschera nella spensieratezza della lussuosa vita di società.
Ed ecco che Stinchelli mette in scena un nuovo personaggio, dando corpo a quell’incombente presagio che pesa nell’animo della ragazza: la Morte, egregiamente interpretata da Alice Bachi.
Silenziosa e incombente, si muove silenziosa accanto a Violetta proprio quando lontana possa sembrare la sua presenza: nel clamore della festa, nell’estasi del sogno d’amore che il giovane Alfredo Germont le suggerisce con la stupenda romanza “Un dì felice eterea”, nei sogni di un futuro diverso e migliore.
Povera Violetta! Rincorrere quel sogno d’amore diviene ad un tratto il senso della sua vita; inutilmente si dice “Follia, follia”, “quell’amor ch’è palpito dell’universo intero” la conduce a lasciare “agi per me lasciò, dovizie, amori, e le pompose feste, ove, agli omaggi avvezza, vedea schiavo ciascun di sua bellezza… Ed or contenta in questi ameni luoghi solo esiste per me…” come canta Alfredo all’inizio del secondo atto.
Perché Violetta Valèry è davvero cambiata, oppure è stata capace di essere finalmente se stessa mossa da quella spinta amorosa che Alfredo le ha offerto. Dunque una donna felice? Sì anche se deve (no, anzi vuole) alienare i suoi beni per vivere questa nuova vita; ma su di lei l’impietoso e ipocrita conformismo della società dell’epoca, nei panni del padre di Alfredo, Giorgio Germont, verrà a distruggere quel sogno che si era fatta speranza di una vita diversa.
“Pura siccome un angelo iddio mi diè una figlia; se Alfredo nega riedere in seno alla famiglia, l’amato e amante giovane, cui sposa andar dovea, or si ricusa al vincolo che lieti ne rendea… Deh, non mutate in triboli le rose dell’amor. Ai preghi miei resistere non voglia il vostro cor”.
Crudele richiesta di un padre che vuole unicamente per sé e la propria famiglia la felicità: in fondo, lei, “… Bella voi siete e giovane, col tempo…”
E Violetta, in un inatteso (e in fondo ingiusto) gesto d’amore, si fa da parte nascondendo ad Alfredo la vera ragione del suo allontanamento. Apparentemente torna agli antichi fasti, ma Stinchelli è bravo ancora una volta, a farci vedere come in quei panni ella non sa più stare. La catarsi è irreversibile ed il senso di vuoto e di inutilità che già si insinuava nel suo cuore prima dell’incontro di Alfredo, si fa così forte da rendere inutile “folleggiare”. E poi la Morte che torna ad aleggiare, silenziosa e impietosa, accanto a lei, e il pensiero di Alfredo…
Una Traviata che convince in questa lettura meno superficiale e banale, che piace per la delicatezza con cui il regista tratta la ragazza e dell’occhio critico che ha in quel mondo di apparenze e di ipocrisie che la circonda.
La direzione del M° Marco Guidarini non è sempre convincente e talvolta si perde a “rincorrere” l’orchestra e il palco anziché guidarli: colpa dello scarso tempo a disposizione per montare l’opera? Forse, o almeno ce lo auguriamo; del resto Guidarini non è alle prime armi e ha dimostrato, in altre circostanze, di conseguire traguardi ben più soddisfacenti.
Anche il coro, diretto dal M° Marco Bargagna, ha mostrato qualche incertezza in più ma ha saputo gestire con professionalità anche queste piccole defaillance. Buono il corpo di ballo e i mimi danzatori con le coreografie di Daniela Maccari che hanno saputo entrare nella storia senza soluzione di continuità, personaggi tra i personaggi, raccontando efficacemente con i loro passi e con le espressioni ciò che gli altri facevano con la voce.
Venendo al cast, composto in gran parte di giovani e di questo siamo grati a Stinchelli, spicca su tutti la voce potente ed espressiva del baritono Badral Chuluunbaatar, Giorgio Germont, anche lui giovane ma padrone della scena e del personaggio che interpreta con un grande equilibrio ed efficacia. Complessivamente positiva la prova del tenore Emanuele D’Aguanno, Alfredo Germont, non una grande voce ma capace di gestire il personaggio nelle sue diverse situazioni emotive e di emozionare il pubblico. Altrettanto dicasi della soprano Irene Celle, Violetta, che dimostra di saper affrontare le non poche difficoltà vocali del personaggio con grande professionalità ma anche di averlo approfondito molto sotto il profilo interpretativo regalandoci una recitazione di grande suggestione.
Ancora una volta ci piace sottolineare anche la qualità degli altri personaggi, requisito a nostro avviso fondamentale per l’equilibrio di una produzione e segno di un’attenzione che rende onore al teatro: Michelangelo Ferri è un credibile Marchese d’Obigny, Levan Makaridze un buon dottor Grevnil; nei panni del barone Douphol, Emil Abdullaiev fa bella mostra della sua voce potente e Carlo Enrico Confalonieri interpreta positivamente il ruolo di Gastone. Francesca Maionchi, con una elegante presenza scenica ed una voce piacevole è una buona Annina, mentre la giovanissima Eleonora De Prez si mostra una eccellente Flora Bervoix.
Eleganti e raffinati i costumi della Sartoria Fiorentina e del teatro Verdi, buono il disegno di luci di Angelo Sgalambro.
E il pubblico? Come abbiamo anticipato, il pubblico ha unanimemente dispensato generosi appalusi a tutto il cast mostrando di aver gradito questa formula che, pur con alcune pecche e qualche trascuratezza facilmente evitabile, ha portato sul palcoscenico del teatro pisano opere che stanno nel cuore non solo dei melomani più accaniti ma anche del grande pubblico dei frequentatori occasionali del teatro.
Un merito che riconosciamo al direttore artistico Stinchelli al quale affettuosamente suggeriamo di continuare con questa virtuosa opera di divulgazione della lirica magari cercando di curare di più almeno quei dettagli che possono essere affrontati pur in una limitatezza dei tempi di allestimento e delle numerose restrizioni legate al Covid.
Attendiamo con ansia la seconda opera in programma domenica 19 settembre, Rigoletto, curiosi di scoprire come il regista Stinchelli intenderà leggerla e raccontarcela
Reportage fotografico dell’opera lirica La Traviata svoltasi presso il Teatro Verdi di Pisa il 12 Settembre 2021 Reportage fotografico dell’opera lirica La Traviata svoltasi presso il Teatro Verdi di Pisa il 12 Settembre 2021 Reportage fotografico dell’opera lirica La Traviata svoltasi presso il Teatro Verdi di Pisa il 12 Settembre 2021





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